Michele De Pascale tra Stefano Bonaccini ed Elly Schlein (foto Ansa)
idee a sinistra
Il modello Emilia-Romagna per un centrosinistra utile e vincente. L'agenda De Pascale
Diritti, crescita, sicurezza. E niente doppi standard in politica estera. Ci ha scritto il presidente dell’Emilia-Romagna, ecco le sue idee per il Pd e il campo largo
Mi è stato chiesto di riflettere su quali debbano essere oggi le linee fondamentali di un centrosinistra capace di vincere, nel tempo dei successi elettorali delle destre mondiali. Ma, posto che vincere e governare sono un nobile mezzo e non un fine, la domanda giusta è un’altra: quale centrosinistra serve davvero agli italiani per migliorare le condizioni di vita del nostro paese? Il nostro progetto in Emilia-Romagna si fonda su forti pilastri di contenuto e su un modo di fare politica e di rappresentare le istituzioni. Ovviamente ha ancora dei limiti ed è perfettibile, ma siamo convinti di essere sulla strada giusta. I contenuti oggi non possono scegliere fra ambizione e concretezza: milioni di elettori si sentono ormai rassegnati a dover scegliere fra chi li vuole semplicemente illudere e chi ha rinunciato definitivamente a sognare una società diversa. Noi rifiutiamo entrambe le opzioni.
Diritti sociali
Giocare all’attacco. Sui diritti sociali il centrosinistra non può più giocare in difesa. Su salute, istruzione e abitare dobbiamo tornare all’attacco e rilanciare, assumendoci anche la responsabilità di scelte difficili da spiegare.
Salute
Aumentare le risorse e riorganizzare il sistema per garantire maggiore efficienza e appropriatezza non sono strade alternative, ma complementari. In un paese in cui siamo ormai oltre il 10 per cento di rinuncia alle cure e in cui la spesa assicurativa privata è cresciuta vorticosamente (+100 per cento in dieci anni), difendere il diritto alla salute significa migliorare la risposta pubblica. Serve un impegno chiaro e trasparente per adeguare il finanziamento della sanità almeno al 7,5 per cento del pil, accompagnato da una vera rivoluzione organizzativa. Questo vuol dire prendersi cura dell’invecchiamento della popolazione, garantire appropriatezza nelle prestazioni, rafforzare la medicina territoriale. Noi diciamo ai nostri cittadini, e a quanti dal resto d’Italia vengono qui, che miglioreremo la risposta pubblica. Nessuna fragilità sarà mai lasciata sola, nessuna famiglia sarà mai lasciata sola.
Istruzione
Lo stesso vale per l’istruzione. Abbiamo di fatto inventato le scuole dell’infanzia come servizio universale; ora l’obiettivo è fare lo stesso con gli asili nido. Da soli, senza lo stato, non possiamo produrre la rivoluzione necessaria nella formazione tecnica e professionale, ma con gli Its e con il rafforzamento del rapporto con l’università stiamo spingendo per togliere il paese da quell’ultimo posto, oltraggioso, nella formazione terziaria, che non è degno di una grande economia avanzata.
Abitare
Il terzo pilastro è l’abitare, ed è un contenuto innovativo che abbiamo introdotto con la mia presidenza. Abbiamo bisogno di una politica sugli affitti a prezzi calmierati: milioni di persone sono assolutamente in grado di pagare, ma hanno bisogno di prezzi equi. Il diritto all’abitare non può più essere affidato al solo mercato. Serve una nuova urbanistica che vincoli il nuovo a funzioni sociali, che ristrutturi il patrimonio pubblico inutilizzato e che costruisca un rapporto diverso tra pubblico e privato. La Regione ha fatto da ponte con la Bei per tutti i comuni ed è disponibile a fare lo stesso anche con le imprese private, sia produttive sia di costruzione: una misura che rappresenterebbe una vera rivoluzione nel rapporto pubblico-privato.
Crescita e sicurezza: senza sviluppo non c’è giustizia
La tenuta di questi tre pilastri sociali si interseca oggi con una drammatica perdita del potere d’acquisto delle famiglie e con un diffuso senso di paura e di mancanza di protezione. Per questo la seconda grande sfida è appropriarsi di due parole fondamentali per il nostro futuro: crescita e sicurezza. Chi propone di ridurre la pressione fiscale, di aumentare i salari o di rafforzare le tutele sociali senza una strategia per la crescita prende in giro gli elettori. Oggi si parla di “modello spagnolo” semplicemente perché, anche per fattori esogeni alle pur apprezzabili politiche del governo Sánchez, è l’unico grande paese europeo a crescere. La storia dimostra che la crescita non produce automaticamente giustizia sociale e ambientale, ma dimostra anche che senza crescita non c’è alcuna speranza, né di diventare più giusti né di diventare più sostenibili.
Salario giusto e politica industriale
Alla sacrosanta battaglia per il salario minimo e contro lo sfruttamento va affiancata quella per il salario giusto: quello che ti permette di pagare l’affitto o un mutuo, di far studiare – se lo vogliono – i tuoi figli, di coltivare i tuoi interessi, di non vivere costantemente con l’ansia che qualsiasi imprevisto ti faccia scivolare nella disperazione.
Questo si ottiene solo con una radicale politica industriale.
Miliardi di euro di debito comune sono stati dispersi in mille rivoli con il Pnrr, si è investito in bonus e detrazioni edilizie, si stanno ora indirizzando risorse verso una strategia di difesa europea ancora poco chiara, ma non si trova il modo di investire strutturalmente in una politica industriale capace di creare e difendere buona occupazione e di agire da moltiplicatore. L’occupazione cresce in quantità ma non in qualità, e questo non è compatibile con il costo della vita in Italia, nel centro-nord in particolare.
Per noi la direzione è chiara: gli imprescindibili obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti e nocive per la salute possono essere centrati solo garantendo innovazione e competitività del sistema produttivo.
Energia, export, digitalizzazione, formazione, permitting, sostegno agli investimenti, logistica e infrastrutture efficienti sono i temi centrali di questa identità. La Motor Valley dell’Emilia-Romagna è in controtendenza rispetto all’automotive europeo; l’agroalimentare ha performance uniche; settori come la ceramica o la chimica hanno fatto miracoli, ma non possono da soli supplire all’assenza di strategie nazionali ed europee. Un esempio emblematico è quello della ceramica. Ho rappresentato questo settore a Bruxelles insieme all’associazione delle imprese: un comparto energivoro, altamente esportatore, che ha investito come pochi altri in innovazione e riduzione delle emissioni. Il sistema Ets, così com’è oggi, rischia però di produrre l’effetto opposto: perdita di competitività verso paesi come Turchia e India, delocalizzazioni, danni economici sui territori e aumento delle emissioni globali. Questa non è una politica ambientale ambiziosa: è una politica miope.
Gli obiettivi di riduzione delle emissioni possono essere centrati solo garantendo innovazione e competitività del sistema produttivo. La Motor Valley in controtendenza rispetto all’automotive europeo Continuare a mescolare confusamente immigrazione e sicurezza non risolve nulla.
Integrazione per chi lavora e rispetta le regole, repressione ed espulsioni per chi delinque sono obiettivi assolutamente complementari
Sicurezza: sociale, legalità e ordine pubblico
Il centrosinistra ha investito molto nella prevenzione sociale e nella rigenerazione urbana, ma sconta un deficit di credibilità sulla repressione delle condotte socialmente pericolose e sulla certezza della pena. L’approccio securitario non può essere l’unico a guidarci, ma non può nemmeno mancare o essere sottovalutato. La destra ha costruito su questo gran parte del proprio consenso senza ottenere risultati concreti. Criminalità organizzata, spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, violenza e reati predatori credo preoccupino maggiormente gli italiani delle priorità identificate dal governo, rave party e blocchi stradali nelle manifestazioni. Continuare a mescolare confusamente immigrazione e sicurezza inoltre non risolve nulla: è evidente che in ogni epoca storica attorno ai flussi migratori si sono innescati anche fenomeno criminosi, ma integrazione per chi lavora e rispetta le regole, repressione ed espulsioni per chi delinque sono obiettivi assolutamente complementari. Teniamo insieme una semplificazione della vita e delle procedure per chi vuole vivere e lavorare qui in armonia, imparando la lingua, e costruendosi un futuro (l’ho semplificato in “Permesso di soggiorno per merito”) e al contempo invertiamo veramente una narrazione che vede l’Italia come un paese incapace di garantire la sicurezza, di rendere certa e autenticamente rieducativa la pena, di rendere effettive le espulsioni. Nei prossimi anni, per via dei pensionamenti, perderemo tantissime professionalità nelle forze dell’ordine, si può pensare di restare fermi, di non investire e riorganizzare? Le regioni oggi sono escluse di fatto, vogliamo aumentare il nostro protagonismo, non solo mettendo risorse come fatto in questi anni, ma con strategie territoriali molto più incisive.
Sicurezza è ovviamente anche quella del territorio, in un paese fragile come l’Italia, dove manutenzione, cura e gestione delle acque sono decisive.
Politica estera
Anche in virtù di una competenza costituzionale – per quanto discutibile – attribuita alle regioni in materia di relazioni internazionali, sentiamo la responsabilità di provare a essere portatori di una visione autenticamente democratica e multilaterale: promozione della pace, ripudio della guerra, dovere di difesa. Lo facciamo nelle trattative commerciali anche nei giorni più difficili, al fianco del nostro paese, negli Stati Uniti, al Summer Fancy Food, e nel dialogo con le comunità di italo-americani con la nostra consulta degli emilianoromagnoli nel mondo. Lo facciamo, soprattutto, sapendo assumere posizioni difficili, complesse, legittimamente criticabili. Abbiamo condannato senza ambiguità il massacro del 7 ottobre, così come il massacro perpetrato dal governo di Israele a Gaza. Abbiamo chiamato le cose con il loro nome: organizzazione terroristica Hamas, governo criminale quello guidato da Netanyahu. Ci indigniamo allo stesso modo per i morti e le vittime ucraine dell’aggressione russa e per la perdita di ogni altra vita innocente. Ogni violazione del diritto internazionale va condannata con la stessa nettezza, senza doppi standard.
Nella cultura, nella storia e nella tradizione diplomatica del nostro paese c’è la capacità di parlare con tutti, senza timore di dire la propria. Ed è una capacità che oggi sentiamo spesso mancare, tanto in Italia quanto in Europa. Parlare con tutti non significa rinunciare alla fermezza, così come la fermezza non è sinonimo di incapacità di dialogo. Per dirla con parole più semplici ci ispiriamo a Draghi che difende la Von der Leyen dall’offesa di Erdogan.
Il metodo
Essere orgogliosi di ciò che siamo, senza mai negare i problemi. Non smettere di sognare, senza mai regalare sogni senza allegare il libretto di istruzioni per realizzarli. E’ questo rispetto per le posizioni altrui che consente di tenere insieme coalizioni ampie e comunità articolate, e di mantenere rapporti istituzionali corretti anche con chi ha sensibilità politiche diverse.
Conclusione: Mi è stato chiesto di parlare del futuro del centrosinistra, ma in realtà ho cercato di raccontare il lavoro quotidiano che cerchiamo di fare in Emilia-Romagna. Non sarà un caso però se il tricolore ha sventolato qui per la prima volta il 7 gennaio 1797 e, nonostante tutto, continua a sventolare oggi con gli stessi valori repubblicani di allora.
Michele De Pascale
presidente della Regione Emilia-Romagna