Elly Schlein e Davide Baruffi alla conferenza stampa (LaPresse)

Elly e Buster Keaton

Schlein dice di aver vinto le elezioni. Scene (mute) da una conferenza stampa irreale

Salvatore Merlo

La segretaria del Pd accanto a uno sconosciuto: “Alle domande risponde lui”, indicando il misterioso Davide Baruffi. Le elezioni comunali viste dai dem, fra domande mancate e episodi da commedia

Si siede al tavolino davanti ai microfoni, fa un commento sulle elezioni di dodici minuti e quindici secondi, dice all’incirca di avere vinto, poi si volta verso sinistra e lascia intendere che da ora in poi risponderà il tizio pelato che le sta seduto accanto, tale Davide Baruffi. Se ci sono domande, fatele a lui. I giornalisti lo guardano come si guarda un piatto di minestra fredda. Al che, a un certo punto, dal fondo della sala un cronista si rivolge all’anonimo pelato: “Scusi, può chiedere alla segretaria se farà i comizi con Conte?”. È iniziata così, ieri, con una nota di commedia, la seconda conferenza stampa di Elly Schlein da quando è leader del Pd. Considerato il contenuto del prologo alla conferenza stampa, anzi della breve prolusione, forse ben si capisce perché Elly Schlein avesse inizialmente pensato di non rispondere alle domande.

 

“Siamo primi in tutta Italia”, esordisce. “Noi avanziamo e la destra frena”, conclude. Sicché in un attimo, ascoltandola, appare abbastanza evidente che la segretaria del Pd dev’essere un’attenta lettrice di Repubblica, che ieri mattina in effetti gettava il cuore oltre l’ostacolo. Con una compressa di taumaturgico ottimismo elargita ai lettori sotto forma di titolone. Questo: “L’onda di destra si è fermata”. Più modestamente, forse, ieri si è concluso il primo turno di elezioni amministrative in cui la destra ha vinto in quattro città su sei. Insomma il primo turno si è concluso 4 a 2 a favore della destra. Detto in parole povere, il Pd non ha vinto. Anzi, in pratica ha perso. Per ora almeno. Ai ballottaggi si vedrà. Ragione per la quale, quel “siamo primi” pronunciato da Schlein davanti ai giornalisti di mezza Italia, ieri pomeriggio, non doveva sembrare nemmeno alla segretaria del Pd una di quelle affermazioni sulle quali poi uno ha troppa voglia di farsi fare delle domande. Anche perché, inevitabilmente, le domande rischiavano d’essere tutte, all’incirca, di questo tenore: “Scusi, non le sarebbe forse più utile una calcolatrice al posto dell’armocromista?”.

 

Ma torniamo al tizio pelato, Baruffi, fino a poche settimane fa anonimo consigliere regionale in Emilia-Romagna e oggi responsabile Enti locali nella segreteria del Pd. Uno di quelli di cui, in privato, Lorenzo Guerini dice all’incirca “sembriamo diventati un’assemblea d’istituto”. Ecco. Ieri, il povero Baruffi lo hanno messo davanti ai giornalisti come se fosse Dario Franceschini o Massimo D’Alema. Mentre ovviamente quelli, i cronisti, che sono sadici, anzi iene dattilografe, lo guardavano con la stessa perplessità che avrebbero riservato a uno Zulù. Ma la scena, di per sé straziante, a un certo punto è stata squarciata da un piccolo evento rivelatore. Uno di quei momenti fatali che piacciono a Javier Cercas, l’autore di “Anatomia di un istante”. Eccolo l’istante. Baruffi a un certo punto ammette che in effetti “la destra ha un elemento di vantaggio”… pausa a effetto… sguardo rivolto a Schlein (brivido infinitesimale del pensiero di ciascuno dei presenti: non è che questo sta per dire che il vantaggio della destra è di avere una leader?). Ma Baruffi non è impazzito. “Il vantaggio della destra... è che si presenta unita”, dice il brav’uomo. Sospiro di sollievo.

 

Ma comunque sia, in quei tesi secondi di pausa a Schlein, che se ne voleva andare ed è stata costretta a restare, casca rumorosamente la penna biro sul tavolo: spam! La riafferra sussultando. La rigira nervosamente tra le mani, e poi, mentre l’altro sta ancora parlando, come per giustificare la sua silenziosa presenza, mette su una scena da film muto. Un po’ Buster Keaton e un po’  Silvio Berlusconi al Quirinale con Matteo Salvini quando contava con la mano. In pratica completa lei sotto voce le frasi dell’altro, annuisce, rotea gli occhi come se cercasse una zanzara nella stanza. E Baruffi, che intanto sta annaspando tra domande iperpolitiche sull’alleanza con il M5s, cose di cui in tutta evidenza non ha la benché minima idea, mormora in cerca di aiuto: “Se Elly vuole fare una considerazione più generale…”. Tipo Nanni Moretti. Elly di’ qualcosa! 

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.