Ansa

Il colloquio

Franco Gabrielli: "La sinistra ha regalato il tema sicurezza alla destra. Politica? Darò un contributo al dibattito”

Ruggiero Montenegro

L’ex capo della polizia: “Sulla sicurezza non servono gli slogan. Vale anche per la maggioranza". La nuova legge sulle lame? "Bisogna agire sulle cause, non solo sugli effetti. Serve un ministero per le Politiche migratorie che si occupi di flussi legali, rimpatri e integrazione"

La definisce “una miope indifferenza”. Non risparmia critiche alla maggioranza, ma spiega: “Per troppo tempo la sinistra ha considerato la sicurezza come qualcosa che si identificasse solo sotto il profilo repressivo. Così ha di fatto consegnato la materia alla destra. Invece si tratta di un tema che riguarda proprio i più deboli, coloro i quali si affidano allo stato. Mentre i ricchi, in qualche modo, un modo per difendersi lo trovano”, dice Franco Gabrielli. L’ex capo della Polizia rifugge slogan e panpenalismo. Piuttosto, dopo una lunghissima carriera ai livelli più alti dello stato, offre spunti e proposte. “Per esempio sarebbe utile un ministero per le politiche migratorie. Quando si parla di sicurezza occorre moderazione, nel senso di realismo. Non ho velleità politiche, né cerco seggi, ma sono pronto a rendermi utile con le mie idee”.

 

Franco Gabrielli è stato capo della Polizia, al vertice di Sisde e Aise, prefetto a Roma. Poi sottosegretario con delega ai servizi del governo Draghi e di recente consulente del sindaco Beppe Sala a Milano. “Vengo da un’esperienza che affonda le sue radici nel mondo cattolico, sono moderato e al tempo stesso progressista. Ma non appartengo a nessuno schieramento, sebbene qualcuno si diverta a collocarmi da questa o da quella parte. Nemmeno i miei figli sanno per chi voto”. Gabrielli parla al Foglio mentre il tema della sicurezza, sulla scia dei drammatici fatti di cronaca, è sempre più centrale nel dibattito politico. “La sicurezza è un bene comune, un prerequisito degli altri diritti. Per questo credo sarebbe bene che qualcuno battesse un colpo e focalizzasse per davvero la questione”. Che intende? “E’ molto facile criticare i decreti sicurezza, le zone rosse e il panpenalismo, sul quale io stesso ho espresso le mie riserve. Ma sarebbe importante anche prospettare soluzioni alternative”, dice Gabrielli, mandando un messaggio ai naviganti: “Tra una proposta definita e ipotesi fumose, alla fine l’elettore sceglie la prima. E questo va al di là del fatto che la proposta sia poco efficace, come d’altra parte ha ammesso con onestà intellettuale anche la premier Meloni, dicendo che i risultati del governo sulla sicurezza sono insufficienti”.

E’ in arrivo un nuovo pacchetto di norme. Dopo l’ennesima tragedia, quella di Abanoud Youssef – lo studente accoltellato in classe a La Spezia – si interverrà anche sui coltelli. Funzionerà? “Il problema delle lame non è nuovo. Sono stato dirigente della Digos a Roma quando, tra il 2002 e il 2003, le lame erano diventate elemento identitario per gli ultras. Due anni fa il questore di Milano ha denunciato la recrudescenza del fenomeno. Troppo spesso si aspetta l’emergenza, nella convinzione che una norma sia la panacea di tutti mali”. E invece? “Fatta la legge, trovato l’inganno. Le lame non fanno rumore, si possono nascondere in un cespuglio o in un anfratto. Bisogna intervenire sugli effetti ma ancora prima sulle cause, individuando correttamente chi fa che cosa”.

Spesso in questi casi viene tirata in ballo l’immigrazione. “E si fa riferimento solo alla dimensione dei rimpatri, rispetto a cui sono pienamente d’accordo. Ma non basta. E’ chiaro che chi arriva qui, senza prospettive, alla lunga costituisce un problema. Le criticità però sono più profonde”. L’ex capo della Polizia rispolvera quindi una sua proposta di qualche anno fa: “Un ministero per le Politiche migratorie. Per gestire il fenomeno occorre occuparsi di tre aspetti, possibilmente in modo unitario: flussi leciti, rimpatri e soprattutto integrazione. Ma chi si occupa di integrazione oggi? Nessuno”.

Potrebbe occuparsene Gabrielli? “Non voglio ritirarmi a fare il Cincinnato ma non ho ambizioni di questo genere, non cerco seggi o un posto in un partito. Ho già avuto una vita e una carriera intensissime. Oggi voglio solo dare un contributo al dibattito, se qualcuno vorrà accoglierlo, sugli argomenti che più mi appartengono”. Matteo Renzi, da qualche tempo, batte sul tema sicurezza e dice che le elezioni si vincono anche su questo. Rilancia la sua Casa riformista mentre il campo largo cerca un baricentro e un leader. Si fa anche il nome di Silvia Salis. “Rifuggo dalle formule e dal leaderismo”. Cosa manca ai progressisti? “Dal mio punto di vista, qualcuno che si metta intorno a un tavolo e spieghi la sua idea di paese. Sulla sicurezza, e su molti altri temi, serve moderazione, realismo e razionalità. Uscire fuori dalle logiche delle curve e degli slogan, che possono essere affascinanti ma sono estremamente fallaci, nel medio-lungo periodo. Vale anche per l’altra parte dello schieramento. Quando lo capiremo – conclude Gabrielli – avremo già fatto un significativo tratto di strada”.

 

Di più su questi argomenti: