retromarcia inattesa
Bettini si rimangia la parola sul referendum: “Il voto non è sulla riforma Nordio, ma contro Meloni”
Oggi il referendum sulla Giustizia è diventato “un sì o un no a Giorgia Meloni”, sostiene l'ideologo dem. Che dice di non voler fare il nemico della sinistra, e che quindi voterà no. Ma al Congresso delle Camere Penali era per la separazione delle carriere
Goffredo Bettini cambia rotta sul referendum sulla giustizia. "Non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra e al Pd". Questa mattina, rispondendo alle critiche che gli ha rivolto Paolo Mieli su Radio24, Bettini ha spiegato: "Molti sanno che sono figlio di un avvocato penalista repubblicano. Sono un garantista e considero sempre l’imputato in una posizione di debolezza di fronte alla forza dello stato. Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni".
Secondo Bettini – che benché non guidi una corrente è un pezzo da 90 dei dem – il confronto sul referendum si è trasformato in "una polemica astiosa, non veritiera, aggressiva e destabilizzante". Per questo motivo, dice, aveva scelto di non esprimersi pubblicamente fino a oggi. Tuttavia, ribadisce che il suo voto sarà coerente con la difesa del Pd e delle forze democratiche: "Con loro, in un clima diverso, ci sarà occasione di affrontare i problemi della giustizia, dalla lunghezza dei processi alla condizione delle carceri". Insomma, Bettini voterà no, non tanto perché contrario alla riforma Nordio in sé ma in quanto contrario al governo Meloni, alla politicizzazione del referendum e all’uso strumentale della questione da parte dei sostenitori del Sì, giudicati "contro la sinistra e il Pd".
Questa posizione segna un evidente retrofront rispetto al passato. Lo scorso settembre, al Congresso delle Camere Penali a Catania, Bettini aveva chiaramente espresso il suo favore alla separazione delle carriere, sottolineando il valore del garantismo e l’importanza di tutelare l’imputato di fronte allo stato. Interventi successivi lo collocavano tra i sostenitori del Sì alla riforma, insieme ad altre personalità della sinistra del Pd, come Cesare Salvi e Claudio Petruccioli, pure specificando che la riforma andava ancorata a un piano complessivo di riforme anche per il sistema delle carceri.
Intanto, la segretaria del Pd, Elly Schlein, mantiene una posizione di cautela, ribadendo che il no al referendum non è un voto contro il governo e sottolineando che la riforma "non risolve i problemi endemici della giustizia, come la lunghezza dei processi, e quindi non va incontro ai cittadini e alle imprese".
L'editoriale dell'elefantino