Foto ANSA
l'intervista
Romano (Siulp): “Su Askatasuna il centrosinistra è ambiguo. Basta ideologia se si parla di sicurezza”
"Che le forze di centrosinistra abbiano rapporti con gli ambienti da cui nascono le galassie più violente, è incontrovertibile. Non criminalizzo chi dialoga con queste persone, ma serve un limite", dice il segretario generale del Sindacato italiano unitario dei lavoratori della Polizia
“Il corteo di Askatasuna? Che il centrosinistra abbia rapporti con gli ambienti da cui nascono le galassie più violente, è incontrovertibile”. Così al Foglio Felice Romano, segretario generale del Sindacato italiano unitario dei lavoratori della Polizia, mentre Torino affronta i postumi della manifestazione di sabato contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Come prevedibile, il corteo è scivolato in guerriglia urbana, con tanto molotov e scontri con le forze dell’ordine. In mezzo a quelle strade, a pochi metri dal campus universitario Luigi Einaudi, un agente di 29 anni veniva preso a calci e pugni, poi anche a colpi di martello. “Quelli non sono giovani che protestano, ma orde barbariche venute per saccheggiare, professionisti del disordine”, denuncia Romano, sottolineando come più di una volta le forze di sinistra abbiano strizzato l’occhio ai contesti sociali più vicini ai violenti: “Credo che il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, abbia fatto pure nomi e cognomi”. Il riferimento è a Marco Grimaldi: il deputato di Alleanza verdi e sinistra, spesso in Aula con la kefiah, è sceso in piazza insieme ad altri esponenti di sinistra, nazionali e locali, “per rispondere a un assedio. La repressione non ha cittadinanza in questa città antifascista”. Sabato “c’era il cartello ‘Torino è partigiana’ in apertura della manifestazione antagonista. La cultura partigiana – ha commentato Cirio – è nel dna della nostra terra. Non me la può insegnare Marco Grimaldi”.
Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, per Romano. “Io non voglio criminalizzare chi dialoga con queste persone. Perché, secondo me, più isoliamo gli ambienti a rischio e più diventano pericolosi. Il dialogo però non deve essere accondiscendenza. Ci deve essere un limite”. Pd e Avs, per il numero uno del Siulp, “non hanno a che fare con i violenti, almeno me lo auguro. Semmai è indubbio che abbiano rapporti con quegli ambienti, da cui però si sviluppano le galassie violente. Mi rifiuto di credere che tutti coloro che frequentavano Askatasuna siano delinquenti”.
Nel frattempo, il governo cerca di dare un segnale immediato. La premier Giorgia Meloni ha fatto visita agli agenti feriti per per portargli “la solidarietà dell’Italia”. A Palazzo Chigi è stato convocato un vertice per dare ulteriore impulso al pacchetto sicurezza ideato dal titolare del Viminale Matteo Piantedosi. Si parla di introdurre il fermo preventivo di 12 ore (se non 48) per soggetti potenzialmente pericolosi, ma anche uno scudo penale per i poliziotti. “Non conosciamo ancora nel dettaglio il pacchetto di sicurezza, il ministro per adesso si è limitato a parlare di principi – dice Romano – . Tuttavia, noi riteniamo che ci sia la necessità di riscrivere le regole che presiedono la gestione e la partecipazione alle manifestazioni. L’ordine pubblico è un aspetto delicatissimo per una democrazia”. E Torino si fa propulsore di questo ragionamento: “Io ho vissuto gli anni di piombo. E quando si va a una manifestazione armati di ascia o di martello e si aggredisce una persona solo perché è ritenuta responsabile di rappresentare lo stato, il rischio è che si stia oltrepassando ogni limite”. Cosa aggiungere al pacchetto di misure allo studio del Viminale? “Bisogna introdurre delle black list e delle white list – spiega –. Se una persona vuole organizzare una manifestazione, ma in tutte le precedenti si sono creati tafferugli, allora il suo nome finisce in una lista nera e la manifestazione la va a fare in periferia. Non in centro”. Alla fine, si ritorna sempre alla politica. E il segretario lancia un appello alla responsabilità. “Ai partiti di centrosinistra dico: smettiamo di mettere la sicurezza al centro dello scontro politico, con posizioni pregiudizialmente ideologiche. Non è né un tema di destra né di sinistra, ma è di tutti. E’ la base su cui poggia la coesione sociale. Se si sgretola questo – conclude Romano – ci rimettiamo tutti. E gli anni ’70, ahimè, ce l’hanno dimostrato”.