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l'intervista

Perego (FI): “Board per Gaza? Ci sia sintonia. Con Putin sarebbe ambiguo”

Luca Roberto

Il sottosegretario alla Difesa. esponente di Forza Italia: "Sul Board of Peace fondamentale valutare con attenzione la cornice giuridica, politica e strategica. Seguire gli europei? Semmai agire per un bene comune che riguarda pace e dialogo"

Il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago premette che “l’Italia è sempre stata fortemente tra i protagonisti nel fornire aiuti umanitari alla Striscia di Gaza, consegnando con le nostre forze armate circa 2.400 tonnellate di aiuti di emergenza e operando con determinazione per favorire la pace e alleviare le sofferenze della popolazione civile sin dalle prime fasi con l’equipe medica presente su Vulcano inviata nella regione”. Eppure adesso che Trump presenta il Board of Peace per Gaza, Francia, Regno Unito e Germania vogliono sfilarsene. Meloni ieri ha detto: “Ci sono problemi costituzionali ma siamo aperti”. Non sarebbe meglio seguire gli altri leader Ue e non firmare? “Come ha sottolineato il ministro Tajani, risulta fondamentale valutare con attenzione la cornice giuridica, politica e strategica. Sono altresì in corso valutazioni sulla partecipazione italiana alla forza di stabilizzazione prevista nella seconda fase degli accordi di pace”, risponde Perego, esponente di Forza Italia. “Senza dimenticare il contributo del personale dell’Arma dei Carabinieri in Cisgiordania per la formazione delle forze di sicurezza palestinesi e quanto fatto nel valico di Rafah. Insomma, non concordo che l’Italia debba seguire qualcuno, semmai agire in sintonia per un bene comune che riguarda pace e dialogo”. Però che effetto le fa vedere l’invito rivolto a Vladimir Putin a entrare nel Board? “E’ pacifico ritenere che la potenziale presenza di Putin sollevi interrogativi. Sarebbe difficile conciliare la credibilità di un organismo di pace con il coinvolgimento diretto di chi è protagonista di un’aggressione che viola il diritto internazionale. Si rischia di indebolire l’autorevolezza politica e morale dell’iniziativa e di renderlo uno strumento ambiguo, più simbolico che pragmatico. Anche se vedere tutti i leader mondiali seduti a un tavolo a parlare di pace sarebbe certamente un bel segnale”.

 

Anche all’interno del governo, compresa la Lega, c’è stata una presa di coscienza delle sparate di Trump sulla Groenlandia. Ci si può fidare di un presidente che ancora ieri a Davos ha irriso i partner europei? “Gli Stati Uniti restano un alleato fondamentale per l’Europa. In questa fase storica l’Ue ha il dovere, oltre che l’opportunità, di rafforzarsi per contribuire alla stabilità dell’area euro-atlantica e alla protezione sia del Fianco Est sia di quello Sud dell’Alleanza”, dice il sottosegretario. “I rapporti tra stati amici e alleati non si basano sulle dichiarazioni di un singolo giorno o di una singola persona, ma sulla solidità delle relazioni costruite nel tempo e sulla convergenza degli interessi strategici comuni. In momenti come questi è fondamentale nell’affermare la tutela degli spazi vitali dell’Europa, un dialogo fermo ma responsabile”. Sul futuro della Groenlandia è giusto auspicare una soluzione che coinvolga la Nato? “L’Artico è destinato a diventare sempre più un’area strategica, nel quale convergeranno in maniera crescente dinamiche non solo di difesa e sicurezza, ma anche di interessi energetici, di risorse minerarie, ambientali e legati alle rotte commerciali, con ricadute anche per l’economia della nostra nazione”, argomenta ancora il forzista. “Proprio per questo, le questioni che riguardano questa area marittima non possono essere affrontate in modo unilaterale, ma richiedono soluzioni condivise e responsabili. Il coinvolgimento della Nato rappresenta lo scenario più naturale e credibile per affrontare queste sfide. L’Italia continuerà a essere protagonista nella regione e a continuare a svolgere un ruolo di ponte tra le due sponde dell’Alleanza”.

 

Il presidente francese Macron ha paventato l’ipotesi di un “bazooka europeo” anti dazi di Trump. Come lo giudica? “Difendere le imprese europee è legittimo, ma una spirale di ritorsioni economiche sarebbe dannosa per tutti, lo abbiamo già visto nel recente passato. Come sempre la priorità deve essere la de-escalation attraverso il dialogo, usando la forza economica dell’Europa come leva negoziale e non come strumento punitivo. L’obiettivo non è lo scontro, ma tenere unito l’occidente e le nostre democrazie rispetto ai nostri competitor e i regimi autocratici che sanno ben difendere i loro interessi vitali e che spesso non convergono con i nostri”, conclude Perego.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.