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stratega o benefattore

Il genio di Salvini, creatore di svolte epocali (senza volerlo)

Salvatore Merlo

Dal Papeete a Vannacci fino all’elezione di Mattarella. Tutte le svolte involontarie del vicepremier

C’è un momento, nella vita di ogni osservatore delle vicende politiche nazionali, in cui ci si deve fermare e porsi una domanda fondamentale: Matteo Salvini è il più grande stratega della Terza Repubblica o il più straordinario benefattore involontario dei propri avversari che la storia d’Italia abbia mai prodotto? La questione, va detto, non è di facile soluzione. Prendiamo l’ultima opera in progress: il generale Vannacci e il suo “Futuro Nazionale”. Grazie a Salvini sta per nascere un partito a destra della Lega. Anzi, a destra di Meloni. Precisamente dove Meloni non vorrebbe concorrenza.

Quando i libri di storia politica italiana verranno riscritti da storici particolarmente dotati di senso dell’umorismo, bisognerà dedicare un capitolo intero a Matteo Salvini nella sua qualità di “Creatore Preterintenzionale di Svolte Epocali”. Una categoria nuova, tutta sua. Perché se c’è una cosa che il nostro eroe sa fare meglio di chiunque altro, è provocare terremoti politici senza volerlo, senza saperlo, e soprattutto senza capire cosa diavolo sia appena successo.

Il curriculum parla da sé. Egli riesce a fare cose di sinistra (il governo Conte-bis), cose di centrosinistra (far eleggere al Quirinale un fondatore del Pd), e ora sta per fare qualcosa che nemmeno Goffredo Bettini avrebbe immaginato nei suoi sogni più sfrenati. Ovvero provocare la nascita di un partito che tolga a Giorgia Meloni quel tanto di voti, chissà, che potrebbero bastare a farla pareggiare o addirittura perdere le prossime elezioni. Se Roberto Vanacci farà l’AfD italiana, raccogliendo la schiuma della terra, Salvini sarà ricordato come il fondatore involontario. Il suo, come ben si capisce è un talento raro. Prezioso, persino. Prendiamo ad esempio il celebre episodio del Papeete, nell’estate del 2019. Lo ricordiamo in costume da bagno e cocktail in mano mentre decide sulla spiaggia che è giunto il momento di staccare la spina al governo con Luigi Di Maio. L’operazione era semplice: si sarebbe tornati al voto, la Lega avrebbe sfondato il tetto del 35 per cento, e lui sarebbe diventato premier. “Voglio i pieni poteri”, diceva. Un governo di destra. Ah, finalmente. Come tutti ricordano, anziché tornare al voto, nacque il governo Conte II, quello più a sinistra della storia della Repubblica. Le svolte preterintenzionali, appunto. E le elezioni al Quirinale del 2022? Voleva dare l’impressione d’essere il direttore d’orchestra con la bacchetta in mano. Doveva eleggere il primo presidente del centrodestra nella storia, e invece diede vita alla più inconsulta girandola di possibili ed eventuali presidenti della Repubblica che l’Italia abbia mai visto . Finì con un filotto impossibile. Incredibile. In soli sei giorni fece saltare in aria la coalizione di centrodestra, spaccò la Lega spingendo Giorgetti alla minaccia di dimissioni,  ricompattò Pd e M5s che erano praticamente al collasso, fino al capolavoro miracoloso e del tutto inconsapevole di far eleggere al Quirinale Sergio Mattarella, uno dei fondatori del Pd.  E nel momento  in cui il Pd era ai minimi storici, per giunta.

E ora, eccoci al più recente exploit: il generale Vannacci. Salvini lo ha candidato alle europee pensando di intercettare un certo elettorato. “Sarà il nostro asso nella manica”, diceva. E si fregava le mani perché credeva di utilizzarlo. Poi lo ha fatto pure vicesegretario della Lega. Ora, l’asso nella manica quell’elettorato lo ha intercettato benissimo. Così bene che il generale ha preso più preferenze di chiunque altro, ha dei sondaggi che sfiorano il 4 per cento, si è messo a fare concorrenza alla Lega persino in Lombardia, ha usato Salvini e ora medita di fondare un proprio movimento. Un competitor sovranista, nazionalista, senza briglia e per giunta con le stellette. La cosa buffa, e qui sta il genio preterintenzionale del personaggio, è che Salvini probabilmente crede ancora di avere tutto sotto controllo. Come credeva di averlo sotto controllo al Papeete. Come credeva di averlo durante l’elezione del capo dello stato. E’ il suo superpotere. La capacità di non vedere l’iceberg fino a quando non è già dentro la sala macchine. Si può quasi immaginare la scena a Palazzo Chigi. Meloni che riceve la notizia di Vannacci. Meloni che chiude gli occhi. Meloni che conta fino a dieci. Meloni che si chiede come sia possibile che il suo alleato e vicepremier riesca, con la regolarità di un orologio svizzero, a creare problemi dove non ce n’erano. Ma c’è di più. C’è un pensiero che deve ronzarle in testa come una mosca d’agosto. Un pensiero fastidioso, irritante, che non la lascia in pace ogni volta che visualizza la faccia del segretario della Lega quando parla di sicurezza o di politica estera: ma se non riesci nemmeno a tenere dentro terrapiattisti, citrullisti, No euro, No vax e generali vari, a che servi esattamente?

 

 

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.