il racconto

Salvini "il sobrio" a Termini dopo l'accoltellamento. "Assumeremo mille vigilantes"

Gianluca De Rosa

Il ministro alla stazione della capitale per presentare un'indagine sulla percezione della sicurezza negli scali ferroviari mantiene toni pacati, annuncia assunzioni e riconosce persino: "Il tasso criminalità zero non esiste". Ormai è irriconoscibile

Che la postura abbia preso una piega inedita, istituzionale, quasi seriosa lo si capisce persino dall’abbigliamento. Sono lontani i tempi in cui il crimine si combatteva con le felpe della polizia. Certo, pur trasferito dal Viminale a Porta Pia, Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, riesce comunque a occuparsi di sicurezza. Ma per farlo dentro gli scali ferroviari il segretario leghista non veste una divisa da capo treno, ma una semplice grisaglia. E’ sobrio, distantissimo dai tempi del governo gialloverde. Arriva persino a dire una cosa che un tempo sarebbe stata un’eresia: “Attenzione il tasso criminalità zero non esiste, anche nelle stazioni lo scippo e l’aggressione ci saranno sempre”. 


Siamo a Roma Termini, nella Freccia Lounge, sala d’attesa di lusso con caffetteria per passeggeri business. Si presenta l’ “indagine conoscitiva sulla percezione della sicurezza sui treni e nelle stazioni italiane”. Con Salvini c’è l’ad di Trenitalia Luigi Corradi. Coincidenza incredibile: il giorno prima  è uscita la notizia dell’ennesimo accoltellamento a un passo da stazione Termini. Sui ballatoi di via Giolitti, luogo di massimo degrado dell’esterno stazione, tre marocchini hanno ferito un 46enne milanese ancora in prognosi riservata. Il fattaccio è avvenuto nel fine settimana, ma la notizia è stata fornita a giornali solo mercoledì. E a qualche malizioso è  venuto un dubbio: “Ma non è che hanno aspettato di proposito, per avere la notizia insieme alla conferenza stampa?”. Ma Salvini ci tiene subito a precisare: “È stato solo un caso, abbiamo preparato l’indagine da molto tempo, non abbiamo doti di preveggenza!”. I numeri dell’indagine anticipano un annuncio. Ferrovie dello Stato, lo chiede Salvini, assumerà 1.000 vigilantes per garantire una maggiore sicurezza negli scali ferroviari, per farlo nascerà una nuova società Fs Security, che unirà le strutture di protezione aziendale di Trenitalia e di Rfi. Il ministro d’altronde non può più disporre delle forze di polizia, ma di Trenitalia sì. “Le mille assunzioni  partono  oggi”, dice.  Si completeranno nel 2025 e i nuovi assunti saranno distribuiti nelle stazioni di tutta Italia. Nasceranno anche una scuola di formazione e a Roma  sarà allestita la control room nazionale per il monitoraggio di tutte le stazioni attraverso gli impianti  di videosorveglianza. Al Salvini serio rimane ancora almeno quanto basta della verve di un ex direttore di Radio Padania per ribattezzare l’operazione “spedizione ferroviaria dei mille”. Iperbolico certo, ma più garibaldino che trucesco.

Mentre Corradi snocciola i numeri dell’indagine il ministro fa sì, sì con la testa. Dal sondaggio realizzato con Swg emerge che Roma Termini è la stazione percepita come la meno sicura d’Italia. Solo il 18 per cento degli intervistati considera sicuri gli spazi interni e solo il 5 quelli esterni, contro rispettivamente il 45 (interni) e 18 (esterni) di Milano centrale, il 72 e 24 per cento di Napoli. In tutte le città comunque sono gli spazi esterni agli scali quelli considerati più pericolosi, per il resto si percepisce maggiore sicurezza rispetto al passato. E Salvini  arriva persino a fidarsi più dei dati che della fresca cronaca: “Penso che il 2023 sarà l’anno della svolta per la sicurezza nelle stazioni i dati sono in miglioramento, anche se certo ogni  rapina è grave”. Ricorda persino l’importanza del “vivacizzare” le aree esterne. Della serie non servono solo i  controlli. Non sembra lui anche quando si parla di collaborazione con i sindaci, persino quelli di centrosinistra: “Con Gualtieri stiamo lavorando bene sullo sviluppo delle metro della città e anche sulla sicurezza di Termini lo faremo, perché Roma ospiterà Giubileo e forse Expo e la stazione è il biglietto da visita”. Saranno le regionali imminenti, ma il segretario della Lega si mantiene su toni pacatissimi su tutto. Persino su Sanremo, dopo le polemiche di due giorni fa, abbassa i toni. A chi gli chiede degli attacchi al governo di Fedez replica breve: “Ho cose più importanti di cui occuparmi”.