“Tajani, attento!”

“Calenda pensasse al suo partito. Un errore avergli dato spazio”. Parla Ronzulli (FI)

Gianluca De Rosa

La vicepresidente del Senato considera "uno sbaglio strategico" il corteggiamento che FI sta facendo a Calenda: "Al massimo ci drena voti e attacca i nostri alleati leghisti. Basta". E sulla legge elettorale: "La vogliamo cambiare. Sì al nome del candidato premier, ma sul programma"

“Carlo Calenda non è proprio nelle condizioni di decidere la linea di Forza Italia. Diciamolo chiaramente: si preoccupi del suo partito invece di dire a noi cosa fare su un’alleanza che dura dal 1994. Dargli spazio in casa nostra è stato un grande errore”. A Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente di Palazzo Madama, l’avvicinamento del suo partito a Calenda non piace. Ieri il leader di Azione invitava Tajani a “scegliere da che parte stare”. Rivendicando gli applausi presi all’evento forzista a Milano: “Non si può stare con Salvini ed essere europeisti. L’ho detto lì e la cosa interessante è che mi hanno applaudito”, ha sostenuto Calenda. “Devo essere onestà – commenta Ronzulli – non sono affatto contenta di quanto accaduto. Gli abbiamo regalato un palco importante, concedendogli pure di attaccare un nostro storico alleato come la Lega e di mettere in discussione la posizione atlantica dell’Italia”. Tajani ha sbagliato a invitarlo? “Un conto è entrare in FI un altro è drenarci voti come dimostrano le elezioni regionali. Non penso abbia veramente senso dargli spazio: è un errore strategico. Calenda deve fare il terzo polo per sottrarre i voti ai moderati che non vogliono votare per il Pd della Schlein”. Poi Ronzulli affonda il coltello: “Un giorno parla con noi, un altro con il sindaco Sala. Con Renzi abbiamo visto tutti cosa ha combinato. Mi sembra confuso. E dai confusi è meglio stare alla larga”.

 

E però lui giustamente rivendica gli applausi di domenica scorsa. Anche un pezzo di FI ormai mal tollera la coabitazione con la Lega? “Evidentemente oltre che confuso, Calenda non è molto lucido: nessuno in FI potrebbe applaudire qualcuno che dice che gli americani non sono più dei nostri alleati”. Intanto dentro Forza Italia cosa succede? Occhiuto non si candida, Tajani resta in sella? “C’è un dibattito vivace basato sulle idee e non sulle personalità. Io spero si arrivi con una candidatura unitaria, però è giusto discutere. Dobbiamo tornare a mettere al centro temi come le tasse e la sicurezza. E’ quello che ci chiedono le persone”. Intanto, a proposito di cose dalle quali Calenda vi chiede di allontanarvi, ieri, dopo la protesta dell’opposizione, alla Camera è stata annullata la conferenza stampa di CasaPound e altre sigle neofasciste sulla remigrazione. A prenotare la sala era stato il leghista “vannacciano” Domenico Furgiuele. “Personalmente – spiega Ronzulli – non avrei mai organizzato un evento di questo tipo: sono lontana alle luce dalle posizioni di CasaPound. Detto questo, se tu non vuoi aprire le porte a chi reputi essere fascista, non ti comporti a tua volta da fascista, impedendo alle persone di parlare. Per di più cantando Bella ciao, neanche ci si trovasse a una festa dell’Unità. Ma c’è di più…”. Ci dica. “Faccio una provocazione: CasaPound può partecipare alle elezioni, lo ha fatto fino al 2019, e se avesse superato la soglia di sbarramento, oggi sarebbe in Parlamento”. Ma se è un’organizzazione neofascista non andrebbe sciolta, impedendole questa partecipazione elettorale? “Questo dovete chiederlo al Viminale, non a me”.

 

In ogni caso tutta questa vicenda è stata condotta da deputati fedeli a Roberto Vannacci. Vi spaventano le mosse del generale? Se uscisse dalla Lega e fondasse il suo Futuro nazionale potrebbe rimanere nel centrodestra? “Parlo di Vannacci solo se succede qualcosa di concreto. Per adesso sento solo chiacchiere e, personalmente, non commento le chiacchiere”. Capitolo referendum, il voto si avvicina. Voi ci mettete la faccia, Meloni e FdI meno. Si teme la sconfitta? Se va male cosa succede? “Non andrà male, siamo molto fiduciosi. E anche se dovesse vincere il No non ci saranno conseguenze per il governo. Noi ci mettiamo la faccia perché è la nostra battaglia. La battaglia di Silvio Berlusconi. Che resta anche dopo la morte del presidente: non era una legge ad personam, ma una riforma per l’Italia. E invece c’è chi, come Saviano, arriva persino a paragonare chi voterà Sì a un mafioso. E’ una vigliacca intimidazione che arriva da una persona che vive sotto scorta perché è stata minacciata”. Legge elettorale, FdI vuole cambiarla, voi cosa pensate? Si dice che non vi piaccia l’idea di mettere il nome del candidato premier della coalizione nella scheda. Sarebbe un boost eccessivo per FdI? “Siamo d’accordo a cambiare la legge. E penso ci siano i tempi e i modi per farlo anche con le opposizioni. Serve una norma che garantisca la governabilità. Chiunque vinca. Per quanto riguarda il nome ci sono diverse ipotesi. Non solo quella di indicarlo sulla scheda ma anche di inserirlo dentro il programma di coalizione. Questa è l’ipotesi che preferiamo, ma se ne parlerà”.