Il colloquio

“La Ue reagisca unita a Trump. La Lega? Non è Vannacci". Parla Guidesi

Gianluca De Rosa

L'assessore della Lega in Lombardia parla da europeista: "I dazi alla Francia? Un errore che rischia di minare i rapporti transatlantici. Il Mercosur? Può aiutare le imprese". E sulla Lombardia: "Nessun accordo per candidato FdI per il dopo Fontana"

“Spero che da tutte e due le parti dell’Atlantico ci sia la consapevolezza che il rapporto di collaborazione tra Europa e Usa, soprattutto dal punto di vista della complementarietà economica, è fondamentale. Certo è che non si può essere sempre presi a schiaffi, per cui è doveroso da parte dell’Europa  avere una reazione”. Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della regione Lombardia, esponente della Lega , guarda agli ultimi sviluppi internazionali con preoccupazione, auspicando una reazione “unita” dell’Ue alle mattane di Trump. Eppure non tutti nel suo partito la vedono così. C’è chi, come il senatore Claudio Borghi, ha esultato all’annuncio del presidente Usa di nuovi dazi verso la Francia. “Bene per le nostre aziende vitivinicole!”. 

Altro che reazione europea. Guidesi, però, non la vede così. “Io – dice – credo che tra storici alleati l’uso delle leve commerciali per risolvere le dispute sia un grave elemento di instabilità geopolitica che ovviamente mette a rischio un tradizionale atlantismo di cui sono sostenitore convinto”. Ma al di là delle sparate, Guidesi ritiene comunque che il governo italiano si stia muovendo bene. “Sta svolgendo una complicata, ma essenziale operazione di filtro, come interlocutore tra la Commissione europea e gli Stati Uniti. E’un ruolo fondamentale del quale l’Europa tutta ha bisogno”.

L’industria lombarda, già prima dell’estate, era tra quelle che più temevano i dazi americani. Com’è andata? “Per ora bene”, risponde Guidesi. “C’è stato persino un surplus di ordinativi, dovuto però anche alle preoccupazioni che si arrivasse a un’intesa peggiore. Di certo le previsioni nefaste sono state smentite”. Intanto, anche per il timore dei dazi americani, la Ue ha approvato l’accordo con i paesi del Mercosur. La Lega in Europa è contraria, Confindustria Lombardia, invece, ha accolto la notizia con giubilo. Lei, assessore, con chi sta? “Ci sono aspetti positivi e negativi. In generale, sono sempre favorevole alle intese commerciali che aiutano le nostre imprese. Certo se avessero inserito la totale reciprocità rispetto al settore agroalimentare parlerei di un accordo totalmente positivo”. Da assessore che deve interfacciarsi con il tessuto produttivo, Guidesi ha guardato con grande attenzione anche agli ultimi bilanci, italiano ed europeo. “Per quanto riguarda la manovra – dice – direi che rispetto a com’erano iniziate le cose è andata molto bene. Le imprese erano state dimenticate, poi, grazie a un’azione concreta del Mef, si è recuperato. Anche se credo ci siano ancora dei problemi da affrontare”. Quali? “Il primo è senz’altro il costo dell’energia: serve trovare soluzioni strutturali. Non possiamo avere un’incidenza del costo energetico così elevata rispetto ai nostri competitor. Poi c’è un secondo elemento: il costo della vita. L’inflazione ha picchiato duro in Lombardia. Condivido l’operazione del governo sul cuneo fiscale che accresce le buste paga, ma questa cosa viene fatta a livello nazionale, invece il costo della vita è territoriale, bisognerebbe tenerne conto”. Non a caso per Guidesi il terzo elemento di criticità è “il centralismo”. “Per rispondere alle esigenze dei territori – dice – non tutto può essere fatto al ministero delle Imprese. Per questo è necessario andare avanti sulle pre-intese sull’autonomia differenziata”. Ma il problema del “centralismo”, secondo l’assessore lombardo, riguarda anche il bilancio europeo. “Si sta mettendo a serio rischio l’attivismo delle regioni. Un terzo dei fondi di coesione viene reindirizzato al piano di riarmo, e centralizzato. Così è un disastro. Le mie sfide dunque oggi sono queste. A cui si aggiunge l’attesa per i decreti attuativi sul federalismo fiscale”.

Intanto però più che di autonomia e federalismo fiscale, la Lega deve occuparsi delle divisioni interne. Alla fine della scorsa settimana due deputati hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sul Dl Ucraina. Hanno seguito Vannacci. Il generale vi sta spaccando? “Se è andata così è perché il 99 per cento dei parlamentari della Lega ha votato il decreto, io sto ovviamente con loro, e con la posizione espressa anche dal segretario federale”. La Lega vannacciana però non rischia di farvi dimenticare il nord? “Non conosco Vannacci e non condivido molte delle cose che dice. Ma credo che la Lega sia un’altra cosa: amministratori che stanno sul territorio, sezioni che ne sono il sindacato. Per me la Lega è questa roba qua. E anche l’impegno che vedo da parte dei nostri rappresentanti al governo va in questa direzione. Il confronto è continuo”. Intanto in Veneto alla fine l’avete spuntata: Alberto Stefani succede a Luca Zaia. Un leghista per un altro. E però pare che per questo risultato Salvini abbia ceduto la Lombardia. Per il dopo Fontana sarà un esponente di FdI il candidato. Che ne pensa? “Penso che innanzitutto questo accordo a me non risulta. Sono contento che Stefani governi il Veneto, ma non penso questo implichi nulla in Lombardia. Detto questo, il futuro della regione non dipende da chi farà il presidente, ma dalle condizioni in cui sarà messo per farlo. Serve una modifica al nuovo bilancio europeo, servono le pre-intese sull’autonomia e i decreti attuativi sul federalismo fiscale. I nomi vengono dopo”.