Ansa
Passeggiate romane
Il congresso anticipato spaventa i rivali di Schlein. Rischi della norma Calenda
I fedelissimi di Bonaccini temono che il presidente del partito possa uscirne ridimensionato. Nel Pd, intanto, c'è preoccupazione sulla possibilità che il leader di Azione possa presentarsi alle prossime elezioni senza allearsi con il centrosinistra grazie a una soglia di sbarramento bassa
Ma è poi vero, come si sussurra nei corridoi di Montecitorio e di palazzo Madama, che la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha intenzione di anticipare i tempi del congresso? Sono in molti, anche tra i giornalisti oltre che tra gli stessi parlamentari, a crederlo, ma i maggiorenti dem sono convinti che si tratti solo di uno spauracchio agitato lì per arginare le fibrillazioni interne che si stanno intensificando in questo ultimo periodo. Una sorta di minaccia che la leader fa penzolare nel dibattito dentro il Pd per far rinfoderare le unghie non solo ai suoi oppositori ma anche a quei big che l’hanno sostenuta e che ora cominciano a dubitare di aver preso la decisione giusta votandola alle primarie. Anche perché molto dipende dal referendum sulla separazione delle carriere. Se dovesse vincere il Sì, Schlein, che suo malgrado è stata costretta a inseguire Giuseppe Conte anche in questa impresa (lei avrebbe voluto fare la vaga fino a febbraio), si presenterebbe alle assise oltremodo indebolita. Certo, poi per mancanza di concorrenza verrebbe quasi sicuramente rieletta, ma a costo di quali trattative e di quali concessioni nelle liste elettorali. Anche rispetto a quei 37 parlamentari dem di cui ha scritto Francesco Verderami in un articolo sul Corriere della Sera, che sono in attesa di sapere se la segretaria darà loro la deroga per poter fare un’ennesima legislatura.
Quel che però è certo è che Stefano Bonaccini è entrato in ansia per queste voci di congresso anticipato. Il motivo è chiaro: adesso il presidente del Partito democratico ha un ruolo chiave rispetto agli equilibri interni. Le assise invece inevitabilmente rimescolerebbero le carte e la presa di Bonaccini sul Pd ne uscirebbe fortemente ridimensionata. Per questa ragione i fedelissimi dell’ex governatore dell’Emilia Romagna stanno facendo filtrare l’ipotesi che in caso di congresso anticipato anche Bonaccini si ricandiderebbe. Ma è un’arma spuntata perché ormai il presidente dem ha perso una parte dei suoi sostenitori e certamente non sarebbe in grado di raggiungere nemmeno lontanamente il consenso ottenuto alle scorse primarie.
Raccontano che Elly Schlein, accusata di aver fatto filtrare lei la riunione natalizia a casa Prodi, in realtà non abbia nessun paura dei movimenti che si stanno svolgendo all’interno e all’esterno del suo partito per impedire che sia lei la candidata premier del centrosinistra alle prossime elezioni politiche. “La verità – ha confidato la segretaria dem a un amico carissimo – è che si tratta solo di movimenti sul posto, alla fine la questione è tra me e Conte. Per cui o ci accordiamo tra di noi o si va alle primarie per scegliere chi di noi due debba guidare la coalizione”. E a proposito della coalizione, più di un dem è preoccupato per il fatto che Elly Schlein ultimamente sembra afona rispetto alla costruzione del centrosinistra che verrà. La segretaria parla poco. Fa le interviste di routine ai giornali amici, fa diffondere qualche comunicato sui fatto del giorno, ma per il resto non sembra voler mettersi in movimento. E nel Pd c’è una certa preoccupazione perché l’idea di risolvere tutto negli ultimi mesi utili prima delle elezioni appare a molti come molto debole.
Al Pd la chiamano la “norma Calenda”. Si tratta di quell’articolo della legge di riforma elettorale che Giorgia Meloni ha in cantiere che consentirebbe al leader di Azione di poter andare alle elezioni senza allearsi con il centrosinistra. Quella soglia di sbarramento bassa di cui già si è parlato. Ma nel Partito democratico dove si era diffuso un certo ottimismo rispetto alle prossime politiche desta molta preoccupazione: basta sottrarre un tre per cento a uno schieramento per fare la differenza.