Partito frigorifero

Cosa offre Cateno De Luca ai 17 partitini che si candidano con la sua lista alle europee

Gianluca De Rosa

Se il "Fronte della libertà" riuscirà a superare il 4 per cento, per tutti i micromovimenti che hanno messo il loro contrassegno nel simbolo sarà possibile accedere al 2 per mille e, in potenza, evitare le quasi impossibili raccolte firme per presentare le liste

Qualcuno l’ha già ribattezzata la lista frigorifero. Nel senso che, a guardarla, sembra proprio un frigo. Uno di quelli di metallo, cosparsi di calamite. Solo che al posto dei magneti, souvenir di viaggi mozzafiato, qui ci sono 17  piccoli loghi, simboli di altrettanti partitini e micro movimenti. Al centro campeggia, tutta maiuscola, la parola “LIBERTA’”. Tutto intorno c’è qualunque cosa: euroscettici (con l’Italexit orfana di Paragone, e il movimento Uscita dell’ex grillino Marcello De Vito), no vax (con il movimento Vita dell’ex 5 stelle Sara Cunial), animalisti ed ex leghisti, una folta rappresentanza che spazia dal partito popolare del nord dell’ex ministro Roberto Castelli al popolo veneto dell’ex senatore putiniano Vito Comencini fino al Grande Nord. Tra gli ultimi ad aggiungersi il Popolo della famiglia di Mario Adinolfi, i civici in movimento dell’ex sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi e Sovranità, sigletta fondata da alcuni fuori usciti dal movimento di Gianni Alemanno. L’unico simbolo leggermente più grande è quello di Sud chiama Nord, il movimento di Cateno De Luca, l’ideatore di questo pazzo fronte della libertà. Ieri all’hotel Nazionale lui se la sghignazzava: “Sono l’uomo delle imprese impossibili, è ovvio che puntiamo ad andare bel oltre il 4 per cento”. Il fratellone Adinolfi lo rincuorava: “Siamo noi il vero Terzo polo!”. Con loro c’era ovviamente anche la fida Laura Castelli, l’ex ministra grillina diventata braccio destro di Scateno che presenta la sua come una battaglia contro l’“oligarchia della casta che, attraverso la raccolta firme, continua a innalzare gli sbarramenti anche solo per partecipare alle elezioni”.

 

Ed è proprio un modo per sorpassare la questione e trovare anche qualche finanziamento quello che De Luca offre ai suoi alleati. Il ragionamento è  questo: se mettete il vostro simbolo e raggiungiamo  il 4 per cento, a prescindere da chi verrà eletto, tutti potremmo accedere al 2 per mille ai partiti, l’unica forma di finanziamento pubblico rimasta.  Secondo quando previsto dalla legge che lo ha introdotto, infatti, per accedere al 2 per mille è necessario essere iscritti al registro dei partiti – garantendo quindi uno statuto democratico, congressi regolari, etc –, ma soprattutto avere almeno un eletto o in Parlamento o in Europa. Non solo. La speranza per i partiti associati con De Luca è anche quella, in futuro, di poter presentare il proprio simbolo, evitando la raccolta firme. Prima di ogni voto  i decreti Elezioni stabiliscono alcune deroghe. Uno dei requisiti per accedere a questa deroga è quasi sempre quello di avere un eletto all’Europarlamento.
Scateno ne fa una questione di vita o di morte: “Non sono riusciti a sparare il colpo di lupara parlamentare – dice – è un momento storico, dobbiamo approfittarne, perché non è detto che ce ne sarà un altro, ci prenderanno separatamente e ci ammazzeranno uno a uno, non facciamoci ammazzare”. Il riferimento è a un emendamento che Fratelli d’Italia aveva presentato all’ultimo decreto Elezioni. Il testo – alla fine saltato – prevedeva limiti più stringenti alle deroghe per la raccolta delle firme in vista delle europee: non bastava avere un eletto in Parlamento, ma era necessario che quell’eletto fosse entrato attraverso le liste plurinominale (il proporzionale insomma). Se fosse passato anche De Luca per candidare il suo partito alle europee avrebbe dovuto raccogliere 150 mila firme, di cui 30 mila per ognuna delle cinque circoscrizioni elettorali e almeno 3 mila per regione. Tutto in tempi  brevissimi. Un’impresa quasi impossibile. Saltato l’emendamento, invece, De Luca ha potuto usufruire della deroga. Il sindaco di Taorimina alle passate politiche è riuscito a eleggere due parlamentari nei due collegi uninominali della provincia di Messina: Francesco Gallo alla Camera e Dafne Musolino al Senato, poi passata  a Italia viva. 


E con la promessa del 2 per mille e della deroga alla raccolta firme che Scateno ha conquistato tutte queste microsigle. Il simbolo era stato presentato nelle scorse settimane in versione “vergine”. Come un album di figurine appena acquistato, aveva17 cerchietti da riempire. Ora che su ognuno è stato incollato un contrassegno, De Luca non esclude qualche leggera modifica grafica per fare ancora spazio. “Sabato al teatro Quirino di Roma (giorno della presentazione ufficiale, ndr) il potrebbe esserci qualche altra nuova sorpresa. Non è escluso che  spunti qualche altra realtà politica che in questo momento si sta facendo tenere al guinzaglio da altri”. Ce l’ha con i partiti centristi. “Noi – dice – vogliamo dare a  legittimazione politica, per questo inseriamo i contrassegni di tutti, non siamo come Renzi e Calenda che non vogliono legittimare gli altri perché vogliono avere sempre loro il controllo del sistema, non vogliono farvi accedere al 2 per mille, vi vogliono per sempre schiavi!”.