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Editoriali

La mostruosità della remigrazione

Redazione

Sull’immigrazione si introducono criteri identitari al posto di criteri giuridici. Una politica di questo tipo crea incertezza legale permanente e amplia in modo incontrollato il potere dell’esecutivo

 

Ieri alla Camera dei deputati è stata annullata, per ragioni di ordine pubblico, una conferenza stampa sulla “remigrazione”, prevista alle 11.30. L’iniziativa era stata convocata dal deputato leghista Domenico Furgiuele insieme a CasaPound. Ma esattamente di cosa si parla quando si parla di remigrazione? La remigrazione non coincide con il rafforzamento delle espulsioni di chi è irregolare o di chi commette reati. Questi strumenti esistono già e rientrano nel perimetro dello stato di diritto. La remigrazione introduce invece un criterio diverso: la possibilità di valutare la permanenza di una persona sulla base della sua presunta aderenza ai valori culturali del paese ospitante.

 

Questo sposta il baricentro dall’accertamento giuridico a una valutazione discrezionale. Non conta più solo la posizione legale o il rispetto delle leggi, ma un giudizio politico-culturale: integrazione sufficiente o insufficiente, compatibilità o incompatibilità. E’ un criterio che, per definizione, non è oggettivabile in modo stabile e verificabile. Dal punto di vista istituzionale, la conseguenza è chiara: la cittadinanza e il soggiorno cessano di essere status fondati su diritti e doveri uguali per tutti e diventano condizioni rivedibili nel tempo. Non serve evocare scenari estremi per capirne l’impatto. Basta una domanda semplice: chi stabilisce quali valori sono rilevanti, come si misurano e chi decide quando non sono più rispettati? E’ per questo che, in Germania, la destra moderata ha scelto di prendere le distanze da questa impostazione, considerandola incompatibile con l’ordinamento costituzionale. Non per ragioni morali, ma per un motivo pratico: una politica che introduce criteri identitari al posto di criteri giuridici crea incertezza legale permanente e amplia in modo incontrollato il potere dell’esecutivo. Il punto, quindi, non è se controllare l’immigrazione ma come farlo. La remigrazione non rafforza le regole esistenti: le sostituisce con valutazioni discrezionali. Ed è questo, più di ogni slogan, il nodo che il caso di ieri alla Camera ha riportato al centro del dibattito.