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il nodo
Il Pd si spacca sull'antisemitismo. I riformisti non firmano il testo di Giorgis
Sensi, Malpezzi, Verini, Zampa e Delrio bocciano il ddl unitario dei dem sul fenomeno. "È stata una riunione molto buona, dove sono emerse valutazioni diverse. Delrio al convengo di Gasparri? No comment", ci dice il senatore che ha redatto il testo
I senatori riformisti del Pd non sottoscriveranno il disegno di legge ufficiale del partito contro l'antisemitismo redatto dal senatore Andrea Giorgis e oggi discusso all'assemblea del gruppo. Lo ha detto ai giornalisti il dem Graziano Delrio, che ha fatto mettere a verbale il suo no al testo insieme ai senatori Sensi, Malpezzi, Verini e Zampa (più Casini). "È stata una riunione molto buona, dove sono emerse valutazioni diverse. I cinque senatori hanno espresso un'opinione diversa, lamentando legittimamente le modalità attraverso cui si è discusso", dice al Foglio Giorgis.
Delrio ha spiegato di ritenere necessaria una legge specifica contro l'antisemitismo, mentre il ddl discusso oggi punterebbe invece a contrastare le discriminazioni in senso più ampio, tra cui quelle antisemite. Nel nuovo testo, infatti, non figurano né la definizione di antisemitismo dell'Ihra (International holocaust remembrance alliance), prevista nel testo Delrio e finita al centro delle polemiche, e nemmeno la 'Dichiarazione di Gerusalemme'. "Mi sembra una cosa saggia, no? - chiede Giorgis - ci sono varie definizioni, e abbiamo ascoltato molti studiosi in audizione. Noi abbiamo cercato di ricomprendere nella maniera più ampia ed efficace la sostanza di tutte le diverse dichiarazioni".
All'art. 2 si legge infatti che "sono considerati atti ed espressioni d'odio e di discriminazione gli atti e le espressioni di pregiudizio, ostilità o violenza contro le persone in quanto appartenenti a una determinata confessione religiosa, etnia, nazionalità determinato popolo, nonché gli atti e le espressioni d'odio e di discriminazione fondati sull' attribuzione di caratteristiche riferite alla costruzione sociale, culturale e politica designata dal termine razza", conclude l'articolo. In base a questa proposta.
Oltre ai riformisti, il ddl non ha convinto neanche Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano. "Disconoscere l'unicità degli atti antisemiti vuol dire tentare di cambiare le carte in tavola, confondere le acque e sminuire la gravità del problema – ha detto – ".Ritengo che il disegno di legge di Graziano Delrio, così come quelli di Maurizio Gasparri, Ivan Scalfarotto, Massimiliano Romeo e Mariastella Gelmini, abbiano perfettamente focalizzato la questione centrando il problema", ha concluso Meghnagi. "A me dispiace, ma avrà letto solo le agenzie. Io confido che quando leggerà il testo lo troverà invece un contributo importante", risponde il senatore dem.
Dal resto del Pd, intanto, plaudono al nuovo testo. "Per contrastare efficacemente l'antisemitismo, abbiamo scelto una strategia che non isola il fenomeno ma lo colloca al centro di una più ampia azione contro tutte le forme di odio razziale, etnico, nazionale e religioso", ha spiegato il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia ai colleghi senatori. Secondo lui il ddl presentato oggi "è un testo moderno e costituzionalmente consapevole, che sceglie la via della prevenzione (scuola, cultura, dati, territorio) e costruisce una governance stabile, includendo l'antisemitismo dentro una strategia contro odio e discriminazioni, senza alimentare alcuna polarizzazione".
Ha sottolineato poi che "questo disegno di legge afferma con chiarezza un principio non negoziabile: la critica, anche dura, alle politiche di uno stato è legittima; la stigmatizzazione di un popolo o di una comunità in quanto tali non lo è mai". Un chiaro riferimento al testo (sempre sul fenomeno dell'antisemitismo) presentato settimane fa da Delrio, definita dallo stesso Boccia “una proposta a titolo personale”. Il Nazareno, infatti, aveva deciso di distaccarsene e assegnare al senatore Giorgis l'incarico di predisporre un testo unitario e alternativo.
Alla base delle polemiche c'era l'adozione della definizione di antisemitismo dell'Ihra. La quale, nonostante il parere favorevole di eminenti studiosi, era stata criticata da esponenti Pd e del centrosinistra in quanto – dicono – qualificarebbe come antisemita ogni critica radicale su Israele. Tuttavia, si tratta della stessa definizione votata da Elly Schlein in passato in qualità di europarlamentare. E anche Boccia nel 2020 (in qualità di ministro del Conte II) approvò la delibera per accogliere la definizione e istituire un Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Nel frattempo, la maggioranza interviene nella diatriba. “Il Pd dimostra di essere una forza politica in ostaggio di una segreteria e di un’ampia componente estremiste che non riesce a liberarsi da una politica ormai superata. Addirittura su un tema così importante come il contrasto all’antisemitismo anche oggi sono riusciti a spaccarsi, a pochi giorni dalla giornata della memoria", ha detto la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato Licia Ronzulli: "Bene il coraggio dei riformisti Pd a non aver firmato un compromesso a ribasso che indebolisce la lotta all’antisemitismo”. Lunedì, inoltre, Delrio è atteso a un convegno sull'antisemitismo al Senato organizzato dal forzista Maurizio Gasparri. "Su questo non commento. E poi quel giorno sarò a un confronto sulla riforma della magistratura", ci dice Giorgis.
Come scriviamo qui, le proposte depositate su questo tema abbondano. Si dovrà raggiungere un'intesa il 27 gennaio, giorno della memoria, in cui si scoprirà quale testo base si dovrà utilizzare contro il fenomeno. "Probabilmente la maggioranza sceglierà di andare avanti con il testo Romeo, e tutti gli altri scompariranno. Trasformeremo il nostro in emendamenti", assicura il senatore dem.