(foto Ansa)

passeggiate romane

Si candida prima Bonaccini o Nardella? Nel Pd è tempo di pretattica

Le candidature del presidente dell'Emilia Romagna e del sindaco di Firenze sono ancora in sospeso. Nel mentre i dem si organizzano per fare opposizione con il solito dilemma di sempre: con il M5s sì o no?

In attesa del Congresso che prima o poi verrà, nel Partito democratico si fa grande sfoggio di pretattica. Ogni big spera con il silenzio o i segnali di fumo di riuscire a innervosire l’avversario. Stefano Bonaccini, però, ha capito l’antifona e dice ai suoi: “Qualcuno punta a logorarmi prima ancora che io mi candidi ma chi pensa di fare questo giochetto si sbaglia di grosso”. Perciò, il presidente della regione Emilia Romagna non scopre le sue carte e continua a dire incessantemente che “nelle prossime settimane valuterà se ci sono le condizioni” per candidarsi alla segreteria. Non vuole affrettare i tempi perché non vuole compiere passi falsi, ben sapendo che un pezzo di partito lo teme perché ha paura che vengano sconvolti i tradizionali equilibri tra le correnti, che in questa fase di vita del Pd hanno ripreso a farla da padrone. 

 

Anche Dario Nardella, il candidato che un pezzo del Partito democratico vuole contrapporre a Stefano Bonaccini, non sembra avere fretta. Lo si vuole candidare nella speranza che una sua discesa in campo convinca il presidente dell’Emilia Romagna a ripensarci e a rinunciare alla candidatura. Pure lui, sempre alla festa del Foglio, non ha escluso una sua  candidatura ma ha lasciato il discorso nel vago. Il sindaco di Firenze, in realtà, non vuole arrivare allo scontro con Bonaccini. E, del resto, nemmeno il governatore vuole un duello con il primo cittadino del capoluogo toscano. Dunque, uno dei due rinuncerà prima che parta la corsa alla segreteria, con buona pace di chi lo sostiene. Tutto sta a capire chi farà il passo indietro. Nei palazzi della politica impazzano le previsioni a riguardo. In un modo o nell’altro, a Roma alcuni dirigenti di primo piano del Pd dicono di essere convinti che sarà Bonaccini a sottrarsi alla sfida, non tanto perché spaventato dello scontro con Nardella, ma piuttosto perché il governatore si pone degli interrogativi circa la prospettiva di governare un partito ormai diviso per bande. Dall’Emilia però giungono voci di segno opposto (e sabato alla festa del Foglio il governatore ha lasciato intendere di essere pronto a candidarsi).

 

Nell’attesa di sapere come finirà questa partita, i dem cercano di organizzarsi in Parlamento nel tentativo di riportare qualche vittoria contro la maggioranza. Il Nazareno fa filtrare la voce che ci sono buone possibilità, perché il fatto che Giorgia Meloni abbia nominato ministri diversi senatori può giocare a favore delle opposizioni. Ma è una versione ottimista che viene fatta girare per galvanizzare le truppe che sono più che demoralizzate. In realtà, il Pd sa bene che se si unisce in battaglia ai 5 Stelle difficilmente troverà al suo fianco Azione e Italia viva. Quindi il futuro, da questo punto di vista, sarà tutt’altro che roseo. Del resto, non è sfuggito a nessuno il fatto che Calenda sia disposto a collaborare con il governo Meloni sul fronte dell’emergenza energetica (cosa che avrebbe fatto anche il Pd se non fosse costretto per l’ennesima volta ad andare dietro al Movimento 5 stelle) né sono cadute nel vuoto le parole di elogio del leader di Azione nei confronti del nuovo Guardasigilli Carlo Nordio. Già, quello della giustizia sarà un tema che senz’altro dividerà le opposizioni.

E mentre il Partito democratico si appresta a fissare le tappe del Congresso nella Direzione che si terrà venerdì prossimo, una parte del Pd continua a remare contro e a fare di tutto perché questo appuntamento venga posticipato. Da questo punto di vista, sarà interessante vedere le prossime mosse di Andrea Orlando e Goffredo Bettini, che ormai giocano questa partita congressuale insieme.

Di più su questi argomenti: