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L'intesa

Prima intesa Ue sui paesi sicuri. Piantedosi: "E' una svolta, anche per i centri in Albania"

Alessandro Villari

Il Consiglio europeo dei ministri degli Interni ha raggiunto un accordo che permetterà di ampliare i casi in cui la domanda di asilo potrà essere respinta per inammissibilità e presenta una nuova lista comune di paesi considerati sicuri, compresi Bangladesh ed Egitto. Qui varranno le procedure "accelerate" essenziali per far funzionare davvero i centri albanesi

I ministri degli Interni dell'Ue hanno raggiunto l'accordo sul regolamento sui paesi d'origine sicuri e i paesi terzi sicuri. L'intesa ora andrà negoziata con il Parlamento europeo per arrivare all'approvazione definitiva, ma se dovesse passare consentirà all'Italia di mettere operativamente in funzione i centri in Albania, su cui tanto si è speso il governo Meloni. Come spiega il Consiglio in una nota, il nuovo regolamento che rivede il concetto di paese terzo sicuro - passato a maggioranza qualificata con i voti contrari si Spagna, Grecia, Francia e Portogallo - amplierà le circostanze in cui una domanda di asilo può essere respinta per inammissibilità. Il Consiglio ha inoltre completato un elemento chiave del patto sulla migrazione e l'asilo del 2024, concordando il primo elenco comune Ue di paesi di origine sicuri, che consentirà agli stati di trattare le domande di protezione internazionale presentate dai cittadini di questi paesi in modo "accelerato". Oltre a quelli candidati all'adesione all'Ue, la nuova lista comune comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia a cui poi i 27 potranno aggiungere i propri elenchi nazionali. Finora i provvedimenti dei giudici sui centri albanesi andavano in contrasto con la linea dell’esecutivo perché la lista italiana dei paesi considerati sicuri non poteva prevalere sulla valutazione caso per caso prevista dalle norme internazionali, come aveva ribadito la Corte di giustizia europea. I pronunciamenti dei giudici riguardavano spesso proprio ricorsi di cittadini di Egitto e Bangaldesh, ora dunque le cose potrebbero cambiare.

 

Dopo la notizia dell'accordo, il centrodestra esulta. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato: “La svolta che il governo italiano ha chiesto in materia di migrazione c’è stata. Gli stati potranno finalmente applicare le procedure accelerate di frontiera (così come previsto dal protocollo Italia-Albania) e a questo si aggiunge l’importante novità che i ricorsi giudiziari non avranno più effetto sospensivo automatico della decisione di rimpatrio. Inoltre - ha proseguito il ministro - la definizione di una lista europea dei paesi terzi sicuri, dove compaiono anche Egitto, Tunisia e Bangladesh è in linea con i provvedimenti già adottati dall’Italia". Piantedosi ricorda che "per il buon esito dei negoziati è stata fondamentale la collaborazione, proposta dall’Italia, con la Francia e la Germania: con quest’ultima, in particolare, abbiamo condiviso un nuovo approccio verso le Ong, che abbiamo convenuto costituire spesso un fattore di pull factor per i flussi migratori irregolari. In coerenza con il quadro europeo, Italia e Germania hanno inoltre concordato un azzeramento dei Dublinanti fino all’entrata in vigore del nuovo Patto asilo e migrazione quando i nuovi meccanismi adottati garantiranno il giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità”.

 

"Accogliamo con grande soddisfazione l'accordo del Consiglio Ue oggi sui Paesi terzi sicuri e sui rimpatri. E' un risultato che conferma quanto l'Italia guidata da Giorgia Meloni abbia fornito una linea chiara e coerente all'Europa sull'immigrazione" ha dichiarato Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d'Italia-Ecr al Parlamento europeo. "È un segnale importante: l'Europa prende atto che non si può lasciare tutto il peso dell'immigrazione irregolare sui paesi di frontiera. Queste misure permetteranno procedure più rapide e certe e contribuiranno a diminuire la pressione su stati come l'Italia, che per troppo tempo hanno sopportato da soli l'impatto dei flussi. Oggi - conclude Fidanza - possiamo dire che una visione che abbiamo portato avanti con determinazione sta diventando realtà".

 

"La posizione assunta oggi dal Consiglio, unitamente alle dichiarazioni della Commissione europea, segnano un passo concreto nel processo di riforma della gestione migratoria a livello comunitario". Lo afferma l'eurodeputato Alessandro Ciriani (FdI-ECR), relatore per il Parlamento europeo sul dossier relativo alla lista UE dei paesi di origine sicuri. L'accordo raggiunto nel Consiglio europeo, continua Ciriani, offre "strumenti pratici per snellire le procedure e rendere più rapido ed efficiente l'esame delle domande di protezione internazionale. Non si tratta di mero tecnicismo: queste disposizioni permettono di separare con maggiore tempestività chi ha diritto a tutela da chi presenta domande inammissibili, contribuendo così a contenere gli abusi e a ridurre la pressione sugli stati membri".

 

A chi proviene da questi paesi verranno applicate infatti le nuove procedure che prevedono un esame accelerato delle domande di protezione internazionale o la possibilità che l'istanza venga esaminata in un paese terzo extra Ue dal quale sono transitati. Secondo il ministro per l'Immigrazione della Danimarca Rasmus Stoklund "Ciò renderà possibile spendere le risorse degli stati membri in modo molto migliore, perché potremo respingere le persone che non hanno motivo di chiedere asilo in Europa, e sarà possibile creare meccanismi e procedure che ci permettano di rimandarle indietro più rapidamente". Infatti il concetto di paese terzo sicuro consente agli stati membri di respingere una domanda di asilo in quanto inammissibile, cioè senza esaminare il merito, quando i richiedenti asilo avrebbero potuto chiedere e, se idonei, ottenere protezione internazionale in un paese extra-Ue considerato sicuro per loro.

 

"Abbiamo un afflusso molto elevato di migranti irregolari - dice il ministro - i nostri paesi europei sono sotto pressione. Migliaia di persone annegano nel mar Mediterraneo o subiscono abusi lungo le rotte migratorie, mentre i trafficanti di esseri umani accumulano fortune". Questo dimostra, continua Stoklund, che "il sistema attuale crea strutture di incentivi malsani e un forte fattore di attrazione, difficili da eliminare. Il nuovo accordo consentirà "agli stati membri di stipulare accordi con paesi terzi sicuri sull'esame delle domande di asilo al di fuori dell'Europa". Secondo le norme aggiornate concordate dal Consiglio, gli stati membri - nei casi in cui non si tratti di minori non accompagnati - potranno applicare questo concetto sulla base di tre opzioni: esiste un "collegamento" tra il richiedente asilo e il paese terzo, anche se questo collegamento non sarà più un criterio obbligatorio; il richiedente è transitato attraverso il paese terzo prima di raggiungere l'Ue; se esiste un accordo o un'intesa con un paese terzo sicuro che garantisca che la richiesta di asilo di una persona venga esaminata nel paese extra-Ue in questione. Inoltre l'accordo raggiunto dal Consiglio prevede anche che un richiedente che presenta ricorso contro una decisione di inammissibilità basata sul concetto di paese terzo sicuro non avrà più il diritto automatico di rimanere nell'Unione per tutta la durata del procedimento di ricorso, anche se resta in vigore il diritto del richiedente di chiedere a un tribunale il diritto di rimanere.

 

"Questo è un importante passo avanti che abbiamo appena compiuto", ha dichiarato Stoklund. "Ora abbiamo il quadro giuridico affinché gli stati membri possano creare centri di accoglienza e altre soluzioni di questo tipo con paesi terzi: questo è estremamente importante per cambiare i difetti fondamentali dell'attuale sistema di asilo, dei quali parliamo da molti anni, secondo cui non funziona, aiutiamo le persone sbagliate e non aiutiamo quelle realmente bisognose, e per controllare la migrazione verso l'Europa".