Una legge "presto, bene e insieme"
Asse Gasparri-Delrio sul ddl antisemitismo (e il Pd resta diviso)
Oggi in Commissione il testo base, si punta ad andare in Aula a marzo. Sullo sfondo le polemiche su definizioni, contesto, percezione e banalizzazione
Si deve chiamare l’antisemitismo con il suo nome o basta parlare più genericamente di contrasto all’odio in tutte le sue forme? E’ un dilemma nel Pd, ma c’è dell’altro: c’è l’inquietudine per l’approfondirsi di quello che il giornalista e scrittore Pierluigi Battista chiama “il silenzio del mondo democratico”. Si guardano i numeri di Alessandra Ghisleri e ci si interroga sulla tendenza alla "decontestualizzazione"
Scende la sera e si fa subito titolo: lo chiamano “asse Gasparri-Delrio”, quello che si è materializzato poco prima in Senato, alla vigilia della Giornata della Memoria. Un incontro e un auspicio a fare “presto, bene e insieme” una legge sull’antisemitismo, a partire dal testo base che approda oggi in Commissione. Dietro, però, e nonostante l’auspicio, corrono pensieri e preoccupazioni ribadite ieri, durante l’iniziativa “Antisemitismo, una tragedia che non finisce”, organizzata dalla Fondazione Italia Protagonista su impulso del capogruppo di Forza Italia in Senato ed ex ministro Gasparri. Preoccupazioni che riguardano, prima di tutto, la definizione. Si deve chiamare l’antisemitismo con il suo nome o basta parlare più genericamente di contrasto all’odio in tutte le sue forme? E’ un dilemma nel Pd, ma c’è dell’altro: c’è l’inquietudine per l’approfondirsi di quello che il giornalista e scrittore Pierluigi Battista chiama “il silenzio del mondo democratico”. Ed ecco che il dibattito sul come fare “presto, bene e insieme” una legge prende la forma di una riflessione (tra gli stessi Gasparri, Delrio e Battista, con la presidente delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni, il presidente della comunità ebraica di Roma Victor Fadlun, il costituzionalista Alfonso Celotto, il giornalista David Parenzo) sul perché, anche di fronte alla crescita degli atti di antisemitismo in tutta Europa, si assista a una sorta di decontestualizzazione. Aleggia intanto, e non sottotraccia, il fatto politico noto: il Pd si presenta all’appuntamento con due testi. Quello di Delrio – che per le definizioni si richiama alla formula dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), in cui si include nelle possibili forme di antisemitismo anche alcune forme di critica nei confronti dello stato di Israele, e quella del senatore Andrea Giorgis, che parla di “atti ed espressioni d’odio e di discriminazione”. Altro nodo, quello delle eventuali sanzioni penali (Delrio non è d’accordo). Ci si confronterà via emendamento, ma intanto, ieri, “l’asse” appariva evidente. Mano tesa per il Delrio accerchiato, ponte FI-riformisti dem? “Noi siamo aperti a tutti”, dice Gasparri, “ma non è questo lo scopo dell’iniziativa e non c’è alcuna volontà di annessione. Delrio, esponente della sinistra cattolica e uomo libero, cerca una strada per rafforzare le norme in vigore”. E però un giorno FI incontra il leader di Azione Carlo Calenda a Milano, il giorno dopo Delrio a Roma. “Vuol dire che una certa area liberale del centrodestra si ritrova più facilmente a confrontarsi con quella confinante e moderata dell’altro schieramento. Un fatto geopolitico”, dice Gasparri. Intanto scorrono i numeri di Ghisleri: per un italiano su due l’antisemitismo è in aumento. “Mostriamoci all’altezza di un’Europa che è nata sulle ceneri di questa tragedia irripetibile, la Shoah, che non deve essere né banalizzata né derubricata” , dice Delrio. Gasparri è pronto a mediare, spera di portare il testo in aula a marzo. “Lavoriamo anche di notte”, dice Delrio. E la polemica con Schlein? “Sono qui per altro, per quello mi basterebbe chiamare il Corriere della Sera”.