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In nome del centro
Calenda, Tajani (in video), Franceschini e Paglia riuniti dall'ex dc Merlo. E poi?
Tajani last minute non si presenta. Il segretario di Azione scherza: "Ci siamo visti domenica". Gli azzurri: siamo solo alleati in Europa. Franceschini invita gli ex Dc a guardare la realt: hanno espresso tre premier e tre segretari del Pd. Prove generali di convergenza?
Li aspettavano; speravano di rivederli subito insieme, il leader di Azione Carlo Calenda e il segretario di Forza Italia Antonio Tajani, come a voler sottolineare quella che, domenica scorsa, a Milano, in occasione del trentaduesimo anniversario della discesa in campo del Cav., era parsa a tutti la sanzione di un’informale alleanza. E l’occasione ieri era ghiotta: presentazione romana del libro “I popolari” (ed.Marcianum Press) di Giorgio Merlo, giornalista ed ex parlamentare post Dc, poi Ppi, Margherita, Pd. Una presentazione con schema da mondo dei sogni del perduto centro, in senso culturale prima che politico: oltre all’autore, infatti, erano attesi non soltanto Calenda, ma anche Tajani, e, sul lato sinistro, il senatore pd ed ex ministro di solida storia diccì Dario Franceschini e il senatore dem, con medesima solida storia diccì ma diverso percorso, Pierferdinando Casini (poi assente per un lutto), oltre a monsignor Vincenzo Paglia, anche autore della prefazione e voce molto ascoltata nel mondo aspirante centrista (da Ernesto Maria Ruffini in giù).
Moderatrice: la non centrista ex direttrice Tg3 e conduttrice di Cartabianca in Rai e di “È sempre Cartabianca” a Mediaset Bianca Berlinguer. Senonché Tajani, last minute, non si presenta. Però manda un video in cui, immaginando forse la delusione degli astanti, rilancia (“costruire il centro? Ma non solo del centrodestra, della politica italiana”) e annuncia “un grande evento a Roma”, con il capogruppo del Ppe Manfred Weber e la presidente del Parlamento Europeo Robert Metsola, per “aprire un dibattito su identità e valori anche con chi è orfano di un centro che a sinistra non c’è più”, in nome di Alcide De Gasperi e “di tutti i cristiani democratici che hanno costruito faticosamente la pace in Europa”, motivo per cui Tajani fa accenno alla difesa comune europea (domanda che Berlinguer gli avrebbe fatto se presente: come farete ad arginare i populisti vostri alleati?).
Calenda vuole andare oltre le diciture destra, sinistra e centro e fa notare che ci sono momenti nella storia “in cui tutto converge”, come oggi, in un’Europa che appare come “l’ultima ridotta della democrazia liberale”. Il discrimine, dice il leader di Azione, “è tra chi ritiene necessario dedicare anni alla costruzione di un’Europa forte, indipendente, unita e armata, ma per poter dissuadere” e chi non è di questo avviso. Poco prima, quando gli comunicano che Tajani non c’è e quindi non ci sarà occasione di rifare la foto tra presunti alleati di fatto, dice che l’ha visto domenica scorsa, e che possono ben stare senza vedersi, facendo parte di un unico gruppo in Europa. Il punto di Calenda è: vogliamo costruire un centro liberale? Allora si lascino fuori “le quinte colonne di Putin” (di nuovo lui, Salvini).
Da Forza Italia arriva il capogruppo dei senatori ed ex ministro Maurizio Gasparri. È giunto per benedire l’alleanza di fatto? “No, sono qui come amico di Merlo. E sì, Calenda lo vediamo spesso, ma ecco, non ho altri particolari obiettivi”. Anche il deputato azzurro Raffaele Nevi smussa: “Non siamo mai stati alleati, siamo solo nello stesso gruppo europeo”. A prenderla dal lato calendiano, si erge Ettore Rosato: “Non andiamo da nessuna parte. È una questione di programma e coalizione. Se Elly Schlein un giorno rinsavisce, allora stiamo con lei. Se Salvini continua a essere nel centrodestra, noi siamo incompatibili”.
Franceschini osserva. E tutti lo osservano in qualità di grande tessitore dem e punto di riferimento sotteso ai tentativi di interlocuzione al centro del centrosinistra. Paglia si rammarica: “I cattolici sono entrati nel nuovo secolo a testa bassa, senza più passioni. Quello che auspico è il ritorno di un sogno, ma è indispensabile un associarsi anche politico”. Ci pensa Franceschini a riportare i sognatori con i piedi per terra. “L’area ex Dc, nel Pd, ha espresso tre segretari: Enrico Letta, Matteo Renzi e il sottoscritto. E, per quanto riguarda i presidenti del consiglio di centrosinistra, sempre da questa area venivano Renzi, Letta e Paolo Gentiloni. Come facciamo a dirci marginali?”. Certo, ci fosse il proporzionale, sarebbe tutta un’altra storia. Per ora, il concetto è: restare saldi, e muoversi “in circuiti più ampi”.