(foto Ansa)
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Sicurezza, referendum, Maduro: così le contrattazioni e il lavoro sono spariti dall'agenda Landini
Il segretario Cgil è impegnato in un tour contro la riforma della giustizia. Critica il governo sul pacchetto sicurezza. E interviene sulle questioni estere. Sui rinnovi contrattuali, invece, le frizioni con le altre sigle sono sempre pià forti
Dichiarazioni sul pacchetto sicurezza, conferenze contro la riforma della giustizia, manifestazioni per il Venezuela e per Maduro “eletto dal popolo”. Nell’agenda di Maurizio Landini c’è tutto tranne che il lavoro. E quando (per caso) vi fa capolino, riesce a far compattare gli altri sindacati contro la Cgil. Come quando parla di rinnovi contrattuali su base annua. E’ la parabola sempre più esplicita di Maurizio Landini: eletto per rappresentare i diritti di oltre cinque milioni di persone (la Cgil è il sindacato più numeroso), è finito per occuparsi di tutt’altro. Un’accelerazione c’è stata proprio a gennaio. Con l’inizio del nuovo anno l’interesse del segretario della Cgil si è mosso soprattutto verso il prossimo referendum sulla giustizia. Il 10 gennaio ha partecipato al lancio del comitato della “società civile per il No”, a Roma. “La divisione delle carriere, non c’entra assolutamente nulla ed è evidente il disegno politico di questo governo di mettere in discussione, di cambiare radicalmente la nostra Costituzione”, ha detto in quell’occasione Landini. Meno di dieci giorni dopo il segretario, lunedì 19 gennaio, partecipava all’evento “Un’altra idea di giustizia”, organizzato dalla Fp Cgil a Napoli. “Questo referendum non c’entra assolutamente nulla col far funzionare meglio la giustizia. Siamo qui per dire che il nostro problema non è limitare l’autonomia o l’indipendenza della magistratura”, rincarava la dose. Sbottonandosi ancor di più a margine dell’evento: “Gli italiani non sono coglioni”. A ben vedere, però, l’impegno sul referendum (che proseguirà nelle prossime settimane, con eventi da nord a sud) è ben accompagnato da tutta una serie di appuntamenti di Landini che ben poco hanno a che fare con le contrattazioni sindacali e le negoziazioni ai tavoli con le imprese. Ieri il segretario della Cgil è volato a Londra per presentare il suo libro “Un’altra storia” al King’s College. In dialogo con Mariana Mazzucato, economista statalista molto in voga all’epoca del governo gialloverde.
Venerdì 23 e sabato 24 gennaio, poi, la Cgil organizzerà un’iniziativa dal titolo “Ci siamo. Pensare un mondo e una Cgil possibili” allo Spin Time di Roma. E anche lì, alla presenza di Landini, il tema del lavoro ci entrerà, ma solo di straforo. Questo perché l’appuntamento, organizzato in un edificio a rischio sgombero, verterà soprattutto sul sostegno a Spin Time. “Per noi continuare a sostenerlo significa promuovere un’idea di città in cui il diritto all’abitare si intreccia indissolubilmente con il diritto alla cultura, alla socialità e alla partecipazione attiva”, ha spiegato la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione.
Pure su un tema caldo come la sicurezza, su cui il governo interverrà con un nuovo pacchetto di misure, Landini ha voluto dire la sua. “Esiste un problema, mi pare che sia sotto gli occhi di tutti e che naturalmente vada affrontato”, ha specificato durante i giorni scorsi. Ma “la logica con cui si affronta rischia di essere una logica che, di per sé, non è quella che risolve questi problemi”. E sugli affari esteri? Sono ancora impresse nella memoria collettiva le immagini di Landini che in piazza Barberini, a Roma, a inizio gennaio, attacca l’operazione americana in Venezuela e, rispondendo a una domanda del Foglio, parla di Nicolás Maduro come di un presidente “eletto dal popolo”. Mentre, a riprova dell’uso strumentale del suo ruolo, per le esecuzioni pubbliche del regime iraniano nei confronti delle proteste di piazza Landini ha preferito non organizzare manifestazioni, limitandosi a condannare “ogni forma di dittatura”. Anche se riandando indietro nel tempo le forme più esplicite di condanna sono di nuovo quelle verso gli Stati Uniti, nel giugno 2025, dopo l’attacco a tre basi militari iraniane, quando il segretario parlò di “violazione del diritto internazionale”. Non si contano, invece, le prese di posizione contro il “riarmo europeo” e il "genocidio a Gaza".
Insomma l’interesse di Landini per questa mole di dossier ha quanto meno distratto il sindacato dalla sua naturale attività: raggiungere miglioramenti contrattuali e nelle condizioni di lavoro. E dopo la sfilza di no della sigla ai vari rinnovi firmati lo scorso anno, per esempio nella scuola, nella sanità e nelle funzioni centrali, adesso Landini sta cavalcando un’altra delle sue intuizioni isolazioniste: il contratto nazionale rinnovato, almeno per quanto riguarda la parte economica, su base annuale. Peccato che le altre sigle l’abbiano già considerata una boutade. “L’unica vera soluzione è firmare i contratti”, gli ha subito risposto la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola.