Ansa
Interventi necessari
Dopo la sparatoria di Rogoredo, c'è una sinistra che ora dà la sveglia sulla sicurezza
Nell'ultimo rimpasto a palazzo Marino, Sala ha mantenuto la delega alla sicurezza. Ma alcuni dem sostengono l'urgenza di affidare strumenti idonei alla polizia municipale: "I report indicano che i reati sono in calo, ma aumentano le micro-aggressioni che sono quelle più pericolose per la vita quotidiana", dice Bussolati
La vicenda del giovane spacciatore ucciso da un agente a Rogoredo interroga due volte il Pd milanese che da 16 anni, in quanto perno del centrosinistra, guida la città. Porre fine al cosiddetto boschetto della droga, capace di attrarre un’immigrazione di tossici dal nord Italia, era stata una delle priorità della prima giunta Sala che vedeva come fumo negli occhi il dovere ospitare una delle piazze più grandi dello spaccio nazionale. Siamo nel Sudest metropolitano, a pochi passi dal nuovo quartiere di Santa Giulia firmato dall’archistar Mario Cucinella, quando nel 2016 inizia un’operazione di bonifica in grande stile durata tre anni in un territorio di proprietà comunale. Carmela Rozza, allora assessore alla Sicurezza, ricorda “un impiego massiccio di forze dell’ordine, persino con elicotteri, per liberare quell’area dagli spacciatori e da chi si rivolgeva a loro. Quel bosco è stato restituito alla città e oggi viene gestito da Italia Nostra”. Cacciate da Rogoredo le organizzazioni criminali si sono spostate più a sud, verso San Donato, in aree che appartengono a questo comune, a Rfi e Autostrade per l’Italia, mentre nel nord della metropoli il centro di spaccio è diventato il Parco delle Groane.
La bonifica, insomma, è riuscita a metà anche perché è mancata una regia in grado di mettere assieme soggetti privati e pubblici. L’altro tema, ancora più spinoso per i dem milanesi e in generale per la sinistra, perché riguarda le politiche cittadine, riguarda la gestione della sicurezza. Solo negli ultimi due anni si è assistito all’esautoramento dell’assessore Franco Granelli, con Sala che ha preso in mano l’incarico, un fatto anomalo per l’amministrazione comunale perché non si era mai visto un sindaco occuparsi dei vigili. Non contento ha liquidato l’ex capo della polizia, Franco Gabrielli, che aveva chiamato come consulente. Poi un nuovo rimpasto, è storia di pochi giorni fa, con il sindaco che ha deciso di mantenere la delega ma chiamando a supporto una squadra di cui fanno parte cui l’ex capo dei vigili Tullio Mastrangelo e Roberto Cornelli, criminologo alla Statale ed ex segretario del Pd metropolitano. Una fase politicamente poco lineare con Sala impegnato in polemiche con il governo, cui imputa scarsa attenzione verso Milano, e il centrodestra pronto a rovesciare sula sua giunta ogni fatto di cronaca nera.
Per Rozza, oggi consigliere regionale del Pd, la sicurezza resta una frontiera su cui agire senza cedimenti: “Per affrontare situazioni come quella di Rogoredo e per intervenire contro i reati predatori servono politiche di ampio respiro che devono essere concertate tra governo, regione e comune, occorrono uomini e mezzi e la capacità di sottrarre i tossicodipendenti dal mercato della droga. Ognuno deve fare la sua parte, da Roma deve arrivare un sostegno maggiore e non si può pretendere che la polizia municipale svolga funzioni di ordine pubblico perché non ha l’accesso alla SDI, la banca dati interforze del ministero dell’Interno, che consentirebbe una mappatura delle delinquenza”. Ancora più convinto che il Pd debba mettere da parte gli indugi su questi temi è Pietro Bussolati, consigliere regionale e uomo di punta dei riformisti milanesi. D’accordo con Rozza sostiene l’urgenza di affidare strumenti idonei alla polizia municipale (che Sala vuole portare a 3.350 entro fine mandato) affinché possa svolgere un ruolo efficace di presidio del territorio. La tecnologia con il supporto informatico ai vigili e le telecamere sono un importante passo in avanti ma non basta, secondo Bussolati bisogna incidere sulla micro criminalità: “I report indicano che i reati sono in calo – spiega al Foglio – ma si tratta di quelli più gravi mentre aumentano le micro-aggressioni che sono quelle più pericolose per la vita quotidiana perché suscitano un senso di insicurezza in modo particolare nelle fasce più deboli: sotto questo aspetto trovo molto grave la circolazione dei coltelli su cui è necessario un intervento legislativo”.
Proibire la circolazione delle lame sarebbe un contributo per ridurre la violenza che si impadronisce delle bande giovanili: “L’uso dei coltelli è paragonabile a quello delle armi da fuoco, dev’essere impedito per bloccare la possibile proliferazione. C’è già un disegno di legge che vede tra i firmatari anche Debora Serracchiani, mi auguro che arrivi a compimento e che si dia una risposta precisa, senza equivoci: la pericolosità sociale deve essere repressa in tutti i modi”.