Ansa

Vigilia di primarie

La sottile linea d'ansia tra circoli e gazebo, sul versante Bonaccini

Marianna Rizzini

I calcoli, i dati, i ragionamenti, l'ottimismo e il pessimismo nel quartiere generale del presidente dell'Emilia-Romagna. E alcuni temono che non aver chiesto sostegno alle correnti possa essere un deficit contro Schlein

“Dipende dall’occhio di chi guarda”. Scherza amaro un parlamentare pd sostenitore di Stefano Bonaccini che si trova a dover commentare il dato uscito dai circoli: “Siamo andati bene, ma c’è chi dice che potevano andare meglio”. E insomma, c’è il segretario uscente Enrico Letta che esulta dai social (“risultato straordinario di partecipazione politica…siamo orgogliosi della nostra comunità”), e pazienza se da Youtrend, su Twitter, gli rispondono che i votanti “sono 37.571 in meno della volta precedente, nel 2019”. E poi c’è l’ex ministro Andrea Orlando che avverte sibillino: l’esito delle primarie non è scontato. In mezzo c’è l’orgoglio e il pregiudizio (positivo) di chi pensa, dice un senatore pd, mozione Bonaccini, “che comunque la partecipazione sarà alta e questo ci aiuterà”, ma anche l’orgoglio e il pregiudizio (negativo) di chi vede, spiegano in alcune stanze bonacciniane, “che nelle grandi città questi ultimi giorni saranno per noi molto importanti”.

 

E infatti Bonaccini oggi sarà a Roma, la città dove, dice il deputato pd e suo sostenitore Matteo Orfini, “comunque il voto nei circoli era un voto molto organizzato”, e si sa che a Roma una parte dell’organizzazione fa capo all’ex governatore del Lazio Nicola Zingaretti, pro Schlein come molti altri dirigenti. “In realtà Bonaccini ha molto più distacco da Schlein di quanto ne avesse Zingaretti da Maurizio Martina”, dice Orfini, reduce da una due giorni di giri pro-Bonaccini in Toscana. Il suo occhio relativamente ottimista vede in prospettiva e in teoria possibile un risultato di partecipazione buona, “poco al di sotto di quella dell’ultima volta, diciamo che si potrebbe anche arrivare vicini al milione di voti”. E se è vero che Schlein porterà ai gazebo un certo tipo di elettorato, in area Bonaccini si ragiona così: mediamente l’elettore Pd che va alle primarie tende a prediligere proposte “solide”. Fatto sta che non tutti sono tranquilli, presso il quartier generale del governatore.

 

Non sarà, ci si domanda, che l’aver sottolineato di non volere l’appoggio delle correnti, come ha fatto il governatore dell’Emilia-Romagna proprio nel momento in cui il grosso delle correnti Pd si spostava a favore dell’avversaria, rischia alla fine di creare qualche difficoltà? “Dobbiamo cercare di portare più gente possibile al voto, tra i nostri elettori demotivati per i risultati di politiche e amministrative”, dice un dirigente Pd che vota a Roma, dove appunto la situazione non è serena dal lato Bonaccini. Non solo: sono giunti ultimamente al governatore gli strali di chi dice che lo voteranno “quelli che hanno votato il Jobs act” (ha risposto la vice in pectore di Bonaccini Pina Picierno: “Tutti sanno che molti dirigenti che stanno con Schlein votarono proprio per il Jobs act”).

 

Insomma, mancano quattro giorni al 26 febbraio e il confronto televisivo molto fair play su Sky tra i due candidati non ha dato certezze, specie a chi sperava, sul lato Bonaccini, che si evidenziassero di più le differenze che contano per coloro si pensa siano “il grosso del nostro elettorato”, ragiona un dirigente Pd emiliano. Intanto lui, Bonaccini, ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento Ex Ilva di Cornigliano. “Bisogna confrontarsi con i luoghi dove ci sono difficoltà”, ha detto, aggiungendo una nota autocritica ma anche programmatica: “Io credo che uno dei problemi del Pd sia stato a volte avere poca poca voglia di andare in giro. Quando sono stato a Mirafiori ho scoperto che l’ultimo segretario nazionale c’era stato undici anni prima e io peraltro segretario nazionale non lo sono. Bisogna tornare di più dove la gente lavora, vive e studia. Bisogna avere il gusto di mettersi le scarpe e consumare le suole — che non vuol dire per forza ricevere consenso, perché per ricevere devi dimostrare di essere  capace e saper interpretare i problemi. Però se le persone possono interloquire con te sanno che su di te potranno quanto meno contare”. E chissà se era una rassicurazione per sé o per il militante collettivo stanco.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.