(foto Ansa)

intoppi

Meloni vuole un'accelerata sulla legge elettorale. Ma i tempi si allungano

Luca Roberto

In conferenza stampa la premier indica una nuova legge come una priorità. Eppure in maggioranza i nodi da risolvere sono tanti. E il cantiere non decolla

In conferenza stampa, di fronte ai cronisti della stampa parlamentare, Giorgia Meloni l’ha indicata come una priorità dei prossimi mesi. “Il tema non è solo fare una legge elettorale che garantisca il rispetto del voto popolare, è anche fare una legge che garantisca una stabilità a chi dovesse vincere l’elezione. Non è mica solo un problema mio, anzi potrebbe essere un problema molto più significativo per l’opposizione, quindi credo che tutti dovrebbero avere un interesse a fare una legge di questo tipo”. E l’ha fatto, la premier, accarezzando l’idea che si possa puntare al massimo coinvolgimento: “Faremo tutto quello che possiamo perché la norme siano condivise” ma “se c’è la chiusura pregiudiziale, non escludo che si debba comunque chiedere alla maggioranza di risolvere questo problema per garantire che i cittadini abbiano la certezza che si fa quello che stabiliscono le elezioni”, ha aggiunto la presidente del Consiglio. Solo che sebbene in molti, anche all’interno dei partiti di governo, si aspettassero un’accelerazione sul dossier, in realtà nel centrodestra il lavoro procede per adesso a rilento. Tanto che un alto dirigente di Fratelli d’Italia la mette in questi termini attendisti: “Chiudere un testo da presentare entro gennaio? Non credo. Anche la premier ha auspicato un dialogo e un confronto con le opposizioni. Diciamo che c’è ancora da lavorarci su”. Questo perché se di massima, a livello di impostazione generale, i partiti del centrodestra hanno concordato un esoscheletro, sono proprio le specifiche che richiederanno il lavoro più certosino di scrematura e di appianamento delle divergenze. “Diciamo che sui macrotemi siamo già a una sostanziale convergenza: ovvero una legge proporzionale con premio di maggioranza e con il superamento dei collegi uninominali. Qualcosa di vicino alla legge elettorale che usano le regioni”, spiega il deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio, che sta seguendo la partita su delega di Antonio Tajani. “Poi però sappiamo che vanno discussi tutti quei dettagli che hanno una loro importanza direi quasi nodale. Per esempio le modalità di selezione dei candidati, se le liste dovranno essere corte o lunghe, il tema delle preferenze, l’indicazione del premier sulla scheda, elemento, quest’ultimo, su cui noi abbiamo delle riserve”, aggiunge ancora il forzista.

Anche nella Lega, negli ultimi mesi, al di là del gioco delle parti ordito da Salvini che sempre si diverte a scompaginare i piani di Meloni per scuotere le acque della maggioranza, hanno espresso più di un dubbio sulle preferenze, a partire dal ministro Roberto Calderoli e dal senatore Andrea Paganella, che partecipano ai tavoli della coalizione. Altro tema, poi, sono la soglia di sbarramento che si vorrebbe tenere al 3 per cento (anche se per chi è all’interno della coalizione scende all’1 per cento) e il premio di maggioranza, che si vorrebbe “a scalare”: si ipotizza un premio del 55 per cento dei seggi per chi ottiene almeno il 40 cento dei voti, per arrivare fino al 60 per cento se l’intera coalizione sfonda quota 45 per cento. “In questo caso l’indicazione la fornisce la Corte costituzionale”, dice ancora Battilocchio. Che aggiunge pure come il ballottaggio non sia un’ipotesi finora emersa nei vari tavoli. Nonostante i principali tecnici di legge elettorale, dal politologo della Luiss Roberto D’Alimonte a Francesco Clementi, ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza, abbiano fatto pervenire al governo editoriali e analisi in cui dicono che senza ballottaggio si rischia di non riuscire ad assegnare un vero premio di maggioranza alle coalizioni.

Per Meloni, insomma, quella elettorale è materia cui il Parlamento, pur con la dovuta autonomia, dovrebbe mettere mano in tempi celeri. Ma come si rileva anche all’interno della maggioranza, “ce n’è di lavoro da fare”. Il cantiere, per adesso, non decolla. E a quanto risulta al Foglio, tavoli di coalizione, da qui alle prossime settimane, non sono in programma. “Ma con la riapertura dei lavori parlamentari potremo tornare a discuterne”, chiosa Battilocchio.

Di più su questi argomenti:
  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.