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Editoriali
Ambiguità vuol dire complicità. La buona Memoria di Meloni e Mattarella
Il capo dello stato e la presidente del Consiglio non hanno piegato la memoria alle convenienze del presente. Due gran discorsi per ricordare cos’è il 27 gennaio: ricordare senza selezionare, condannare senza distinguere, difendere la libertà senza relativismi
Non è stata una sorpresa, ma una conferma. Nel Giorno della Memoria, Sergio Mattarella e Giorgia Meloni hanno fatto quello che da tempo mostrano di saper fare su questo terreno: evitare i doppi standard, tenere la barra dritta, non piegare la memoria alle convenienze del presente. Ed è proprio questa continuità a rendere il loro messaggio politicamente rilevante. Il Presidente della Repubblica ha ricordato che “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo”. Parole che Mattarella pronuncia da anni, ma che oggi pesano di più, perché arrivano in un clima in cui una parte della sinistra continua a giocare con le definizioni, a distinguere l’antisemitismo “storico” da quello contemporaneo, a rifugiarsi nell’antisionismo come alibi morale.
La lezione del capo dello stato resta ferma: l’odio non cambia natura solo perché cambia linguaggio. Anche la dichiarazione di Giorgia Meloni, se vogliamo, si colloca su una linea di coerenza, di allineamento perfetto con il capo dello stato. La condanna della Shoah, il richiamo all’abisso della “più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità”, il riferimento esplicito alla complicità del regime fascista e all’ignominia delle leggi razziali del 1938 non sono formule di circostanza. Sono il segno di una destra che, pur venendo da una storia precisa, ha scelto da tempo di collocarsi senza ambiguità sul terreno dei valori non negoziabili: libertà, dignità umana, rifiuto di ogni odio identitario. Nel Giorno della Memoria, Mattarella e Meloni hanno dunque confermato una postura già nota: ricordare senza selezionare, condannare senza distinguere, difendere la libertà senza relativismi. E’ così che la memoria smette di essere un rito stanco e diventa un argine contro i fascismi del presente. Ambiguità uguale complicità. Applausi a entrambi.