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Il decreto Ucraina
Vannacci, il generale senza truppe. Il sit-in contro Kyiv è un flop e nel Carroccio se la ridono
Solo in nove si presentano alla protesta mentre Crosetto parla in Aula. Candiani: "Dinamica macchiettistica". Alla Camera solo Ziello e Sasso raccolgono l'appello del generale. Borghi non vota al Senato (ma è un'altra storia). Lo strappo tentato dal generale non riesce. E l'ex fedelissima Bardelli dice: "Francamente ridicolo"
E’ il generale al contrario, il generale senza le truppe. Suona la tromba, chiama l’adunata. Ma al flash mob del team Vannacci, contro il decreto Ucraina, si presentano in nove. Uscendo da Montecitorio Stefano Candiani la definisce “una deriva macchiettistica. La Lega è un’altra cosa”. Da settimane il vicesegretario Roberto Vannacci, invita i parlamentari del Carroccio (e non solo) a schierarsi contro Zelensky. Ieri ha battibeccato pure con Tajani, che lo attaccava: “E’ suicida dirottare risorse agli italiani per darle a chi le spende in cessi d’oro, yacht e prostitute”. Ma lo seguono fino in fondo solo in due: Edoardo Ziello e Rossano Sasso. L’accampamento no Kyiv è convocato per le 10, davanti alla Camera. In Aula Crosetto spiega la ratio del decreto. S’è convinto dopo varie trattative (lessicali) pure Matteo Salvini.
I nove vannacciani si fanno attendere quasi un’ora, i giornalisti sono molti di più. C’è chi scherza: “Manco il 5 e 5 al calcetto possono organizzare”. Srotolano un triste striscione che riassume la vulgata del generale (che intanto è a Bruxelles): “Basta finanziamenti per le armi”. Sono guidati da Marco Pomarici, leader del Mac di Roma, con un passato da presidente dell’Assemblea capitolina ai tempi di Alemanno. E’ stato forzista, leghista, ma anche con Ncd di Alfano. Fino al ritorno nel Carroccio lo scorso giugno, con tanto di nota di benvenuto firmata proprio da Vannacci e dall’altro vice, Claudio Durigon. Pomarici spiega il senso dell’iniziativa, ripere le parole di Vannacci, “i cessi d’oro”. E va bene, ma il vostro generale è il vice di un partito che voterà la risoluzione (e poi il decreto). Vi sta bene? Deve uscire? “Ora è nella Lega. Da qui in avanti si vedrà”. Accanto a Pomarici c’è Guido Giacometti, presidente del movimento il Mondo al contrario. Tira comunque un’aria un po’ mesta, simpatizzanti del generale non se ne vedono.
E i parlamentari? Si aspettavano per esempio Emanuele Pozzolo – che più tardi voterà no. E’ considerato un quasi vannacciano. Esce dalla Camera quando ancora il flash mob non è iniziato e va per la sua strada. Ecco passare, forse una casualità, il senatore leghista Gianluca Cantalamessa, ma tira dritto. Così alla fine, timidamente, si fanno vedere Sasso e Ziello. Si fermano, salutano il team Vannacci. E’ il prologo di quello che accadrà poco dopo. Quando, con un po’ di travaglio, votano in dissenso dal gruppo. Ne fanno una questione di interesse nazionale, di coscienza e coerenza. Di acrobazie lessicali che non cambiano la sostanza. Lo spiegano sui social e alle agenzie. Entrambi sottolineano: “Anche Trump ha detto che Zelensky ostacola la pace”. Con Pozzolo, ex FdI e oggi nel Misto, la quota Vannacci arriva a tre. Al Senato non partecipa al voto sulla risoluzione Claudio Borghi, ma la sua è una storia a parte. Mentre alla Camera si registrano anche sei assenze leghiste. Tra queste Domenico Furgiuele, un altro considerato più o meno vicino a Vannacci, dicono sia in settimana bianca. Oltre a Bossi e Angelucci, non ci sono neppure Latini, Mele e Giacomi. Sasso ironizza: “Io a differenza di altri sono qui”.
Ieri mattina nella Lega qualche preoccupazione c’era, ma alla fine i deputati si danno di gomito: “Se questi sono i suoi soldati....”. Lo strappo tentato da Vannacci si è sgonfiato in Aula e fuori è andato peggio. Un boomerang. Dal Carroccio filtrano note, si spiega che tra Salvini e il generale “c’è totale serenità”. Si vedranno a giorni, forse anche per parlare della nuova passione teatrale di Vannacci. Fino a ieri sera Salvini non aveva commentato la scelta di Ziello e Sasso (che dichiarava di non voler lasciare il Carroccio), ci sarà probabilmente un chiarimento. Qualcuno ipotizza (difficili) procedimenti disciplinari, ma è anche vero che i dissidenti avevano la copertura di un vicesegretario. Resta comunque l’interrogativo: cosa vuole fare Vannacci? Una sua componente o se ne va? “Non troverà mai la forza di strappare con la Lega, lo conosco bene”, attacca Stefania Bardelli, la bersagliera, un tempo fedelissima del generale e a capo del Team di Varese. Il sit in? “Francamente ridicolo. Un teatrino stanco, costruito unicamente per far rumore. Il segreto è restare sospesi e ambigui. E’ il gioco che gli serve a galleggiare. Vannacci è coraggioso solo sulla carta”.