(foto Ansa)
l'intervista
Salini: “Board per Gaza inadeguato. FI si apra alla realtà del paese”
L'europarlamentare di Forza Italia: "La destra trumpiana non è un modello, nel bene o nel male. La Commissione von der Leyen? In questo momento non esprime una forza politica rilevante"
“Il Board of Peace per Gaza, sia in sede giuridica sia in sede politica, non ha le caratteristiche per realizzare gli obiettivi che si propone. Gli elementi di inadeguatezza sono tanti e mi fa molto piacere che il vicepremier Tajani sia stato tra i più decisi nell’argomentare le ragioni della mancata firma da parte dell’Italia”. Lo dice, parlando al Foglio, l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini. “Innanzitutto, non vi è ragione di ritenere che uno strumento con quelle caratteristiche sia in grado di realizzare il ripristino di una pace autentica nella striscia di Gaza. Non si capisce per quale motivo questa sorta di propagine del business di Donald Trump debba riuscire là dove nessuno oggi è ancora riuscito, nemmeno Israele, cioè a disarmare Hamas”, ragiona l’eurodeputato forzista. “In secondo luogo quel board nasce sulla base di una critica, totalmente legittima, rivolta alle organizzazioni internazionali, in particolare alla Nazione Unite, che per esempio sul Venezuela sono state responsabili di un’inerzia trentennale. Ma l’alternativa al malfunzionamento delle Nazioni Unite, bloccate dai veti di Cina e Russia, non può essere un organismo come quello, che ne riproduce i medesimi difetti, che non si fonda sulla collaborazione con pari dignità tra soggetti appartenenti a una comunità ma sul presupposto dello strapotere di uno dei soggetti sugli altri, al punto tale da potersi permettere di rimanere alla guida di quello strumento anche al termine della propria presidenza. Addirittura nello Statuto si può impedire al futuro Presidente americano di entrare nel board, siamo al paradosso”.
Bene quindi la posizione italiana, ma come ci si deve interfacciare al bullismo verso gli europei di Donald Trump? “L’Europa deve accettare di fare un lavoro di recupero delle ragioni della propria unità che prescinde dall’attuale atteggiamento della Casa Bianca nei confronti dell’Europa e del mondo”, risponde Salini. “Il difetto di origine da cui deriva la debolezza attuale dell’Ue, di cui alcuni tentano di approfittare, e tra costoro sicuramente Trump, va risolto. Non ci sono alibi che tengano”.
Il presidente americano, a ogni modo, sottolinea l’esponente del Ppe, “non è un parametro, è la conseguenza di un vuoto che i cittadini americani valuteranno, ma non è il punto di riferimento a cui dobbiamo guardare per decidere chi siamo, né in negativo né in positivo”. A proposito di divisioni europee, il voto sul Mercosur non è stato un esempio di grande unità. “Nel merito io sono molto favorevole all’accordo, perché sulla bilancia ci sono molti più vantaggi che svantaggi”, premette Salini. “Ciò detto chi ha cantato vittoria potrebbe presto trovarsi molto deluso perché non è detto che l’accordo si blocchi, visto che esiste la formula dell’approvazione provvisoria. A ogni modo quello che mi colpisce è la nazionalizzazione delle dinamiche parlamentari europee. Mi stupisce che uno come Macron ci sia cascato come un pollo”. La maggioranza Ursula, aggiunge Salini, “in questo momento non è espressione di una forza politica rilevante”.
Concludendo sul rapporto con gli alleati, Salini non è preoccupato ma dice che “sulla politica estera non bisogna abusare dello strabismo delle forze politiche di maggioranza, ad esempio sulla guerra in Ucraina”. E sul dibattito interno a Forza Italia? “L’importante è che sia la realtà la vera protagonista della nostra agenda. Non si deve cominciare dalla messa in discussione delle leadership ma la contendibilità sta nelle cose. Io comunque ho grande fiducia in Antonio Tajani”.