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il voto

Il M5s è l'unico partito a non firmare la risoluzione bipartisan per l'Iran

Federico Giorgetti

La commissione Esteri e Difesa vota unitariamente il testo per sostenere il popolo iraniano. Gli unici ad astenersi sono i pentastellati Licheri e Marton: a mancare è la condanna a un eventuale intervento di Trump. Craxi: "È stato Conte a imporglielo"

La commissione Esteri e Difesa del Senato ha approvato la mozione unitaria sulla "repressione violenta delle proteste in Iran". Il testo è stato votato da tutte le forze politiche a eccezione del M5s. A quanto risulta ciò che non ha convinto i pentastellati a dare l'ok è la mancata condanna nella risoluzione di un eventuale uso della forza di Trump. Nella risoluzione si parla di "arresti arbitrari" da parte delle autorità iraniane, di "procedimenti giudiziari ingiustificati e restrizioni sproporzionate nei confronti dei manifestanti, giornalisti, studenti, attivisti della società civile e difensori dei diritti umani che hanno esercitato pacificamente le proprie libertà fondamentali". Si denuncia come il regime degli ayatollah abbia "limitato la cooperazione con i meccanismi internazionali di monitoraggio dei diritti umani, rifiutando l’accesso al Paese a relatori speciali delle Nazioni Unite, missioni indipendenti di accertamento dei fatti ed esperti internazionali, ostacolando così la verifica imparziale delle violazioni denunciate", ma anche della persistenza di "segnalazioni attendibili relative all’uso della tortura, di maltrattamenti e della detenzione in condizioni incompatibili con la dignità umana, nonché all’applicazione di punizioni corporali vietate dal diritto internazionale dei diritti umani". Dati questi elementi, la risoluzione impegna al governo "ad attuare ogni iniziativa diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran dall’adozione di misure repressive nei confronti di pacifici manifestanti", a promuovere con l'Unione europea iniziative multilaterla per l'aiuto ai civili o alla previsione di sanzioni mirate. Infine l'impegno a chiedere la rinuncia alla pena di morte e il ripristino della rete internet.

 

 

 

Tutto questo per Ettore Licheri, vicepresidente della commissione Esteri e Bruno Marton, membro della stessa, non era abbastanza per assicurare il proprio voto favorevole e dunque si sono astenuti. In una nota congiunta, i due senatori del M5s affermano di non volere "un'altra guerra per il petrolio. Per questo abbiamo chiesto di inserire un impegno nella risoluzione unitaria sull’Iran per scongiurare un intervento militare unilaterale". Dichiarazioni che trovano l'appoggio del presidente pentastellato Giuseppe Conte. "Avevamo chiesto una cosa semplice - scrive il capo del Movimento sui social - mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali, condotte fuori dal quadro del diritto internazionale, che coprono altri interessi rispetto alla libertà di tanti giovani, di tanti cittadini iraniani che vogliono mettere fine alla tirannia. Ci hanno detto no. Quindi abbiamo deciso di astenerci".

 

 

Poi attacca "la dottrina Meloni-Tajani" in politica estera, accusando la premier e il ministro degli Esteri di applicare, in materia di diritto internazionale, due pesi e due misure: "Per il governo Meloni il diritto internazionale non vale per il criminale Al-Masri. Non vale nella striscia di Gaza" e "non vale in Venezuela", aggiungendo che "se lasciamo che prevalga la legge del più forte, del più armato,rotoleremo nel più completo disordine mondiale. Altro che corsa al riarmo, precipiteremo nel caos della massima insicurezza e, quindi, della più umiliante servitù per sperare in una protezione.

 

 

Ma Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e presidente della commissione Esteri e Difesa, ma soprattutto regista delle mediazioni avvenute nei giorni scorsi per arrivare a un voto unitario,dice che "la scelta del M5s di astenersi" è frutto di "una direttiva calata dall'alto", che risponde "non solo a logiche strumentali interne al cosiddetto 'campo largo' e al bisogno dei pentastellati di marcare a ogni costo la propria diversità, ma lascia anche intravedere - conclude la forzista - una preoccupante inclinazione verso un sistema di alleanze internazionali vicino alle principali autocrazie globali con una spiaccicata vocazione anti occidentale”. Insomma, la senatrice di Forza Italia sembra dire che a costringere i senatori pentastellati a ritirare il proprio appoggio alla risoluzione sia stato proprio il presidente del M5s Giuseppe Conte.

 

 

 

Ieri sera il senatore Licheri, ospite della trasmissione di Bruno Vespa, "Porta a Porta", tentennava alla domanda posta dal conduttore: "Meglio Maduro dentro o Maduro fuori?". "Il fine non giustifica i mezzi", ha risposto il pentastellato. "Sempre dalla parte giusta della storia. Avanti cosi con Maduro, Putin e Ayatollah vari", ha commentato su X il leader di Azione Carlo Calenda.

 

Per Michele Barcaiuolo, senatore in quota FdI e capogruppo in commissione Esteri, l'astensione pentastellata è "una posizione che ha creato forte imbarazzo tra le file del Pd e che dimostra ancora una volta come nel campo largo non ci sia alcuna unità di intenti e che non possa rappresentare in alcun modo un' alternativa a questo Governo. Ma la cosa più sconcertante - commenta - resta la scelta del M5S di astenersi su una mozione unitaria che chiede l'impegno del Governo ad attuare qualsiasi azione diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran dall’adozione di misure repressive nei confronti di pacifici manifestanti”. 

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