Convergenze gialloverdi

L'asse Lega-M5s sul Venezuela: “Maduro non andava rimosso così”

Gianluca De Rosa

Dopo l'Ucraina pentastellati e leghisti si ritrovano d'accordo anche su Maduro. Pedullà (M5s): "Condannare il colpo di stato di Trump". Borchia (Lega): "Così passa un principio che non ci convince"

Sull’Ucraina, non è un mistero, la pensano allo stesso modo. Putin ha sbagliato a iniziare l’invasione, ma l’Ucraina non deve resistere. “Stop armi a Kyiv”. Lo dice Matteo Salvini. Lo ripete Giuseppe Conte. Sulla politica internazionale, adesso, M5s e leghisti, trovano una nuova, inedita e, bisogna riconoscerlo, piuttosto inattesa alleanza. L’azione americana in Venezuela che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro e della moglie ha ricevuto il plauso, seppur timido, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per il M5s è ovviamente uno scandalo. Ieri l’eurodeputato pentastellato Danilo Della Valle ha firmato insieme a 37 colleghi del gruppo The Left una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e all’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas per chiedere una condanna europea dell’azione di Trump. Mentre il suo compagno di partito e collega a Strasburgo Gaetano Pedullà diceva: “Meloni ha legittimato con una vergognosa dichiarazione il colpo di stato in Venezuela. Adesso che Trump minaccia di aggredire anche la Groenlandia, territorio della Danimarca, paese dell'Ue e membro Nato, continuerà a fare la cheerleader di Washington? Davanti al caos mondiale sollevato da Trump non si possono tenere i piedi in due scarpe: o si sta dalla parte del diritto internazionale e del multilateralismo o da quella del neoimperialismo americano”.

 

Fin qui, nulla di strano. Quello che colpisce, invece, è che a bocciare la linea di Palazzo Chigi, con argomenti analoghi a quelli dei 5 stelle, sia la Lega. La posizione del Carroccio, pur non evocando il diritto internazionale e altri formalismi cari ai pentastellati, è molto simile. Matteo Salvini, che pure per mesi si è impegnato a sembrare il più trumpiano di Italia, due giorni fa diceva: “Nessuno avrà nostalgia di Maduro ma per la Lega la strada maestra deve tornare a essere la diplomazia”. Sarà stata una dichiarazione uscita male? Un eccesso di zelo pacifista? Macché. Quella di Salvini è la linea del partito. Né più, né meno. Al Foglio lo conferma l’eurodeputato del Carroccio Paolo Borchia: “La posizione della Lega è molto chiara e trasparente ed è quella espressa dal segretario”, dice. “Maduro è stato un dittatore spietato, quello venezuelano un regime insopportabile, noi però siamo fermamente convinti che non sia questo il modo di favorire un cambio di governo. A Caracas o altrove. Così invece rischia di passare un principio pericoloso: se un governo non ci piace, possiamo buttarlo giù con la forza. Ovviamente servirà qualche giorno per capire bene quel che è accaduto e avere una lucida lettura delle motivazioni che hanno spinto gli Usa a questa azione. Ma secondo noi questo principio non deve passare”. La posizione della Lega d’altronde non è diversa da quella di tanti esponenti della galassia Maga americana che vedono nell’intervento trumpiano in Venezuela un cedimento del presidente alle posizioni neocon e all’idea di “esportabilità” della democrazia, odiata tanto dai Maga a stelle e strisce quanto dal Carroccio pacifista di Salvini.