editoriali

Sulle grandi navi ha ragione Salvini

Redazione

Da gennaio quelle che approderanno nei porti europei dovranno pagare le quote “Ets” per emissioni di Co2. Ecco perché il sistema di scambio delle quote di emissioni non funziona più

Dal 1 gennaio 2024 le grandi navi che approderanno nei porti europei dovranno pagare le quote “Ets” per emissioni di Co2. La norma inserita nel pacchetto “Fit for 55” estende anche al trasporto marittimo, segnatamente alle navi superiori alle 5 mila tonnellate, il sistema di scambio di quote di emissioni attivo per le acciaierie. Per questo l’Italia, insieme a Cipro, Croazia, Grecia, Malta e Portogallo, ha scritto alla Commissione europea per rivedere la decisione.

 

Ieri il ministro Matteo Salvini è intervenuto a riguardo durante il Consiglio europeo sui trasporti. Come riporta il Financial Times la tassa complessiva per gli armatori ammonterebbe a 11 miliardi di euro. In Italia ad essere danneggiato sarebbe il porto di Gioia Tauro, che conta il 77 per cento dei trasbordi che passano per l’Italia. Diego Aponte, presidente di Msc, il principale concessionario di Gioia Tauro e prima compagnia al mondo per il trasporto dei container, ha detto che la compagnia avrebbe perdite tra i 150 ed i 200 milioni di euro all’anno. Un delirio autolesionistico che non ridurrà di un grammo l’anidride carbonica emessa, dato che  le grandi navi pur di non pagare preferiranno fare scalo nei porti della sponda Sud del Mediterraneo come Tangeri in Marocco e Porto Said in Egitto.

 

Ha ragione questa volta Salvini con gli altri paesi marinari a chiederne la modifica. Il Green deal ha creato effetti distorsivi per l’Ue che hanno colpito il mercato interno solo spostando la produzione delle emissioni. Ma da quando non c’è più il commissario Timmermans, come si è visto sul caso delle auto euro 7, anche i progressisti stanno rivendendo le posizioni più integraliste e la maggioranza Ursula su questo si è disintegrata. E’ chiaro che la nuova legislatura porterà una marcia indietro sul Green Deal. Anche perché se Salvini riuscirà a spuntarla sulle grandi navi  sarebbe assurdo che a pagare le quote di Co2 dovessero essere solo le acciaierie. Secondo Tonino Gozzi di Federacciai, ad esempio, l’Ilva di Taranto dovrebbe pagare 800 milioni l’anno. Sempre che rimane aperta.