l'editoriale dell'elefantino

Paragoni da sballo tra l'Italia e l'impero americano

Giuliano Ferrara

Polizia italiana all’opposto di Minneapolis, Epstein come lezione sulla meraviglia del Cav.: il confronto mette in luce le grandi differenze nei conflitti di interesse e nella moralità delle azioni

I paragoni tra l’impero americano e le province sono sempre stati attivi, anzi pronti, addirittura scattanti, immediati. L’Italia di Berlusconi ha subìto per vent’anni la dannazione del conflitto di interessi del tycoon mediatico, che la esponeva al confronto con la perfezione encomiabile presunta del sistema di tutele antitrust del centro dell’impero occidentale. Da noi la dizione giuridicamente e legislativamente opportuna, se non eufemistica, è “conflitto di interessi potenziale”. Sottigliezze comprensibili visto che con le televisioni private a disposizione proprietaria Berlusconi, opponevamo noi suoi seguaci, aveva vinto e perso le elezioni alternativamente, e per la verità più perse che vinte, senza peraltro moltiplicare profitti e rendite nonostante lo scandalo delle leggi ad personam. Sottigliezze che oggi fanno ridere, pensando al conflitto sistematico, apertamente rivendicato, dal lato del potere politico e del potere economico e tecnologico nel circuito capitalistico internazionale al cui punto di snodo sta l’economia trumpo-americana, tra goldcard e digitalizzazione dei profitti clanici, da Marte alla Tesla, dal golf all’immobiliare onnipresente, un giro vorticoso di inafferrabili profitti famigliari e di gruppo all’ombra del più grande conflitto di interessi reale dall’epoca di Sardanapalo.

 

 

Ma non basta. Con il bunga bunga, esorcismo di conio berlusconiano per le famose cene eleganti con le signorine, fummo considerati, gli italiani di Berlusconi, il cuore di una separazione dal senso morale condiviso. La furbizia orientale denunciata dai magistrati di Milano serviva a mettere nel giusto rilievo la tenuta etica delle classi dirigenti puritane d’occidente. Ora il paragone della morale sessuale e della cortigianeria, il nostro modello Don Pasquale, melodramma e avanspettacolo gentile, contro il loro mondo degli Epstein files, isole appartate, scambi e scambismi di ogni genere, fino alle altezze reali carponi sulle ragazze, con finale di crudo realismo apocalittico in una cella del carcere di Manhattan. La storia della nipote di Mubarak, anche se a Repubblica mostrano di non essersene ancora accorti, vale la beatificazione postuma di Berlusconi che i gran signori del giornale-regime vorrebbero negargli nonostante l’epopea comparativa della figliola di Maxwell, Ghislaine, e dei suoi molti soci del circolo Epstein.

 

 

Volendo immetterci col comparatismo nella stretta e tragica attualità dell’ordine pubblico, ecco a voi l’immagine del poliziotto italiano in divisa regolamentare, scappellato del suo casco, preso a calci e bastonate e martellate in ordinario servizio di sicurezza pubblica, riscattato e salvato e ospedalizzato dai suoi compagni, colleghi come lui in divisa capaci a fatica di allontanare un branco di lupi dalla preda, dieci contro uno. Minneapolis era proprio l’opposto. Una polizia speciale, mascherata e bene armata, con compiti di caccia amministrativa a gente non definita da reati attualmente commessi, dieci contro uno, quando l’uno steso a terra era un infermiere dei veterani intervenuto a difesa di una donna vessata sul marciapiede: conclusione del tumulto dieci colpi di rivoltella e l’esecuzione a freddo del cittadino. Direi che quanto a paragoni tra due modi di interpretare regole della civilizzazione, basta e avanza.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.