(foto Ansa)

E' la geopolitica cuore

Meloni di mamma. Carezze per Crans-Montana e per la madre di Trentini. “La Ue parli con Russia”

Carmelo Caruso

In conferenza stampa si vede che alla premier manca poter dare la buona notizia, che ha cercato tutta la notte, della liberazione di Trentini, e si vede anche che soffre, da mamma, per Crans-Montana. Spazia dalla Groenlandia al Mercosur (fino alla stoccata a Vannacci). E chiude sul Quirinale. Poi la messa in Via del Corso con le alte cariche dello stato

Mamma, mamma… perché io “da mamma…”. Solo per Meloni il pensiero vola. E’ sincera. Non è al Quirinale che Meloni aspira ma alla carica di mamma d’Italia, il mammierato, perché “io da mamma capisco”, perché ho “parlato con Armanda, la madre di Alberto Trentini”, perché io “quando penso a Crans-Montana, da mamma…”. Le lacrime a messa, le carezze ai genitori delle vittime mentre Via del Corso viene transennata. Giorgetti e Crosetto, in chiesa, parlano fitto fitto. Alle 18 della conferenza stampa di Meloni, quella di fine anno, del “Trump? Non credo voglia invadere la Groenlandia” e del “Mattarella? Non sempre sono d’accordo”, resta “l’andate in pace” del cardinale Baldo Reina. Con franchezza: si può dire? Le risposte di Meloni sono migliori di tante di queste domande, di questa passerella vanità, il tappeto rosso dell’astio.

 

Con franchezza: si può dire? Sono tre ore di conferenza, ma anche tre ore di giornalismo in cattività (a eccezione dei risolti, i pochi felici) tre ore di “adesso le faccio vedere io”, l’idea balzana di rifarsi con il microfono di tutte le angherie del mondo. Il presidente dell’ordine dei giornalisti parla di “svendita” del gruppo Gedi. Ma perché “svendita” e non vendita? Si vede in sala Serena Bortone (ricordate il caso Scurati?) che non solo è rimasta in Rai, con programma, ma che è finita per essere eletta consigliera dell’ Odg Lazio. E’ vero che Meloni non si è mai presa con i giornalisti ma non è sempre Meloni che rassicura i colleghi di Gedi “vigileremo sui livelli occupazionali” e che promette a Radio Radicale “l’emendamento nel Milleproroghe”? Si vede che le manca poter dare la buona notizia, che ha cercato tutta la notte, la liberazione di Trentini, e si vede anche che soffre, da mamma, per Crans-Montana quando pronuncia la frase “se c’è qualcuno che scappava con la cassa in mano (e si riferisce alla proprietaria che nel pomeriggio verrà arrestata) ebbene, “bisogna essere implacabili”. Si contano almeno cinque “allo stato”, perché “allo stato”, dice Meloni, “non credo che Trump voglia invadere la Groenlandia”, ma Trump “con i suoi metodi assertivi pone attenzione sull’importanza strategica dell’Artico”. Meloni esclude di inviare truppe in Ucraina, ma è disponibile a farlo in Medioriente, per stabilizzare l’area”. C’è profumo di fine Occidente. Meloni, che è rimasta sempre la secchiona con il vocabolario in mano, racconta che si è andata a rivedere l’etimologia del significato “deterrenza”, e dunque “credo che si debba essere abbastanza forti da far desistere il nemico”, perché “è la forza che costruisce la pace e non la debolezza”. E’ lucidissima su Putin: “L’ultima cosa che voglio fare nella vita è fare un favore a Putin”. E’ veloce a trovare la frase a effetto a difesa di Salvini che non è “filoputiniano”, perché “i fili li hanno i burattini e non i politici”. Quando spiega che è necessario che l’Europa “parli con la Russia. Serve un inviato speciale”, il profilo (chi?) evapora come gli sbadigli (Fazzolari dice al Foglio che Draghi sarebbe perfetto). In tre ore l’unico momento di sorriso è quando Meloni rivela il suo sogno: fare un programma con Fiorello (“Pagata”). Non credete alle balle di chi scrive su X che i giornalisti l’hanno applaudita. Sono solo i deputati di FdI che fanno il tifo, i Beniamino Gigli di Meloni che le canterebbero “mamma, sono tanto felice! Viver lontano da te, perché?”. E’ mamma quando alza la voce per difendere i suoi affetti, la sua casa. Piovono domande e risposte su mappe catastali, visure camerali, dati sensibili e si declina sullo spionaggio, il caso Paragon. E’ Roma o Berlino est? Meloni non si dimette se perde il referendum e anticipa che si vota il 22 e il 23 marzo. I giudici? “Le toghe spesso vanificano il lavoro delle forze dell’ordine e dell’Aula”. I sindacati sul Venezuela? “Mi ha fatto specie. Surreale vedere italiani spiegare ai venezuelani cosa sia il Venezuela. La sinistra sta sempre dalla parte sbagliata della storia”.

 

E’ Vannacci l’impostore che Meloni ha individuato perché “ho letto di qualcuno che auspicava che il dl Ucraina non ottenesse i voti. Mi stupisce che questa riflessione arrivi da un generale. I soldati sono i primi che capiscono quanto le forze armati siano utili”. Meloni ha cambiato opinione sul Mercosur e ha fatto bene ( l’Italia vota sì a differenza della Francia). E’ tenera con Tajani perché quello che “ha fatto con Forza Italia ha oggettivamente del miracoloso”. E ... Altri scriveranno della legge elettorale. C’è chi sezionerà la domanda sulla casa nel bosco. Altri ancora faranno il racconto dalla Chiesa (Arianna Meloni vicino a Donzelli; la comunione di Mantovano; Conte che arriva per ultimo ma primo, a sinistra, nella carezza alle mamme; Crosetto acclamato da quirinabile; l’ingresso di Antonio Angelucci). Ci sarà anche un articolo sulla Lega che si smarca da Meloni sul Mercosur. Tra ventiquattro ore sarà tutto superato da un tweet di Borghi, di Vannacci o da una nota di Schlein. Rimarranno forse le parole del cardinale Reina, di fronte alle mamme d’Italia, mamma Meloni. Rimarranno le scritture: “Siamo tutti noi su quella barca a cercare l’uscita che quei ragazzi non hanno trovato: Nulla è finito e nessuno è perduto”.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio