L'intervista
Toninelli mindfulness: “Fico è una foglia. In Campania comanda ancora De Luca”
L'ex ministro 5 stelle si scaglia contro il suo ex compagno di partito. E sul silenzio di Grillo dice: "Anche io ora mi occupo di mindfulness. Da quando non c'è più il Movimento l'unica via per cambiare le cose è una rivoluzione interiore"
“Fico in Campania farà poco e niente. A governare davvero saranno De Luca e suo figlio. Ma se devo essere sincero non me ne stupisco affatto”. Danilo Toninelli, ex ministro del Movimento 5 stelle e fino a poche settimane fa membro del collegio dei probiviri del partito di Conte, commenta con il Foglio la nuova giunta campana varata il 31 dicembre. Con il favore, se non proprio delle tenebre, quantomeno delle edicole chiuse l’indomani. Il vice dell’ex presidente della Camera, l’ultra ortodosso pentastellato, Roberto Fico, sarà il cacicco dei cacicchi, lo storico Mr preferenze campano Mario Casillo, allo Sviluppo economico andrà il braccio destro di De Luca, Fulvio Bonavitacola, all’Agricoltura la vice sindaca di Clemente Mastella a Benevento Maria Carmela Serluca, mentre per la Cultura è stato scelto un uomo buono per ogni stagione, l’ex sovrintendente del Maggio fiorentino Ninni Cutaia. Insomma una giunta che di grillismo ha davvero ben poco e somiglia semmai assai di più agli equilibri ultrademocristiani del manuale Cencelli. “Non mi stupisco”, ripete Toninelli. “Quello che è accaduto, indipendentemente dai nomi, era assolutamente scontato. Un’alleanza del genere il vecchio M5s non l’avrebbe mai fatta. Avremmo stilato un programma dettagliato, individuato subito gli assessori di maggiore peso, e solo dopo fatto alleanze con chi ci stava, presentandoci in modo chiaro agli elettori. Ma questo non è più il M5s, è un partito come un altri che utilizza quel vecchio e glorioso simbolo come una foglia di Fico, mi scuso per il gioco di parole, per consentire a Vincenzo De Luca di continuare a governare”.
Proviamo a obiettare. Sarà anche così caro Toninelli, ma come dice il presidente Conte “prima di me il M5s non governava nessuna regione, adesso, ha due presidenti: Todde in Sardegna e Fico in Campania”. “E’ la dichiarazione meno 5 stelle che io abbia mai sentito”, replica stizzito l’ex ministro. “Il M5s non avrebbe mai neanche pensato una cosa del genere. Per noi non aveva alcuna importanza vincere e governare una regione, molto meglio fare bene opposizione per evitare porcherie fatte da chi vinceva. Adesso invece conta solo vincere e non quello che si fa dopo aver vinto. Il risultato è la Todde in Sardegna che come primo atto ha riaperto un inceneritore chiuso da 20 anni e poi, adesso, autorizza l’ampliamento della produzione di una società di armi tedesca, la Rheinmetall, ma ci rendiamo conto? Il vero M5s prima di candidarsi in Sardegna avrebbe scritto nero su bianco su un contratto che queste due cose non sarebbero mai state fatte. Quello di Conte non è il M5s ma un partito in tutto e per tutto uguale agli altri”.
Conte però ormai ha vinto la sua battaglia con Beppe Grillo. Ha letto il post di capodanno del fondatore? Si parla di rimanere “in silenzio”, di “noia”, “tristezza” e “dolore fisico e morale”. Sembra un discorso pieno di nostalgia. “Ho letto quello che ha scritto Beppe e, conoscendolo bene, so che non c’è nulla di malinconico nelle sue parole. Non dice ‘mi ritiro’, ma ‘prendo le distanze da una politica che è tutta una recita fatta di parole, io sto zitto, in silenzio, perché non voglio confondere le mie parole con quelle degli altri’”, spiega l’ex ministro interpretando le parole del fondatore. Un Grillo spirituale, insomma? E qui Toninelli ci stupisce: “Non in senso religioso, ma spirituale senz’altro. Anche io – racconta – mi occupo di mindfulness adesso. Ho fondato un’azienda che mette al centro il silenzio per la salute mentale. Si chiama ‘Basta pensieri’ ed è fatta solo da psicologi che fanno mindfulness psicosomatica, la massima frontiera della psicologia moderna, che dice: ‘non guardare fuori, alle cose materiali che non puoi cambiare, ma fermati, respira e cambiale dentro di te’”. Dunque lei e Grillo siete sulla stessa barca? Non siete riusciti a cambiare l’Italia, provate dunque a cambiare i vostri cuori con il silenzio? “Non c’è dubbio che questo sia oggi il primo passo per cambiare questa società, la più inconsapevole della storia dell’homo sapiens sapiens. Oggi senza una comunità politica straordinaria come quella del vecchio M5s francescano, l’unica via per cambiare le cose è una rivoluzione interiore. In futuro chissà, magari qualche persona elevata spiritualmente, come furono Beppe e Gianroberto Casaleggio, aggregherà di nuovo delle persone. Purtroppo, per ora, all’orizzonte non si vede nulla”.
Meditazione e silenzio a parte, non servono anche i tribunali? Grillo non dovrebbe adire le vie legali per riprendersi il simbolo? “Non serve più”, ci risponde un Toninelli ormai pronto a raggiungere il Nirvana. “Certo fa rabbia vederlo usare a questi indegni epigoni. Conte avrebbe dovuto fare il suo partito e lasciarci seppellire il simbolo del Movimento in pace, ma va bene lo stesso. Il Movimento esiste ormai solo come un disegnino scritto su un foglio, chi amava i valori che incarnava si è già allontanato a prescindere e non si reca più alle urne come me”. A Conte il simbolo, a Fico i cacicchi. A Grillo e Toninelli il cambiamento del cuore.