Incontro al vertice

Quando la scena dem si fa fosca (vedi ddl antisemitismo), Schlein si rifugia nella Genova di Silvia Salis

Marianna Rizzini

Sindaca e segretaria dem si vedono a margine delle celebrazioni per Guido Rossa e parlano di sicurezza. Intanto a Roma pesa in non accordo tra i dem sul testo del nuovo ddl (e Giorgio Gori viene contestato dai pro Pal)

Un incontro privato in quel di Genova, una “Genova per noi”, come dice la canzone di Bruno Lauzi scritta da Paolo Conte, per una mezz’ora a tu per tu, tra un evento e l’altro e in una giornata sospesa tra terrorismo (ricordo dell’operaio e sindacalista Guido Rossa, ucciso 47 anni fa dalle Br) e “democrazie alla prova” (convegno a Palazzo Ducale), mentre fuori — e nel Pd —  infuriano le polemiche sul nuovo ddl antisemitismo, con l’ex sindaco di Bergamo ed eurodeputato dem Giorgio Gori contestato dai pro Pal all’università della sua città. E dunque ecco la mezz’ora in cui Elly Schlein, segretaria del Pd, e Silvia Salis, sindaca di Genova, si vedono lontane dai riflettori. Argomento del colloquio: l’organizzazione di un prossimo  incontro nazionale con i sindaci progressisti sul tema della sicurezza, in tempi in cui tutti parlano di come affrontare il climax di violenza nelle strade e nelle scuole e nessuno, a sinistra, può più trincerarsi dietro alla volontà di non confondersi con Matteo Salvini. E insomma: quando il gioco nel partito si fa più che pesante, forse pesantissimo (vedi la questione dei due iniziali testi dem sull’antisemitismo, a firma Graziano Delrio e Andrea Giorgis, diventati poi testo unitario, ma senza il voto dei riformisti che ribadiscono la validità della versione più netta di Delrio), la segretaria pensa alla città vecchia di Fabrizio De André, Gino Paoli,  Luigi Tenco, e spera forse, in cuor suo, di superare con la poesia la realtà di un Pd non amalgamato su politica estera, giustizia, economia e infine, e proprio alla vigilia del Giorno della Memoria, sul suddetto testo a tema antisemitismo. Ma non di poesia si tratta: l’incontro con Salis e il pensiero fisso all’empireo dei sindaci, le figure più amate tra i dem, si inscrivono nel quadro della linea “guadagnare tempo e terreno”, e magari oltrepassare la data referendaria per proiettarsi in un altrove dai contorni ancora sfumati, ma dai nodi plasticamente disegnati  lì, a Genova, dove, nello stesso giorno, a Schlein toccava dividere idealmente la scena, seppure in momenti diversi, con il segretario Cgil Maurizio Landini che – sempre ai margini delle celebrazioni per Guido Rossa – si lanciava in un’invettiva contro “la concentrazione della ricchezza in mano a pochi” (con buona pace dei ceti produttivi). E per fortuna, per la segretaria dem, che in loco c’era anche l’ex segretario Cgil ed ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, con cui Schlein si intratteneva amabilmente prima di raggiungere Salis per l’incontro atteso e sfumato un mese fa, quando i vertici pd si erano recati a Genova per l’evento “Music for peace”. “Grazie alla segretaria Elly Schlein per essere a Genova, anche per l’ottimo lavoro che fa per questa amministrazione, il supporto, sia politico sia tecnico, è fondamentale”, dice Salis dal palco del convegno dove le due arrivano insieme. Grazie per quello fai sul campo, dice   Schlein parlando con la sindaca dell’azienda locale dei trasporti, gravata da vecchi debiti, e nel frattempo cercando di compattare i dem sul fronte esterno con la frase anti-premier del giorno: “Donald Trump ha affermato che Meloni vuole ‘disperatamente’ entrare nel suo Board of Peace ma deve prima passare dal Parlamento. La mia domanda per Giorgia Meloni è semplice: lo può smentire o ha promesso a Trump di cambiare l’art.11 della Costituzione?”. E se c’è chi ancora vedrebbe bene Schlein e Salis come future rivali interne, nonostante la seconda continui a dire che non farà mai le primarie e che vuole fare la sindaca e basta, la sindaca e la segretaria dem, ieri, in quel di Genova, sembravano voler  sventolare vessilli unitari, ricordando Rossa con parole diverse ma concordi: “Uomo di sinistra che ha segnato una svolta ricordando quanto è importante avere il coraggio di battersi”, diceva Schlein; “martire della democrazia che ha scelto di stare dalla parte giusta in un momento difficilissimo per il paese”, diceva Salis. E il fantasma dei guai romani, per Schlein, si inabissava, per un giorno, tra le onde genovesi.  
 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.