Foto ANSA

vannaccexit

La quasi uscita del generale Vannacci dalla Lega: manca solo l'annuncio

L'incontro con Salvini, le parole di Durigon e il marchio "Futuro nazionale", il simbolo depositato di quello che a tutti gli effetti sembra essere un nuovo partito. Tutto va nella direzione del divorzio, che ora il generale deve solo ufficializzare

Tra il Carroccio e Vannacci c'è un braccio di ferro in corso. Quando alcuni giornali escono con il titolo secco "Vannacci è uscito dalla Lega", i telefoni dei leghisti iniziano a squillare. Tra chi non sa e chi non conferma, si capisce che la notizia è in cottura ma non ancora pronta. Si mormora che "è il generale che deve annunciarlo" e un'occasione potrebbe essere il consiglio federale in programma per oggi pomeriggio. Fino a ieri il tema non era all'ordine del giorno e la presenza di Vannacci prevista solo in collegamento. "Sarà dedicato principalmente al tema sicurezza. Non sono previste comunicazioni di altra natura e sono stati convocati tutti i quattro vicesegretari", ha fatto sapere la Lega in una nota. In mezzo però ci sarebbe stato un incontro con il segretario Matteo Salvini, un incontro che secondo quanto riporta l'Agi ha segnato la spaccatura. 

Parlando con alcuni dirigenti nelle scorse ore, il segretario leghista – viene riferito all'agenzia di stampa – sarebbe stato tranchant sulla linea da tenere con il generale: o dentro o fuori, basta ambiguità, sarebbe il senso del ragionamento. D'altra parte, come anticipato dal Foglio, l'eurodeputato ha depositato il 24 gennaio scorso un marchio dal nome “Futuro nazionale”: un cerchio blu con dentro una fiamma tricolore stilizzata e il nome di quello che a tutti gli effetti sembra essere un nuovo partito. Segnali non troppo velati di strade che si separano. 

Proprio stamattina è stato il vicesegretario del Carroccio Claudio Durigon a dire: "Nella Lega sono tutti importanti ma nessuno è indispensabile: il generale sa benissimo che i primi tifosi del suo addio sono i media di sinistra. E un uomo come lui – ha aggiunto parlando con il Giornale – non farebbe regali a Schlein, Renzi o Conte. Un coraggioso patriota come lui ha già una casa: la Lega. Non ha bisogno di cespugli di fortuna".

Molti altri però nel Carroccio hanno nei confronti del generale sentimenti diversi. Specialmente dopo la sconfitta alle urne in Toscana, in cui era stato messo a capo della campagna elettorale. "E con Roberto aggiungiamo pure questa delusione personale alle non poche che ho avuto nella mia vita professionale e politica. Pazienza. Si apprezzano ancora di più quelli che ci sono sempre stati (e sempre ci saranno). Ogni giorno sempre combattere", scrive sui social Claudio Borghi. A segnare ancora di più una frattura con il partito ci si è messo anche la risoluzione di maggioranza sull'invio di aiuti militari a Kyiv. Passata senza il voto a favore di due deputati leghisti – Rossano Sasso e Edoardo Ziello – molto vicini al generale. Come scriviamo qui, l’invito di Vannacci ai leghisti: “Non votate il decreto Ucraina”, ripetuto a Viareggio mentre si tuffava con le braghette (insieme alle frasi: “I russi continuano ad avanzare, serve cambiare registro dopo quattro anni”) era propedeutico all’uscita.

Dalle montagne abruzzesi della manifestazione leghista a Rivisondoli il segretario Matteo Salvini aveva detto: "La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla". Un riferimento, per molti, proprio alla fuoriuscita del generale e autore di bestseller da Via Bellerio. 

 

Di più su questi argomenti: