(foto Ansa)

nuovi equilibri

Manifestazione e richieste preventive, Landini si presenta a Meloni

Nunzia Penelope

Sabato 8 ottobre il sindacato torna in piazza a un anno dagli attacchi dell'estrema destra. Il segretario si mostra aperturista nei confronti del nuovo governo. Ma non tutti tra le sigle confederali condividono la fuga in avanti

Bastone e carota. Così si potrebbe definire l’atteggiamento del segretario generale della Cgil,  Maurizio Landini, nei confronti del governo di destra che sta per insediarsi. Cominciamo dal bastone. Consiste nella manifestazione che la Cgil ha convocato per il pomeriggio di sabato 8 ottobre a Roma: di fatto, la prima grande manifestazione antifascista dell’era Meloni. Alla vigilia dell’insediamento del primo governo di destra, e incidentalmente nel centenario della marcia su Roma.  La partecipazione sarà ampia: oltre al sindacato ci sarà il mondo dell’associazionismo, dell’ambientalismo, dei giovani. “Dobbiamo essere tantissimi’’, è l’esortazione che Landini rivolge da giorni ai suoi.  L’iniziativa nasce per ricordare l’attacco che esponenti della destra estrema portarono un anno fa alla sede della confederazione sindacale: partendo da una manifestazione No vax a Piazza del Popolo, risalirono per Villa Borghese fino ad assaltare, occupare e devastare il palazzo di Corso Italia. 

La Cgil risponderà con lo stesso percorso: manifestazione nella stessa piazza, comizi dal palco, e poi in corteo su, fino alla sede violata un anno fa, sabato aperta a tutti, con intrattenimenti, musica, rinfreschi. La manifestazione, spiegano in Cgil, è stata indetta prima delle elezioni e non è collegata con l’esito del voto che ha premiato la destra. Resta il fatto che è la natura stessa dell’iniziativa a caratterizzarla: cosa può esserci di più antifascista che la risposta di piazza a un attacco della destra estrema? Lo stesso Landini, riferendosi alle “disgrazie” che una dopo l’altra affliggono il paese, in una riunione con i delegati della Cgil romana elenca, un po’ scherzando un po’ no: “Pandemia, guerra, crisi energetica, e ora pure un governo di destra”. Ma nello stesso tempo ribadisce: “Noi non guardiamo in faccia nessuno: qualsiasi governo lo giudichiamo non dal suo colore ma da quello che fa. Il nostro obiettivo è discutere alla pari con i soggetti politici, perché ascoltino la voce del lavoro. Così come rappresentiamo i problemi dei lavoratori senza chiedere loro cosa votano’’.

 

E qui si arriva alla carota. La manifestazione di ottobre sarà infatti l’occasione per annunciare le richieste della Cgil al nuovo governo: dieci punti chiave, centrati su lavoro, diritti, pensioni. Un decalogo presentato preventivamente rispetto all’insediamento del nuovo esecutivo, (così come un avviso preventivo a Meloni appare la manifestazione) ma che sarebbe stato sottoposto, afferma il segretario, a qualunque governo. Ma c’è di più: per la prima volta Landini si è detto pronto ad aprire a un patto sociale, a farsene addirittura promotore: un “patto sull’energia”, da realizzare assieme a governo, imprese, enti locali, con l’obiettivo di dare risposte alla crisi causata dal gas e creare le basi di un nuovo modello di sviluppo meno dipendente dal fossile. Sarebbe esagerato definirla un’apertura di credito a Giorgia Meloni, ma sta di fatto che Mario Draghi quella parola magica, “patto”, dalla voce di Landini non ha mai avuto il piacere di ascoltarla.

Resta da capire quali ripercussioni potranno avere le iniziative della Cgil sull’unità sindacale. Mentre la Uil è da tempo allineata con le scelte della sorella maggiore, da Via Po trapela una certa irritazione: più che legittima la commemorazione dell’attacco a Corso Italia, si osserva (peraltro domenica 9 ottobre la Cisl parteciperà a una tavola rotonda internazionale, organizzata sempre dalla Cgil), ma la manifestazione romana lascia perplessi. Roberto Benaglia, leader della Fim-Cisl, la potente categoria dei metalmeccanici, lo dice chiaro: “Non è un bel segnale la Cgil che va da sola in piazza, che presenta da sola le sue richieste al futuro governo, facendo una sorta di sua campagna elettorale pochi giorni dopo il voto. Non è il modo migliore per iniziare un percorso comune. I problemi che abbiamo davanti sono così grandi che occorre affrontarli con la massima coesione: il sindacato deve porsi unitariamente nei confronti del governo, altrimenti non si va da nessuna parte’’.

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