Verso il voto sulla giustizia

Il sì di Enzo Bianco. La scelta referendaria dell'ex ministro, sindaco di Catania e cofondatore di Margherita e Pd

Marianna Rizzini

 Da sinistra per una "netta" separazione di funzioni. Nessuna paura per il sorteggio. No alle posizioni pregiudiziali. "Si decida nel merito"

Roma. “Non ho alcun dubbio che sia necessario marcare più nettamente la separazione tra magistratura giudicante e magistratura requirente”. E’ un sì convinto ma non fazioso, un sì detto da un riformista con storia politica che affonda le sue radici nel centrosinistra; soprattutto, un sì nel merito, quello pronunciato in direzione del referendum sulla riforma della giustizia Nordio-Meloni dall’ex ministro dell’Interno e più volte sindaco di Catania Enzo Bianco. Uomo di formazione liberal-repubblicana, poi cofondatore della Margherita, del Partito democratico e, in Europa, del gruppo Alde. Per Bianco, intanto, il faro è l’istituto referendario in sé.


“La caratteristica fondamentale del referendum nel sistema costituzionale italiano”, dice Bianco, “non è quello di vedere contrapposti due schieramenti fortemente politicizzati in cui si assume pregiudizialmente (anche se magari con buoni motivi) una posizione oppure l’altra. Nella nostra Costituzione questo compito spetta tendenzialmente al Parlamento. Ma quando ci si rivolge ai cittadini, allora dovrebbe prevalere l’esame nel merito della questione”. Di fronte a un referendum, dice Bianco, “è un errore serio pensare che la destra sia schierata organicamente tutta da una parte e la sinistra organicamente tutta dall’altra. Quando questo è accaduto, peraltro, sono accaduti anche brutti incidenti di percorso. Persone che hanno spinto sul referendum per caricarlo di un significato diverso (vedi la vicenda Renzi, dove a un certo punto il Sì e il No hanno assunto il significato di sì o no al presidente del Consiglio) hanno ottenuto risultati clamorosamente imprevisti”. Specie di fronte a quesiti che, come questi, “incidono sulla vita delle persone”, premette Bianco, “l’invito è dunque, prima ancora di decidere se votare per il Sì o per il No, quello di scegliere di andare a votare in sé”. Torniamo all’errore clamoroso. “Su questioni così importanti, e su quesiti così tecnici, è a mio avviso sbagliato e controproducente far passare il messaggio che tutta la sinistra sia schierata per il no, come sta facendo la segreteria del Pd. Non è vero – e lo dico essendo uno dei fondatori del Pd. Su questa vicenda, come altre persone con passato e presente radicati nella tradizione della sinistra riformista, ho deciso di votare sì a una legge che modifica l’assetto del funzionamento della giustizia nel nostro paese. E non penso siano in molti a credere che il funzionamento della giustizia sia oggi pienamente soddisfacente”. Da un eventuale vittoria del sì, Bianco si aspetta dunque “una più netta e sostanziale separazione delle funzioni tra magistratura requirente e magistratura giudicante”. Oggi l’eccesso di confusione “dovuta alla possibilità di cambiare anche più volte ruolo”, dice l’ex ministro, “obiettivamente crea problemi”: “E attenzione: io penso che alla magistratura requirente sia affidata una funzione nobilissima e importantissima. Ma è una funzione di parte. Mentre al magistrato giudicante, sia in fase istruttoria sia in fase giudicante sia in fase di appello, è affidata una funzione di tipo eminentemente giurisdizionale. Il fatto di passare con frequenza da una funzione requirente a una funzione giudicante può creare, anche in buona fede, un habitus mentale che spinge naturalmente in una direzione di non imparzialità”. Sul tema nel Pd c’è molta resistenza, nonostante, in passato, molti dem abbiano sottolineato la necessità di una riforma. “Mi preme sottolineare che ci sono tantissime persone orientate per il sì a sinistra, tra cui anche autorevoli personalità che vengono da sinistra, tra cui il presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera, che io considero il mio maestro”. L’ex ministro si è infatti laureato a Catania in Giurisprudenza, dove ha dato il primo esame  con un “giovane professore di Diritto costituzionale di nome Augusto Barbera, tra l’altro nato come Bianco ad Aidone. Ricordi a parte, Bianco rinnova l’invito ad andare al voto con animo meno monolitico, a destra come a sinistra: “Al nord, al centro e al sud ho incontrato molte persone che su questo tema non vogliono farsi condizionare dalla collocazione politica. Si lascino liberi gli elettori di valutare nel merito i pro e i contro delle soluzioni cui andiamo incontro”. Per il fronte del no, la bestia nera della legge è il sorteggio, considerato anticamera di incompetenza. Bianco non lo teme. “I sorteggiandi avrebbero tendenzialmente curriculum e formazione adeguati. E, rispetto alla suddivisione sulla base di correnti e logiche di appartenenza, beh, per una volta direi che è meglio un sorteggio vero di un sorteggio nascosto”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.