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l'intervista

Gori: "Il Pd non fa abbastanza per le imprese. Da Prato lanciamo proposte, non posizionamenti"

Luca Roberto

L'ex sindaco di Bergamo ed europarlamentare, esponente dei riformisti dem: "Il senso del nostro contributo al Pd e al centrosinistra è offrire soluzioni ai problemi. C'è un problema evidente per il partito al nord. Buono il risultato in Veneto? Ma se abbiamo perso di 30 punti. Conte? Sui temi internazionli ci sono nodi da sciogliere"

“Il paese è fermo, quest’anno cresce dello 0,4 per cento e, al netto del Pnrr, significa che il segno è negativo. La produzione industriale è andata indietro di 8 punti dal 2021. E’ cresciuta l’occupazione, ma se il Pil  nel frattempo è fermo significa che la produttività è calata. E infatti è calata di 3 punti. Ogni anno perdiamo 120 mila abitanti, a dimostrazione che c’è un problema demografico molto grave, destinato a peggiorare. Io credo che il compito di una forza politica che voglia candidarsi a governare il paese sia quello di affrontare innanzitutto questi temi, con la massima concretezza. A partire dalla competitività del sistema produttivo, da cui tutto il resto discende”. E’ con questo approccio che Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo ed europarlamentare del Pd, parteciperà oggi al convegno organizzato dai riformisti a Prato, dal titolo “Innovare per competere. Le nuove sfide della manifattura”. A 140 chilometri da lì, a Montepulciano, si riunisce invece il Pd schleiniano. E’ il segno che lo sviluppo, la crescita economica, non sono adeguatamente rappresentati nel partito? “Non abbastanza, a mio parere. Ci interessano i salari, il potere d’acquisto delle famiglie, l’investimento pubblico per la sanità? Vogliamo che le persone tornino ad avere fiducia nel futuro? Dipende tutto da come gira il motore. Se è fermo, non c’è redistribuzione e non ci sono risorse pubbliche da investire, non c’è speranza. Altre iniziative sono poi in programma sui temi della povertà, della sicurezza e sul sud”, dice Gori. “Da Prato non verrà fuori un posizionamento, quanto delle proposte. E’ la cifra riformista e pragmatica che ci caratterizza, il senso del nostro contributo al Pd e al progetto del centrosinistra.  Vogliamo arricchire il confronto sulle politiche necessarie per affrontare i problemi del paese”.

 

Del resto, anche l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha fatto intuire quanto il nord produttivo, non sempre allineato col governo, possa rappresentare una prateria inesplorata cui la sinistra dovrebbe guardare. Passiamo allora alle proposte specifiche che ha in mente Gori e che proporrà quest’oggi: “In breve: la prima è quella di introdurre la possibilità, per le imprese, di dedurre dall’imponibile tutti gli investimenti qualificati, una misura più semplice e più potente di Industria 4.0, fondamentale per rafforzare il potenziale di innovazione e di crescita delle aziende. La seconda è l’estensione a tutte le Pmi delle agevolazioni fiscali di cui fruiscono oggi i soggetti che investono nelle start-up innovative”. Faciliterebbe la fusione tra imprese e quindi la crescita dimensionale delle Pmi. La terza è sull’IA. “Va creato uno specifico programma per promuoverne l’applicazione nelle imprese manifatturiere. Ed è necessario incentivare sia la domanda, partendo dall’assessment dei dati che ogni impresa produce, e dalla formazione, sia l’offerta di servizi, sostenendo la nascita di start-up dedicate all’integrazione dei sistemi”, spiega l’europarlamentare. La quarta punta a facilitare il contributo dell’immigrazione qualificata. Infine, la quinta comprende due interventi finalizzati a ridurre il costo dell’energia, che zavorra le imprese italiane: da un lato la cartolarizzazione degli oneri derivanti dal vecchio Conto Energia, dall’altro la restituzione alle imprese di tutti i ricavi delle aste ETS, come prescritto dalla legge europea”, spiega Gori.

 

Sono proposte molto precise per parlare a un mondo, quello produttivo, con cui il Pd ha non poche difficoltà. Del resto ci si può accontentare del risultato in Veneto? “Certo che no”, dice Gori. “Manildo ha fatto un ottimo lavoro, ma abbiamo perso di oltre 30 punti. Ed è un fatto che non governiamo nessuna regione del nord. E’ un problema? Eccome se lo è”. Difficilmente se ne parlerà a Prato, ma anche i rapporti con Giuseppe Conte, con cui sembra esserci una competizione perenne per la leadership del campo largo, sono problematici per il Pd, non trova? “Che Conte voglia dedicare i prossimi mesi a definire le priorità del M5s mi pare normale. E’ quello che dovrebbe fare anche il Pd, per poi provare a costruire una proposta comune”, conclude Gori. “Dopodiché non nascondo che, parlando soprattutto di temi internazionali, ci sono alcuni nodi rilevanti da sciogliere. L’altro giorno a Strasburgo abbiamo votato sull’Ucraina, noi in un modo e i 5stelle in gran parte all’opposto. Non è cosa di poca importanza e non è cosa che si possa far finta che non ci sia”.

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  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.