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Liberali e proporzionali

Marattin lancia l'assemblea dei libdem con Calenda: “Inizia il percorso verso un solo partito”

Gianluca De Rosa

Il deputato invita il il leader di Azione all'assisse del suo partito in vista delle politiche del 2027: "Sarà un anno utile ad amalgamarci. Legge elettorale? Serve il proporzionale puro". E sull'emendamento sull'oro di FdI: "E’ una bufala colossale. Siamo nel solco del terrapiattismo economico"

“Come abbiamo sempre detto l’obiettivo è arrivare alle elezioni politiche del 2027 con un’unica offerta politica liberal democratica alternativa ai due campi. Non vogliamo più ripetere gli errori del terzo polo”. Luigi Marattin, nella sua veste di segretario del partito liberal democratico, oggi esporrà la sua relazione agli iscritti nel corso di un’assemblea a Roma alla quale parteciperà anche Carlo Calenda, con il quale ormai il percorso verso un partito unico è avviato. “Sarà l’inizio di questo percorso che andrà avanti tutto l’inverno: sarà un lavoro di preparazione, di amalgama, di condivisione e di costruzione di fiducia. Insomma, tutto quello che è mancato al terzo polo e che serve mettere in campo ora, quando alle elezioni manca un anno e mezzo, dice”. Che forma avrà questa lista? Ci sarà un nuovo nome? “Aspettiamo di capire la legge elettorale quale sarà. L’unica cosa sicura è che non sarà una lista fatta tre mesi prima del voto e con carattere di provvisorietà, ma sarà l’embrione del nuovo partito unico”. Ne farà parte anche Ora, la piattaforma lanciata da Michele Boldrin e Alberto Forchielli? “Direi che per far parte di questo nuovo terzo polo debba essere necessario quanto meno essere liberal democratici e alternativi ai due poli, e mi pare che loro abbiano detto proprio al Foglio di non definirsi liberal democratici”.

 

A proposito di legge elettorale, cosa pensa dell’attuale dibattito: i meloniani dicono che se non si cambia sistema nel 2027 non vince nessuno, il Pd – ma anche Matteo Renzi – grida al colpo di spugna della premier. “Questo – risponde Marattin – è l’unico paese al mondo dove le leggi elettorali non si fanno in virtù di un’idea di democrazia decennale, ma in virtù delle convenienze elettorali  dei prossimi mesi. C’è un nodo che l’Italia non scioglie da 30 anni: vogliamo essere una democrazia proporzionale, in grado di rappresentare tutte le sfumature del panorama politico, come Germania, Austria e Danimarca o maggioritaria, come Francia e Regno Unito, dove il giorno dopo le elezioni si conosce il vincitore? Da noi negli ultimi 30 anni a questa domanda è stata data una risposta a metà: un po’ proporzionali, ma anche un po’ maggioritari, cambiando i pesi a seconda delle convenienze  del momento”. E lei per quale soluzione protenderebbe? “Ritengo che i partiti che compongono oggi il panorama politico italiano siano troppo diversi tra loro per essere forzati all’interno di coalizioni pre-elettorali”, risponde il deputato.

 

“Le soluzioni possibili sono due: un proporzionale puro, con intese dopo le elezioni, che consentirebbe di pesare quanto valgono i liberali, quanto i conservatori, etc. O un maggioritario vero a doppio turno, dove si sfidano nei collegi i due candidati che prendono più voti al primo. Tra i due sistemi preferirei il proporzionale, quindi la proposta Meloni che circola ci vede favorevoli, a patto di cancellare il premio che sarebbe l’ennesimo stratagemma per svolgere il ruolo che oggi hanno i collegi: essere il collante di cose inconciliabili, come Iv e M5s o FI e Lega. Ovviamente entrambi i sistemi si porterebbero dietro delle riforme da fare: il monocameralismo in entrambi i casi, sfiducia costruttiva nel caso del proporzionale, e i meccanismi di check and balance, come lo statuto delle opposizioni, in caso di maggioritario. Su una riforma del genere saremmo pronti a parlare con tutti, anche inserendo la nuova legge elettorale in Costituzione”. Cambiamo argomento: la manovra. Il governo pensa di aumentare ulteriormente l’Irap alle banche. Il ceo di Intesa Carlo Messina chiede “rispetto” all’esecutivo. “Con una destra così che aumenta l'imposta che Berlusconi voleva abolire per mandare in pensione la gente prima come chiede la Cgil, a che serve la sinistra?”.

 

E l’oro della Banca d’Italia? Tornerà allo stato come previsto da un emendamento di FdI, su cui è arrivato il parere contrario del Mef? “E’ una bufala colossale. Siamo nel solco del terrapiattismo economico, come con l’emendamento Borghi per l’uscita dal Mes”. Intanto le opposizioni discutono su chi andrà ad Atreju. Conte o Schlein? Meloni dice che non può essere lei a scegliere il leader dell’altro campo. “Questi dibattiti non mi interessano”, risponde Marattin. “Io ad Atreju andrò a parlare di fisco con il viceministro Leo, perché è a questo che dovrebbero servire i confronti tra esponenti di partiti diversi: a discutere di contenuti. Questi balletti per legittimare una leadership sono uno show terribile che allontana le persone dalla politica. Schlein e Conte vogliono essere leader, e questo ci è chiaro, meno chiaro è di quale progetto politico. Non vanno d’accordo su nulla”.

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