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il comunicato

La risposta di Askatasuna dopo le violenze di Torino: "Un successo al di là di tutte le aspettative"

Redazione

Gli antagonisti prendono posizione con un post sui profili social del centro sociale: "I 50.000 scesi in piazza il 31 gennaio hanno fatto una proposta politica al paese. Hanno indicato una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo"

"La manifestazione del 31 gennaio ci dice che non è più tempo di equilibrismi". Con un post sui social Askatasuna prende posizione dopo il dibattito degli ultimi giorni a seguito delle violenze nel corso della manifestazione di sabato. Il comunicato è stato diffuso tramite la pagina social "network.4nt4g0nist4.torinese", contenitore e megafono del centro sociale recentemente sgomberato. "Il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo al di là di tutte le aspettative. Lo sappiamo noi e lo sa, soprattuto, il governo", si legge nelle prime righe della nota.

L'evento viene definito dagli antagonisti come "un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza, capace di far convergere centinaia di realtà e oltre 50.000 persone in una manifestazione a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni. Una vera boccata d’ossigeno in un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre, colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la pelle anche ai più ottimisti. In un tempo dominato da politiche guerrafondaie, dall’oscuramento delle questioni ecologiche, da misure sessiste, omofobe e discriminanti, lo sgombero di uno spazio sociale storico è diventato occasione per ricostruire legami, riconoscersi, ritrovarsi. Questo è un fatto politico enorme".

Poi il riferimento all'Ice di Donald Trump, l'agenzia federale anti-immigrazione che si è fatta conoscere nelle ultime settimane per aver ucciso due cittadini americani per strada in pieno giorno, che secondo Askatasuna è dove sta guardando il governo: "La manifestazione ha dato spazio ai tanti soggetti e alle molte storie che compongono la piazza, permettendoci di sentirci più forti e meno soli, mentre la controparte affila gli artigli e accompagna il paese verso una deriva autoritaria sempre più esplicita, che guarda con ammirazione a modelli violenti e reazionari, dagli USA alle peggiori esperienze europee. E proprio dagli Stati Uniti – Minneapolis insegna – arrivano segnali di resistenza e solidarietà diffusa che parlano anche a noi".

 

Il comunicato continua con una descrizione militare degli eventi che hanno fatto più discutere e indignare l'opinione pubblica: "Al termine della manifestazione, una parte del corteo ha deciso di proseguire in corso Regio Parco e un’altra parte, numericamente significativa, ha deviato in Corso Regina per avvicinarsi allo stabile di Askatasuna, oggi murato e devastato al suo interno dai vari distruttori in divisa. In corso Regina, l’apparato repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata, scaricando centinaia di lacrimogeni sullo spezzone. Questa gestione muscolare, coerente con quanto visto nei giorni precedenti (quasi 800 fermi e identificazioni, intimidazioni, minacce), è stata però colta di sorpresa. Non si aspettavano che lo spezzone colpito reggesse l’urto, resistesse, avanzasse metro dopo metro, senza panico né tentennamenti con l’obiettivo di avvicinarsi a uno stabile che è stato strappato come uno scalpo dal governo per cancellare un pezzo di quella storia partigiana che ha caratterizzato da sempre Torino e che mai gli andata giù". Un disegno di repressione che secondo gli antagonisti non sarebbe isolato, ma unito dal filo rosso delle risposte degli agenti di polizia alle violenze viste nei mesi precedenti in occasione di altre manifestazioni: "Quella disponibilità alla resistenza è la stessa che vediamo da mesi nelle piazze contro il genocidio in Palestina: indica che esiste una parte della popolazione, soprattutto giovane, che non si rassegna a stare calma, che è sempre meno disposta ai posizionamenti mediani ed è pronta a tracciare un confine netto".

  

Insomma, stando alla nota diffusa dal centro sociale, l'attuale governo sarebbe pronto per una torsione autoritaria, tanto che "non vedere il continuum dell’apparato repressivo messo in campo in questi giorni è pura miopia. Prima è arrivato l’allarmismo securitario per scoraggiare la partecipazione, poi la violenza poliziesca in piazza, infine, l’uso sistematico di una narrazione mediatica criminalizzante. Tutto converge verso un unico obiettivo: impedire che si strutturi un’opposizione sociale reale e dal basso a questo governo. Prese di posizione strumentali del solito circolino di giornalisti, di politici e opinionisti di regime, impegnati a imporre una verità narrativa che tenta di cancellare la forza di ciò che sta nascendo. Si azzardano paragoni storici ridicoli (gli anni di piombo) per provare a nascondere una verità quasi banale: se la politica chiude spazi, tanti giovani gli spazi decidono di prenderseli, se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si incazza". 

   

Ne hanno anche per il Pd e M5s, che tanto si sono tormentati in questi giorni per trovare parole che riuscissero a unire la condanna per le violenze inaudite con altre che invece esprimessero solidarietà per coloro che protestavano in maniera pacifica e con un reale motivo: "Vanno loro dietro Pd e Movimento 5 stelle, intenti ad affannarsi a inseguire la destra sul terreno dell’ordine e del manganello, tra dichiarazioni roboanti su legalità e condanne rituali. Ancora incapaci di capire, dopo anni di sconfitte, che la destra sarà sempre più abile di loro nel parlare alla pancia di chi è stato convinto che i nemici stiano in basso, e non in alto e che così non si fa altro che alimentare l’agenda Meloni, Piantedosi, Salvini, Crosetto: un governo complice del genocidio in Palestina, delle politiche di guerra, che pensa che un infermiere e una scrittrice ammazzati mentre protestavano contro Ice se la sono cercata, che parla di 'remigrazione' e vuole una società divisa, spaventata, impotente, incapace di organizzarsi".

 

E infine l'appello, che suona come un ultimatum a tutto il paese: "Con la posta in palio oggi, bisogna scegliere. I 50.000 scesi in piazza il 31 gennaio hanno fatto una proposta politica al paese. Hanno indicato una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo. Costruiamoci in comunità. Moltiplichiamo assemblee e momenti di confronto. Costruiamo piazze in tutto il Paese. Guardiamo al futuro con ottimismo e consapevolezza. E soprattutto: non fermiamoci a guardare il dito, se osserviamo bene la luna appare più luminosa che mai. Ne avremo bisogno in questa lunga notte. Solidarietà agli arrestati! Angelo, Matteo e Pietro liberi!".

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