Le dinastie campane. I Mastella, i Manfredi, i De Luca. Antropologia dei ceppi patriarcali
“In Campania si governa tradizionalmente per dinastie vicereali più che patriarcali”, ci dice l’antropologo Marino Niola. “I Gava ne sono il paradigma, per non dire del Comandante”
Più che famiglie, dinastie. Ceppi regnanti o patriarcati territoriali. “Il nostro nome è un brand”, ha detto Pellegrino Mastella, eletto col padre Clemente nella terra dove sul cognome prevale forse il patronimico. In Consiglio regionale, oggi, ci sono quindi i Mastella di Benevento, i Manfredi di Napoli, i De Luca di Salerno. Padri, figli, fratelli. E se pure il parentismo non è appannaggio campano – bensì cifra della Nazione – c’è qualcosa, qui, di molto speciale.
“In Campania si governa tradizionalmente per dinastie forse più vicereali che patriarcali”, ci dice l’antropologo Marino Niola. “I Gava ne sono il paradigma, per non dire del Comandante”. Achille Lauro, eletto alla Camera e al Senato, lasciò un seggio al figlio Gioacchino nel ’68. “Già loro esercitavano un potere ampio ma riflesso, e con evidenti risvolti personali. Quelli che Hobbes chiama ‘poteri naturali’ e fa discendere dal corpo, essendo strettamente legati alla persona più che alla comunità”. E’ la geofilosofia del Vesuvio. Sicché, venendo a noi, se il romanzo campano non è precisamente patriarcale, esso è certamente molto maschile. Ed ecco dunque gli uomini. I maschi.
Il primo è Massimiliano Manfredi, che del sindaco di Napoli è fratello cadetto e che è da ieri presidente del Consiglio regionale. Poi è il neo segretario dem Piero De Luca – ricorderete – riscatto pagato da Schlein per ammansire lo “sceriffo” (ogni uomo ha un prezzo: quello di don Vincenzo è un figlio suo). Infine, Pellegrino Mastella, candidato consigliere nella lista del padre. Figlio eletto, anzi elettissimo, epperò escluso tra gli assessori di Roberto Fico. “A saperlo non l’avrei candidato”, ha detto ieri Clemente, candidamente, contestando la scelta del neo governatore. “I Mastella recuperano voti uno a uno”. Perché in effetti il fracco di voti per Pellegrino – 13.841 – è vieppiù colossale se si considera che la lista di Clemente ne ha ottenuti 17.701. Il loro nome è un brand, ha detto Mastella il Giovane. Non meno lo sono gli altri. Altrove. “Il caso dei Manfredi però è diverso”, chiosa Niola. “Il sindaco di Napoli non appartiene a questa filiera tradizionale: il suo stile non è patriarcale. Manfredi non fa proclami, è un ingegnere, viene dal mondo del lavoro, dopodiché ha un fratello, ma questo può capitare a tutti”. Certo. Quello che capita soltanto in Campania, invece, è l’alternanza famigliare e piuttosto maschile che dalle dinastie teatrali dei De Filippo ha portato a quelle territoriali dei De Luca. “A Napoli è così”, conclude la nostra guida. “La famiglia prevale sempre sulla società”. E’ un male? “A volte è un male, a volte no”. Dipende dalle famiglie.