Le cime di rape

Schlein "morde" Conte: "Hai rotto l'unità. Aiuti la destra". Ma resta il rebus Bonaccini

Carmelo Caruso

Da Bari la segretaria risponde al leader del M5s, ma nel partito è ancora confusione. Il governatore emiliano e Zingaretti meditano di non correre alle europee

Pure la parte del Pd cornuto. Ora l’offeso lo fa lui,  Conte: “Se i dem non ritirano l’accusa di slealtà ci saranno conseguenze”. Vola a Bari, manda all’aria le primarie, perché  al Pd manca solo l’indagine per calzini puzzolenti, ma Schlein, finalmente, intensa, gli replica: “Abbiamo  lavorato per l’unità a differenza di altri”, “Conte l’ha rotta e  aiuta la destra”; “aveva architettato la conferenza stampa”; “chi ha iniziato a fare politica da  Chigi non conosce la militanza”. Se tra sei mesi resta ancora alla guida del partito, non avrà  rivali; se lascia, e  si ritira in Tibet, non le basteranno sette anni. Le tocca gestire la suburra alle cime di rape. Bonaccini  non vuole più  candidarsi. La segretaria ha chiesto ad Andrea Orlando di correre. Lo chiamavano il “panino” di Elly, lo schema europeo (un civico, una figura del partito e lei) ma è già “fracico” e  serve una tisana al carciofo.


Erano dunque entrambi a Bari, sia Schlein e Conte, ma l’una, Schlein, venerdì pomeriggio, arrivava, e l’altro, Conte, partiva. Dopo la “capata”, la testata del leader del M5s al Pd, il “no” alle primarie, il duro commento sul caso Salis, “dal Pd un balletto mediatico”, non ci sarebbero state telefonate e contatti. Dal M5s fanno sapere che “no, nulla”. Schlein ha altro a cui pensare. Raccontano che sarebbe stata tentata di annullare il viaggio in Puglia ma che poi abbia detto: “Andiamo”. Si è mostrata decisa e ha riscaldato i cuori con la frase “non posso accettare gli attacchi alla comunità”. La sua linea è sempre stata “io non picchio gli alleati”, “io non litigo con Conte. Io mi occupo solo di Meloni”. E’ la non belligeranza dentro le mura del centrosinistra, la neutralità svizzera che non piaceva al regista Orson Welles perché “in 500 anni di amore fraterno, democrazia e pace, gli svizzeri hanno prodotto l’orologio a cucù”. I dirigenti dem, quelli di Base Riformista per primi, avevano avvisato la segretaria: “Guarda che Conte non ha frequentato i collegi del Ticino, lui, da bambino, mangiava i fichi d’india e si pungeva le mani”. In meno di due mesi il leader del M5s ha mandato a sbattere il suo ex ministro Roberto Speranza, poi è stato il turno di Francesco Boccia; un altro che passerebbe per un suo caro amico, nonché l’unico che può permettersi di dare consigli a Schlein. Era Boccia il demiurgo dell’esperimento Puglia, il tempio del campo largo, ma ora in quella regione ci sono più rovine dell’Isola di Pasqua. Agitando la questione immorale del Pd, Conte, dopo Bari, continuerà a marcare la differenza a Firenze, in Piemonte, alle regionali. C’è un altro caso di votaccio di scambio che riguarderebbe un esponente socialista poi avvicinatosi al Pd di Torino. Sono i cerini di Conte e gli servono a incendiare il campo, a prendere la sua parte di sinistra. In Basilicata ha fatto già bere al Pd la cicuta e costretto ad abbandonare la carta Chiorazzo. In Puglia, a Bari, ha ormai scelto di sostenere Michele Laforgia e non accetta alternative né un terzo nome (è la nuova fantasia che gira) meno che mai Leccese (il nome del Pd). Non è certo colpa di Schlein se in questa città, in questa regione è scoppiata la pestilenza giudiziaria e non è neppure colpa della segretaria se Emiliano e Decaro se le danno di nascosto per prendere l’uno il posto dell’altro. Da mesi si dice che Decaro voglia andare in Europa per poi far ritorno e candidarsi al posto di Emiliano (che è una quinta colonna del M5s). Non è una colpa di Schlein, ma non è neppure la soluzione rimandare, prendere tempo, come ha fatto la segretaria. Mancano due mesi alle europee e nel Pd nessuno può ancora cercare voti perché non è noto  se Schlein correrà come capolista o terza, se, al centro Italia, Tarquinio, direttore dell’Avvenire, toglierà il posto a Zingaretti (un altro che ora pensa di non candidarsi e di mandare avanti Massimiliano Valeriani, il suo aiutante di campo). Si sta perdendo tempo prezioso con la fantasia, con la creatività. Si può chiedere a Orlando a meno di due mesi di coprire il nord-ovest, di gareggiare? Giovedì pomeriggio, alla Camera, l’ex ministro Pd ne parlava con Gianni Cuperlo, si confrontava. E  però, se corre Orlando è ovvio che non può che stare in coppia con Cecilia Strada; primo lui e seconda lei o viceversa. Gli altri? Giorgio Gori, il sindaco di Bergamo, che da un anno almeno è in piena campagna, una volta saputo non ha gradito perché avrebbe un rivale insidioso in un collegio dove manca poco e inseriscono il semaforo. Tarquinio, anche solo per le offese che sta ricevendo, va tutelato e inserito capolista, come non può che esserlo Bonaccini, al nord-est, ma pure Bonaccini adesso non ha più tanta voglia perché “i sindaci mi chiedono di riflettere” e perché coltiva l’idea che ci possa un suo terzo mandato, un terzo tempo anche nel Pd. Non sempre il numero “tre” porta bene. Tormentata dalla decisione, Schlein aveva creduto di aggirare la candidatura da capolista proponendo “di fare la terza”. Potrebbe invece dover fare la prima, nel nord ovest, al posto di Bonaccini perché in politica non esiste il terzo uomo.  Anche  nei film, che ama la segretaria, “Il Terzo Uomo” veniva canzonato dal suo più caro amico che diceva, del terzo, “era solo un simpatico idiota”.

 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio