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Screzi tra alleati

Da Freni alla sicurezza: tutte le dita negli occhi di Forza Italia alla Lega

Redazione

Il passaggio dei due deputati leghisti Bergamini e Pierro tra le fila di FI, la nomina del vertice Consob bloccata da Tajani. E ora il ministro Zangrillo (forzista) prova a intestarsi i rinnovi contrattuali per le forze dell'ordine. S'allunga l'elenco dei motivi di screzio tra i due partiti. Con un occhio sempre puntato al referendum

Come avevamo anticipato due settimane fa, i deputati Davide Bergamini e Attilio Pierro sono ufficialmente passati dal gruppo della Lega a quello di Forza Italia, dopo una breve parentesi nel misto. Negli ultimi tempi però, la strada che dal Carroccio porta al partito di Antonio Tajani è stata percorsa anche da altri leghisti e in tutta Italia, dalla Puglia al Veneto. Al di là dei numeri, questi passaggi indicano che nella Lega non si percepisce più una solida stabilità politica. Salvini infatti sembra schiacciato da un lato dall'ex governatore del Veneto Luca Zaia che sul Foglio ha pubblicato il suo manifesto per un partito più liberale, dall'altro dall'ex generale, e ora europarlamentare a Bruxelles, Roberto Vannacci, che si colloca su posizioni più estremiste. Oltre a tutto questo, pesa anche una grande incognita: il risultato del referendum sulla giustizia. Il voto sarò a marzo, ma l'esito non è scontato, e non è remota l'eventualità che, in caso di vittoria del No, le elezioni politiche possano essere anticipate. Forza Italia, che sembrerebbe più in salute rispetto alla Lega, potrebbe insomma attrarre altri parlamentari che sperano di essere rieletti. 

 

 

Tra i due alleati di governo gli screzi non si limitano ai cambi di casacca a favore di FI. Il Consiglio dei ministri di ieri sarebbe dovuto terminare con la nomina del sottosegreterio all'Economia e deputato leghista Federico Freni come nuovo presidente della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) al posto dell'attuale Paolo Savona, il cui mandato è in scadenza. E si stavano già facendo i nomi per chi avrebbe dovuto sostuirlo. Ma durante il vertice c'è stato uno scontro proprio tra Lega e FI che ha portato al rinvio della decisione, forse alla settimana prossima. E' lo stesso Antonio Tajani che con i suoi rivendica di aver bloccato la nomina di Freni, anche per approfondimenti sul requisito di indipendenza del futuro presidente, specificando però di non avere nulla in contrario a un suo incarico da consigliere. Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e fedelissimo di Tajani, ha spiegato che "la designazione di un politico alla Consob non ha mai convinto" gli azzurri, meglio un tecnico "autorevole e riconosciuto dagli operatori", rimarcando che in quella posizione "è bene, siccome si tratta di questioni molto tecniche, che ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza. La tratteranno i leader nelle prossime ore. Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio senza nulla togliere a Freni che è uno straordinario sottosegretario al ministero delle Finanze e penso stia facendo bene. La Consob deve essere trattata in modo completamente diverso".

 

Come se non bastasse c'è un altro tema che causa attriti tra Forza Italia e Lega, ed è quello della sicurezza, da sempre un cavallo di battaglia di Salvini, che non ha mai nascosto il desiderio di ritornare al Viminale. Ieri in un vertice di maggioranza a cui hanno preso parte Meloni e i leader dei partiti si è parlato del pacchetto sicurezza a cui sta lavorando il governo: un disegno di legge e un decreto legge. Si tratta di circa 65 articoli e comprendono dalla stabilizzazione delle zone rosse all’introduzione di controlli biometrici negli stadi, fino a una stretta sull’uso delle armi da taglio. Solo che alla fine, nel Cdm di ieri, il pacchetto non è stato discusso. Segno di alcune divergenze di vedute all'interno della maggioranza (a causa anche di alcuni rilievi del Quirinale).

In più, ora che si è tornati a discutere di gestione dell'ordine pubblica e nel momento in cui la Lega cerca di cavalcare il tema (nel weekend Salvini e i suoi ne parleranno a Roccaraso), Forza Italia sta provando a intestarsi una grande battaglia della destra: il rinnovo dei contratti delle forze dell'ordine. Lo ha anticipato ieri il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che ha fatto partire la contrattazione per degli aumenti che possono valere fino a cinque, sei punti percentuali, sul salario. Un altro dito forzista negli occhi del Carroccio.