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Il colloquio

Vendola e il referendum: "Vorrei votare sì ma voto no. Rischia di vincere Meloni. Mancano i giudici simbolo”

Carmelo Caruso

L'ex presidente della Puglia: "Anch'io avrei voluto dire sì alla separazione delle carriere, ma questa riforma non aggiusta le storture. Uscite come quella del segretario Anm Maruotti? Aiutano la campagna del governo"

Anche Nichi Vendola avrebbe voluto dire sì, ma come Goffredo Bettini è costretto a dire no. Alla Camera, di passaggio, dopo la sua candidatura in Puglia con Avs e le offese ricevute dagli alleati: “In Puglia ho fatto la mia parte, ad Antonio Decaro auguro solo di fare pulizia”. Vendola come voterà al referendum sulla giustizia? “Voterò no, ma anche io avrei voluto dire sì alla separazione delle carriere, anche io avrei voluto … solo che questa riforma non aggiusta le storture”. Vendola che ha conosciuto il labirinto della magistratura, Vendola l’imputato… “Ho provato sulla mia carne come la giustizia può stritolare, ma la riforma Meloni-Nordio non risolve nessuna delle criticità, anzi. Dà più poteri ai pm. Ecco perché voterò no”.

Come finirà il referendum, chi lo vince? “Temo che possa vincere il ‘sì’, senza una campagna chiara”. Cosa ne pensa della caduta di stile di Rocco Maruotti, il segretario dell’Anm? “Penso che si finisca per aiutare i sostenitori del sì. La migliore campagna per il ‘sì’ rischiano di farla questi magistrati”. Perché può vincere il sì? “Perché non abbiamo più magistrati simbolo. E’ la caduta degli eroi. Abbiamo carenza di simboli in magistratura. Penso alla storia del giudice Tinebra, penso a un certo modo di indagare dei giudici di Palermo, alle storture dell’Antimafia. Sono storie che hanno macchiato l’immagine dei magistrati. Una volta il magistrato, il simbolo, era Falcone, un’idea di magistrato, ma oggi chi abbiamo? Sono il primo a volere una riforma ma non questa riforma”. Vendola è la coscienza di sinistra. Tra il sì e il no: scegliete il Nì(chi)

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio