Foto ANSA

Emiliano incartato

Come il governatore Decaro ha reso il suo predecessore un orpello politico. Un piccolo capolavoro

Annarita Digiorgio

Dalla piazza convocata contro il paventato commissariamento per mafia del Comune di Bari, fino alla nomina della giunta. Il delfino è riuscito a intortarsi il maestro, e non era facile

Antonio Decaro è figlio politico di Michele Emiliano. Lo ha inventato lui quando, appena passato dalla procura di Bari al comune, lo chiamò dall’Anas per nominarlo assessore ai Trasporti. Nessuno si sarebbe aspettato il parricidio alle cozze pelose. Eppure il delfino è riuscito a intortarsi il maestro, e non era facile. Tutto iniziò sul palco di quella piazza convocata contro il paventato commissariamento per mafia del Comune di Bari sul finire del mandato di Decaro. Emiliano, dal nulla, raccontò quella storia avvenuta dieci anni prima quando lo portò a casa della sorella del capoclan Tonino Capriati e, parole sue, le affidò il neosindaco. Storia poi smentita da Decaro, ma mai dimenticata. Si avvicinano le elezioni regionali e il delfino, forte del suo mezzo milione di voti al Parlamento europeo, inizia a porre le condizioni al Pd. Al Nazareno come a Bari sapevano che avrebbero vinto solo con Decaro candidato presidente, e quindi sono stati costretti ad accettarle.

Compresa quella di convincere Emiliano a ritirare la candidatura dalla lista Pd, blindata da Schlein. In cambio il segretario aveva pattuito un assessorato per l’ex governatore, necessario a mantenere l’aspettativa dalla magistratura in attesa delle prossime politiche. In campagna elettorale Emiliano si è limitato a sostenere un manipolo di suoi candidati, uno per provincia. Tutti eletti, ma solo uno nominato assessore. Il deputato Ubaldo Pagano addirittura ha rinunciato al Parlamento pur di fare l’uomo di Emiliano in Consiglio regionale. Decaro nomina la giunta, e nonostante l’insistenza di Schlein, il governatore pm è fuori. Ne rimedierà solo una nomina da consulente giuridico da 130 mila euro l’anno, necessaria solo per tenerlo lontano dal richiamo in magistratura. Così non potrà più far danni né da politico né da magistrato. Decaro è presidente da neanche un mese, e già ha fatto il miracolo.

 

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