(foto Ansa)

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Tra Niscemi e Vannacci. Meloni dribbla le tensioni di maggioranza e in Sicilia promette misure rapide

Luca Roberto

Sull’emergenza in Sicilia, Calabria e Sardegna la premier promette un dl e una ricostruzione celere. La sponda di Metsola (oggi a Palazzo Chigi) in chiave anti Trump. Primi aiuti energetici a Kyiv

Ci metto la faccia anche questa volta”. Voleva evitare passerelle, ma alla fine Giorgia Meloni è volata in Sicilia. Un sopralluogo a Niscemi, un vertice con le istituzioni locali a Catania. Con un messaggio: “Non sarà come nel 1997. Gli indennizzi saranno rapidi”. Una giornata, quella di ieri, in cui la premier si è tenuta distante dagli altri fronti che interessano il governo: dalla potenziale scissione di Vannacci alle pressioni di Salvini sul “pacchetto Sicurezza” (ma anche sul Ponte sullo Stretto: ieri l’Ars ha votato per dirottare alcuni fondi dall’opera e utilizzarli per Niscemi). La premier si è detta “dispiaciuta per le polemiche sui 100 milioni di euro per l’emergenza. E’ solo il primo intervento”. Il governo dichiarerà lo stato di “ricostruzione di emergenza” e lavora a un apposito dl. Mentre sul fronte estero invia i primi aiuti energetici (caldaie) all’Ucraina. Oggi Metsola sarà a Palazzo Chigi.

 

Alla Camera si rivedono gli stivali ma non sono quelli di Aboubakar Soumahoro, bensì quelli che il deputato siciliano di Italia viva Davide Faraone agita nel suo intervento in Aula, interrogando il governo proprio sullo stato di emergenza. Vorrebbe rivolgere le sue domande al ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ma il ministro è ancora in Sicilia, per il vertice con Meloni, Schifani e i sindaci locali (c’è anche il leader di Avs Angelo Bonelli). “E’ scappato come un coniglio”, attacca Faraone. Eppure, come già fatto dalla premier Meloni proprio nel suo viaggio in Sicilia, in Aula il ministro Ciriani ripeterà che “i 100 milioni stanziati sono solo il primo intervento”. Lasciando intendere che il governo dopo aver dichiarato lo stato di emergenza per Sicilia, Calabria e Sardegna dichiarerà anche lo “stato di ricostruzione di emergenza”, con i presidenti di regione nominati come commissari straordinari e con il coordinamento della struttura di Casa Italia. Certo, come rimarcherà ancora Meloni, “è grazie ai piani di prevenzione che non piangiamo vittime e parliamo di ricostruzione”. Ai sindaci e al presidente Schifani promette di far loro di nuovo visita “tra due settimane”. E fa l’esempio dei fondi stanziati per la ricostruzione delle zone alluvionate in Emilia-Romagna, dove la collaborazione con il presidente Michele De Pascale procede bene “e anche in quel caso abbiamo fatto prima una stima precisa dei danni”. La procura di Gela intanto indaga per disastro colposo.

 

Quando rientra a Roma, però, la premier ha come l’impressione che i dossier le si stiano accatastando. A partire dalle questioni estere: oggi la premier nel pomeriggio riceverà la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Un incontro importante, si sottolinea anche dentro Fratelli d’Italia, perché è il primo vertice ad alti livelli dopo le sparate di Trump sull’Afghanistan e dopo le polemiche sull’utilizzo dell’Ice in Italia. Nelle intenzioni di Palazzo Chigi c’è la volontà di marcare una continuità nel posizionamento europeo di Meloni. Quasi una naturale centralità acquisita anche grazie ai rapporti intessuti con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Soprattutto nella partita ucraina. Anche per questo non passeranno inosservate le dichiarazioni di ieri del ministro della Difesa Guido Crosetto alla Camera: il sostegno a Kyv “non è mai stato messo in discussione, non sarà messo in discussione dall’eliminazione di un aggettivo e continueremo a fare ciò che possiamo fare come abbiamo fatto fino a oggi”, in riferimento all’espulsione dell’aggettivo “militari” dalla mozione votata dalla maggioranza sul decreto Armi. Sempre ieri poi il governo ha reso noto di aver inviato le prime 78 caldaie industriali a Kyiv (altre 300 ne arriveranno nelle prossime settimane). E Crosetto ha anche paventato un nuovo ddl per il sistema della difesa italiana. Sull’introduzione della “leva volontaria”, potrebbe persino trovare d’accordo Roberto Vannacci, l’altro grattacapo che agita la maggioranza (ancora non è dato sapere se incontrerà Salvini entro il fine settimana). Secondo i sondaggisti un partito del generale potrebbe valere tra il 2 e il 5 per cento. Fatto sta che anche il vicepremier sta ingenerando qualche apprensione. E’ in piena campagna per il Viminale (da giorni inonda i social di post di solidarietà al carabiniere indagato a Milano). E mal digerisce l’attendismo sul “pacchetto Sicurezza”, che il governo pensa di licenziare dopo le Olimpiadi invernali (quando saranno stati sciolti i rilievi avanzati dal Quirinale). Ma nel Carroccio hanno mostrato alcuni sondaggi sulla popolarità delle misure e vogliono battere cassa. Quanto prima.

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  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.