La manifestazione in Campidoglio
Schlein e Conte per l'Iran: uniti in piazza ma disuniti in Senato
Presente oggi n Campidoglio, con Amnesty e "Donna, vita, libertà" tutta l'opposizione ma non Azione. Domani invece con i Radicali scenderanno in corteo Carlo Calenda e varie forze di centrosinistra e centrodestra, ma non Avs e 5s
Tra bandiere di vari colori e pannelli gialli con sopra scritto “shame”, in Piazza del Campidoglio aleggia la frase del presidente Sergio Mattarella sull’“efferata crudeltà dello sterminio dei manifestanti iraniani”, tra un intervento degli attivisti della diaspora presenti alla manifestazione organizzata da Amnesty International e dall’associazione “Donna, vita e libertà”. Non parlano al microfono i politici presenti, ma tutt’attorno sì. Convitato di pietra: la disunione trasversale sulle risoluzioni a sostegno dei ragazzi massacrati dal regime iraniano presentate in Senato due giorni prima, e il loro riflesso sulla piazza, anzi sulle piazze (c’è infatti anche quella di oggi, convocata dai Radicali). E dunque, la non unanimità sottostante si delinea al di là dell’unione apparente del campo largo in Campidoglio – per il quale fa fede l’immagine iniziale a tre: ecco, intenti a confabulare, la segretaria Elly Schlein in armocromia con eskimo verde e pullover oliva, il leader M5s Giuseppe Conte in trench e il co-leader di Avs Nicola Fratoianni in giaccone, poi raggiunti dall’altro leader di Avs Angelo Bonelli in cappotto. Si intravede, la disunione sottostante, anche al di là della massiccia presenza di donne e uomini politici del Pd, schleiniani e non.
Si va infatti, tra gli altri, dal senatore riformista Filippo Sensi, animatore di varie iniziative in sostegno dei manifestanti iraniani (“finalmente”, dice guardando le tante bandiere) al sindaco di Roma Roberto Gualtieri all’assessore Alessandro Onorato, all’ex ministro Enzo Amendola fino ai fedelissimi della segretaria Marta Bonafoni e Marco Furfaro, al responsabile Esteri Peppe Provenzano a Nicola Zingaretti a Matteo Orfini, passando per Livia Turco, Anna Finocchiaro e Giovanna Melandri. C’è Più Europa con Riccardo Magi. Ci sono i renziani Roberto Giachetti e Luciano Nobili. Ma si sa quello che è successo: maggioranza e opposizione hanno votato una risoluzione bipartisan in cui non era presente la condanna per un eventuale uso della forza da parte di Donald Trump. Tutti tranne il M5s di Giuseppe Conte – il quale invece in piazza, scortato dai deputati m5s Vittoria Baldino e Francesco Silvestri, resta addirittura più a lungo di Schlein, imbullonato al suolo mentre rispondere a ogni attivista iraniano che gli si avvicini. E una parte dell’opposizione, ma non Azione, Italia viva e i riformisti dem, ha votato la risoluzione di Conte in cui spiccava il no ad azioni militari unilaterali.
E dunque oggi, con i Radicali, ci saranno Azione, Iv, riformisti dem e una parte del centrodestra, ma non Conte e Avs. Calenda aveva invitato tutti, giorni fa, a compiere un gesto bipartisan di solidarietà (non gli hanno risposto). La questione è complessa, al punto che un facinoroso si mette a insultare a parolacce prima Conte e poi Furfaro (risposta di Conte: “Ignorantone, maleducato!”). Ma anche tra gli iraniani della diaspora trapela disaccordo: un sostenitore molto urlante di Reza Pahlavi, figlio primogenito in esilio dello Scià, viene respinto a gran voce dagli attivisti iraniani non monarchici – e chissà se gli uni e gli altri hanno letto, oggi, l’auspicio del regista in esilio Jafar Panahi, Palma d’oro a Cannes con “Un semplice incidente”: unità fino al crollo del regime, poi un referendum.