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le dichiarazioni

La ricetta pragmatica di Fini sull'immigrazione: "Cambiare la Bossi-Fini. Il blocco navale è da campagna elettorale"

Redazione

"Sono passati vent'anni da quella legge, è cambiato tutto", dice il fondatore di Alleanza Nazionale. Poi bacchetta Salvini e plaude al lavoro di Tajani: "Serve una risposta sovranazionale"

Gianfranco Fini, ex presidente della Camera e fondatore di Alleanza Nazionale, intervistato oggi dal Fatto Quotidiano si esprime sulla gestione, da parte del governo, dei flussi migratori“La legge che porta la mia firma e quella di Umberto Bossi va cambiata, ha vent'anni e quindi è datata”. Sottolineando la somiglianza con la norma "Turco-Napolitano", che richiedeva un contratto di lavoro per essere considerato migrante economico, aggiunge: "Vent'anni dopo è cambiato tutto il panorama internazionale e il fenomeno migratorio si è trasformato. Oggi riguarda centinaia di migliaia di persone ed è dovuto a grandi fattori economico-sociali: il divario tra nord e sud del mondo, il malessere sociale, il crollo di alcuni stati come Siria e Libia e così via. Per questo la legge va cambiata".

Fini analizza l'evoluzione del fenomeno migratorio: "Oggi coloro che arrivano in Europa spesso chiedono di godere del diritto di asilo perché arrivano da guerre, carestie, persecuzioni. Ma il quadro è cambiato: quando fu approvata la mia legge solo in pochissimi chiedevano l’asilo. Sono cambiate le condizioni e quindi bisogna agire in un contesto sovranazionale, perché nessuno stato può affrontare da solo un fenomeno così gigantesco. Basti pensare che la sola Nigeria tra vent'anni avrà più abitanti dell’intera Europa. La mia legge prevedeva quote di ingresso regolari: portò a una sanatoria di centinaia di migliaia di migranti. Questo è il modello da seguire".

Poi l'apprezzamento nei confronti dell'atteggiamento del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, riguardo al tentativo di coinvolgere l'Onu: "Le risposte possono essere solo sovranazionali, coordinate in sede europea e a livello internazionale. Qualcuno in Italia pensa di affrontare la cosa in maniera risoluta, ma sui migranti non si può dire né di 'stare a casa lorò né 'accogliamoli tuttì".

Quanto all'altro azionista di maggioranza, Matteo Salvini, l'ex leader di Alleanza Nazionale si esprime così: "Il governo non è diviso, come dice l’opposizione. Ma quello di Salvini è un comizio, un tweet: sono affermazioni eccessive tipiche della campagna elettorale. Però poi non ci pensa a fare la crisi di governo".

Infine l'invito al pragmatismo: "La politica dovrebbe fare un ragionamento più ampio rispetto alla battuta giornaliera del blocco navale tipica di una campagna elettorale. Il blocco navale è solo un elemento e anche controverso: l’operazione Sophia, che serviva per controllare gli sbarchi con le navi europee funzionava a metà. C'erano resistenze degli stati nazionali perché veniva mantenuto il Trattato di Dublino".

Il governo dice di voler bloccare le partenze. Ci riuscirà? "Sono buone intenzioni, ma ci sono paesi che fanno resistenza. Prendiamo la Tunisia che dice: dateci i soldi e forse li fermiamo. La logica dell'interesse nazionale vale per tutti. Non resta che la redistribuzione a livello europeo", continua Fini che aggiunge: "Fino a quando si continuerà a ragionare secondo la logica degli stati nazionali non si troverà una soluzione. In Francia dove c'è Le Pen, in Germania dove Afd è in risalita e nei Paesi di Visegrad c'è una destra radicale e sovranista che sta emergendo: così nessuno vuole prendersi parte dei migranti"