Guido Crosetto - foto Ansa

l'intervento

Crosetto: "Attacco dell'Iran gravissimo. Ma Israele non forzi le regole"

Redazione

"Non vogliamo una escalation che potrebbe portare a un punto di non ritorno", dice il ministro della Difesa. Schlein chiama Meloni. i primi distinguo di Conte e Bonelli

"Un attacco gravissimo e senza precedenti". Con queste parole il ministro della Difesa Guido Crosetto giudica l'attacco che nella notte tra sabato e domenica l'Iran ha lanciato contro Israele. In un'intervista al Corriere della Sera spiega quello che è successo: "Credo di fare un'analisi obiettiva: l'Iran ha attaccato Israele come rappresaglia alla bomba del 3 aprile al suo consolato in Siria che ha ucciso un generale di grande spicco a Teheran, ma anche di collegamento con Hamas. Hanno utilizzato 250 droni, 100 missili balistici e 50 da crociera. Il 99 per cento di tutti questi sistemi di attacco sono stati intercettati e abbattuti dal sistema di difesa aerea e contraerea israeliano, con l'aiuto di americani, britannici e giordani. I danni sono stati limitati, l'attacco era stato annunciato da tempo ed ha consentito di far preparare la difesa. Oggi l'Iran lo ha considerato concluso".
 

La risposta israeliana a questo attacco "probabilmente ci sarà", dice sempre Crosetto, ma si augura che sia la meno dura possibile: "Quando si forzano le regole del diritto internazionale, ci si mette contro le opinioni pubbliche del mondo e, proseguendo su questa strada, non si fa il bene dei propri figli, di chi verrà in futuro e della stessa sicurezza e saldezza dello stato di Israele, principio per noi irrinunciabile". Il ministro poi commenta gli appelli lanciati durante la riunione straordinaria del G7 convocato dalla stessa Giorgia Meloni: "Ritengo improbabile che Israele si fermi, viste le proporzioni dell'attacco iraniano, come non si è fermato di fronte alle nostre richieste di una tregua a Gaza, per salvaguardare le vite dei civili. Quindi mi aspetto un'ulteriore risposta".

 

 

Una risposa che "vedremo solo nel momento in cui avverrà: Israele sa di non poter accettare che Teheran diventi una potenza nucleare perché cambierebbero totalmente gli equilibri nell’area", spiega Crosetto, che aggiunge: "I falchi al governo considerano questa un’occasione imperdibile per colpire i reattori nucleari dell’Iran, anche perché, pur non essendo disponibili a intervenire direttamente, gli Usa hanno appena stanziato i fondi per sostenere i loro sforzi militari e hanno dichiarato il loro totale appoggio".

 

 

Il ministro, poi, spiega che nel paese esiste un'area più moderata di fronte alla guerra: "Netanyahu sa bene che il suo stesso paese è diviso e sa che una reazione sproporzionata spaccherebbe anche il mondo arabo, mettendo a rischio l'intero processo di dialogo e stabilizzazione che a loro interessa, a partire dall'Arabia Saudita", dice. E aggiunge anche dettagli sul nostro posizionamento nell'ipotesi di una spaccatura: "L'Italia nel caso di una reazione forte starebbe dalla parte della 'comunità' internazionale. Non vogliamo una escalation, né giustificare un tipo di attacco che potrebbe portare a un punto di non ritorno. Diversa sarebbe una reazione di deterrenza, in una logica di confronto a distanza tra nemici storici".
 

"Militarmente l'Italia è in quell'area all'interno di coalizioni internazionali che non sono in guerra ma operano per la pace – dice Crosetto –. A oggi i rischi dei nostri contingenti in Iraq e Kuwait sono immutati, mentre aumentano quelli in Libano e in Mar Rosso, anche se le nostre truppe non sono degli obiettivi per nessuno dei contendenti che anzi le rispettano. Siamo in contatto con tutte le altre forze Unifil, monitoriamo, ma i rischi sarebbero dati da incidenti occasionali, non da atti intenzionali contro i nostri contingenti. I nostri militari lo sanno benissimo", conclude il ministro.

Le reazioni della politica all'attacco dell'Iran

Di fronte alla moltitudine dei droni lanciati da Teheran contro Israele, la condanna dell'attacco del governo italiano è stata netta sin da subito, attraverso le parole pubblicate su Twitter dalla premier Meloni. Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha condannato l'accaduto, sentendo la premier al telefono per collaborare: "L’attacco iraniano a Israele va condannato con forza. L’impegno della comunità internazionale dev’essere tutto teso a evitare l’escalation, far cessare il fuoco e a costruire la pace in Medio Oriente. Su questo ho già sentito la presidente del Consiglio per esprimere tutta la nostra preoccupazione e offrire collaborazione nell’interesse dell’Italia".
 

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte però ha sin da subito fatto dei distinguo: "La rappresaglia militare contro Israele, in risposta all’attacco di Tel Aviv contro il consolato iraniano a Damasco, rischia di scatenare una guerra totale tra i due paesi dagli esiti imprevedibili per l’intera regione mediorientale e per il mondo intero", afferma, aggiungendo: "La comunità internazionale si mobiliti per scongiurare ulteriori controreazioni che innescherebbero un’escalation inarrestabile e senza ritorno. Questa spirale di violenza va fermata subito, prima che sia troppo tardi".

 

E altri distinguo ancora più importanti sono arrivati dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli: "Condanno il lancio di missili ma attenzione, bombardare un’ambasciata in territorio siriano, da parte di Israele, è un atto di violazione del diritto internazionale".
 

Dal centro, poi, il leader di Italia Viva Matteo Renzi tira in ballo l'Europa: "La risposta iraniana era largamente attesa. C’è uno scacchiere complicatissimo. Quello che farà Israele non siamo nelle condizioni di dirlo. L’Iran ha fatto una operazione di grande impatto mediatico, Israele si è difeso, ma siamo solo a metà del guado e non si vede la politica. In tutto questo dove è l’Europa?". Carlo Calenda, leader di Azione, ha invece commentato: "L’Iran e i suoi alleati estremisti attaccano Israele. Piena solidarietà, quindi. Ricordiamoci che sono nemici di Israele tanto quanto sono nemici dell’Occidente tutto. Avversari del nostro modo di vivere libero e democratico". 

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