Foto:Ansa.
La sentenza
Berizzi condannato per aver diffamato l'avvocato Borrè
Difendere un imputato non significa condividerne i crimini. Così il Tribunale di Roma ha condannato il giornalista di Repubblica per un tweet che indicava l'avvocato come colui che avrebbe “ospitato e protetto” il criminale nazista Priebke
Le colpe degli accusati non cadono sui loro difensori. Dovrebbe essere un principio di convivenza civile, essendo la difesa – come dice la Costituzione – un “diritto inviolabile”. Eppure spesso gli avvocati vengono attaccati o delegittimati per i reati di cui sono accusati o colpevoli i loro assistiti. Ma c’è un caso giudiziario che rimette le cose un po’ al loro posto: la causa tra l’avv. Lorenzo Borrè e il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, che ha visto quest’ultimo condannato a un risarcimento di 15 mila euro (più le spese legali).
I fatti. Quando esplode il “caso Soumahoro” che travolge la sinistra italiana, ovvero l’inchiesta per malversazione nella gestione di una cooperativa di accoglienza migranti gestita dalla famiglia dell’allora deputato di Avs, la moglie di Soumahoro, Liliane Murekatete, indica Borrè come legale.
Berizzi, giornalista specializzato sull’estrema destra, scrive un tweet duro contro questa scelta: “Basta dare un'occhiata alla storia dell’avvocato di Priebke per capire che dalle parti della famiglia Soumahoro non ne azzeccano una. Uno che ha difeso, ospitato e protetto il boia nazista delle Fosse Ardeatine. Fermatevi, per decenza”.
Borrè, sentitosi diffamato, ha citato il giornalista per il risarcimento danni. Anche perchè basta scorrere la lista dei suoi clienti più noti, dai primi dissidenti del M5s a Vauro, passando per Michele Santoro e lady Soumahoro, per capire che non sceglie i clienti in base all’adesione ai princìpi nazisti o al colore della pelle. La sentenza è chiara: per il Tribunale di Roma il tweet di Berizzi “ha determinato inequivocabilmente una lesione della dignità personale dell’avv. Borrè, in quanto lo ha indicato quale un soggetto che avrebbe ‘ospitato e protetto’ Priebke, un criminale nazista, condannato all’ergastolo, laddove il ricorrente aveva avuto col predetto ordinari rapporti professionali”. Borrè aveva cioè difeso un diritto costituzionale di un imputato, e non “ospitato e protetto” Priebke, cosa che secondo il tribunale “implica l’attribuzione di una condotta infamante”. L’avvocato è un pilatro fondamentale del giusto processo, come ricorda l’art. 111 Cost., e non un complice o un favoreggiatore degli imputati che difende.