Alessandro Giuli inaugura un museo per Mario Sironi, il pittore amico del Fascio

Ginevra Leganza

Dopo le mostre su Tolkien e sul Futurismo,  nel 2026 il ministero della Cultura dedica un grande museo all'inizatore del Novecento 

Roma. In principio furono Sangiuliano e gli elfi di Tolkien. Vennero poi le dimissioni  e l’interregno alla Gnam. Ossia la mostra tra Genny e Giuli – forme uniche della continuità nello spazio – su Boccioni, Balla e i futuristi del paese nostro. Infine, nel 2026 – penultimo anno del governo di destra  – è tempo al Mic di Mario Sironi. Più che arte e identità, pittura e comunità.

 

Nell’anno che sta iniziando ci saranno quindi diverse mostre, e persino un museo, tutti dedicati al grande pittore amico del Fascio. Al Collegio romano, in spregio al “mimetismo democristiano”, elaborano un piano d’arte. Un anno, appena cominciato, e tutto dedicato all’amico di Margherita Sarfatti. L’iniziatore del Novecento. 


Mario Sironi, che è già presente nell’ambito del progetto Restituzioni 2025, sarà protagonista di una grande mostra. Ma sarà soprattutto al centro di un museo biografico pensato da Alessandro Giuli. Una casa delle muse, nella Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra, la cui realizzazione è affidata alla Fondazione della Quadriennale di Roma.


 Sicché, dopo i nani informi del fantasy – e dopo  la dromomania futurista – il ministro ha pensato alla geometria perfetta dell’Allieva e delle più politiche (e fasciste) periferie urbane. Una permanente per l’uomo che, oltre a dipingere, disegnò le copertine del Popolo d’Italia dal 1922 fino al ’43. 


Come rispondere, allora, alla taccia di destra stinta, mimetica, democristiana? Come reagire, senza infiammarsi troppo, all’accusa di destra scolorita?  Giuli ha pensato a una lettera di intenti tra la Quadriennale e l’Associazione Nazionale Mutilati, con l’impegno da parte della Fondazione di portare avanti il progetto e dell’Associazione di cedere, a titolo oneroso, lo spazio espositivo. Nel frattempo che bolle in pentola l’accordo con l’Archivio Sironi per cui il Ministero si impegnerà a gestire il Museo e l’Archivio a cedere, in parte a titolo gratuito, un nucleo di opere. L’Associazione  permetterà poi al Mic la realizzazione dei lavori di ristrutturazione e musealizzazione nell’arco di un anno. 


Dopo la piccola tempesta, quindi, il ministro risponde alle accuse di “mimetismo” con le  geometrie perfette di Mario Sironi. Con le forme nere e platoniche dei suoi quadri. Con la pittura murale e con un archivio digitale che vuol essere il fulcro di “un museo diffuso”. “La pittura murale – scriveva Sironi nel ‘33 – opera sull'immaginazione popolare più direttamente di qualunque altra forma di pittura”. E ancora: “La pittura murale è arte sociale per eccellenza”. Arte sociale? Dopo i nani di Tolkien e il manifesto di Marinetti, rossi e bruni potrebbero apprezzare. Chissà. 

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