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Oltre le polemiche sul ddl

“La lotta all'antisemitismo è la più radicale forma di lotta per una società libera e aperta”, dice la dem Picierno

Marianna Rizzini

Impegno "quotidiano" contro l'antisemitismo, dice la vicepresidente del Parlamento europeo, che oggi a Bruxelles presenta "The Culture of Remembrance Today". "Spesso non si ha la forza di riportare la discussione nei binari giusti e questo è il frutto più avvelenato del bipopulismo in cui siamo immersi"

“Il buio della ragione supera il tempo”. Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sovrastano le polemiche nel Giorno della Memoria. “Nella Repubblica italiana non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva odio”, dice Mattarella. E se, in Senato, è stato adottato ieri, come testo base, il dl Romeo-Scalfarotto per i lavori sulla nuova legge sull’antisemitismo, a Bruxelles la vicepresidente del Parlamento europeo e dem riformista Pina Picierno dà il via a un programma di eventi oltre i distinguo, per dire davvero “mai più”.

 

“L’antisemitismo esiste da quando esistono gli ebrei e ogni volta ha assunto aspetti diversi”, dice Picierno, “ma lo stigma contro il popolo ebraico è sempre lo stesso. Contrastarlo oggi, come è sempre stato, significa proteggere la nostra democrazia e la nostra libertà. Anche per questo, quel ‘mai più’ io lo ripeto nella pratica di ogni giorno, lavorando per costruire un’identità europea forte. Abbiamo organizzato un programma articolato tra Bruxelles e Roma, e non solo in questi giorni: una plenaria del Parlamento europeo con l’intervento della presidente Roberta Metsola e la testimonianza di Tatiana Bucci, sopravvissuta ad Auschwitz; incontri pubblici con gli studenti delle scuole superiori all’Europa Experience David Sassoli di Roma, collegati in diretta con Bruxelles; il progetto del Conservatorio di Santa Cecilia, in cui insegnanti e studenti recuperano la musica dei compositori ebrei perseguitati tra il 1933 e il 1945. La loro musica non fu solo arte, fu resistenza, un gesto di umanità dentro un sistema costruito per negarla”.

 

Oggi a Bruxelles, dice Picierno, “si svolge anche ‘The Culture of Remembrance Today’ allo Yehudi Menuhin Space, con una keynote lecture di Dani Dayan, presidente di Yad Vashem e dell’Ihra, e un panel con i direttori di alcuni tra i principali memoriali europei della Shoah, tra cui Mario Venezia e Roberto Jarach. Ma l’impegno è costante”. Negli ultimi anni si è assistito a un’ondata di atti antisemiti in Europa e in altri continenti. In Italia intanto ci si è divisi, a sinistra, sul nuovo ddl. Si ha paura di definire l’antisemitismo con il suo nome? “Si ha paura di lottare contro l’antisemitismo perché oggi si confonde l’etica della responsabilità con le mode, si ha paura di scontentare, di essere sorpassati a sinistra, di apparire moderati. E’ uno sbaglio. La lotta all’antisemitismo è la più radicale forma di lotta per una società libera e aperta”. Esiste il rischio di banalizzare una tragedia che ha segnato l’Europa?”. Il presidente Mattarella”, dice Picierno, “avverte da anni che questo è un tema portante del nostro tempo. Ma la politica è rimasta sorda a questa emergenza. Si banalizza quando invece avvertiamo che l’antisemitismo è un problema non solo degli ebrei. Riguarda tutti”.

 

Si teme forse anche di essere tacciati di intendenza con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sovrapponendo un governo, criticabile con asprezza, a un popolo. “C’è una tendenza a semplificare temi complessi e a cavalcare in modo acritico l’onda del momento. Spesso non si ha la forza di riportare la discussione nei binari giusti e questo è il frutto più avvelenato del bipopulismo in cui siamo immersi. Confondere governo, stato, religione e popolo è una delle armi più potenti degli antisemiti”. Invece in favore dei giovani manifestanti massacrati in Iran non ci si è molto scaldati nelle piazze. “La solidarietà internazionale a freddezza alternata ha molte ragioni e sono tutte molto più profonde di quel che si pensa”, dice Picierno. “Per questo non sono preoccupata dal prossimo congresso o dalle prossime elezioni. Mi spaventa ben di più un futuro angusto fatto di una politica effimera e impaurita, dove la lotta per la libertà e la democrazia cede il passo a compromessi morali, oligarchi e nuovi feudatari. In questo, la destra è nella sua comfort zone; è tra le fila del progressismo che va trovata una nuova chiave di interpretazione del presente”.

 

Tra Ucraina, Gaza, antisemitismo e referendum è dura la vita dei riformisti Pd. Vi vogliono cacciare? Si è rimproverato alla segretaria Elly Schlein di non aver convocato la direzione per un anno. “Mi auguro venga presto convocata. Ma noto che ancora non abbiamo riflettuto sulla sconfitta ai referendum di giugno e già siamo in una nuova campagna referendaria. Non credo che qualcuno immagini epurazioni, ma c’è una tendenza a normalizzare, silenziare in tv e su alcuni giornali, confondere la necessaria sintesi politica che non può che essere frutto di discussioni e fatica del compromesso, con la fedeltà alla linea maggioritaria. Ma continueremo a lavorare per un partito che sia casa per tutti i riformisti e i democratici italiani. E continueremo a scegliere la via più giusta, in un periodo in cui le vie più comode sono molto affollate”. Scende la sera, e la fantomatica direzione del Pd prende forma come ipotesi (forse, infine, verrà annunciata oggi). 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.